PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

martedì 20 novembre 2012

8034 chilometri di differenza... (Siete mai stati in una scuola elementare americana?)




Questo racconto americano ha un antefatto. 
Un antefatto distante 8034 chilometri.
Ma quanti sono davvero lontani 8034 chilometri?

Questi sono esattamente i chilometri che separano due cittadine che più diverse fra loro non si può: Caivano, 14 chilometri da Napoli, Italia; 
e Kenosha, Wisconsin, 106 chilometri da Chicago, Stati Uniti d'America.

A Caivano andai qualche mese prima dell'estate per raccontare la storia di una scuola italiana "di frontiera", guidata da una Preside alla quale dovrebbe essere data quanto meno una medaglia, visto che l'Italia non vuole darle i finanziamenti adeguati alla situazione. 
Una storia italiana certamente "estrema", ma dannatamente, desolatamente, vera.
Concedetevi due minuti e cliccate innanzitutto sulla freccia al centro dell'immagine...
                                
8034 chilometri si possono fare in fretta.
Basta prendere un aereo e scappare dall'annunciata furia dell'uragano Isaac, che ci avrebbe bloccato per almeno tre giorni in Florida. Dunque è stato "grazie" ad Isaac se siamo capitati a Kenosha, nord degli Usa, rive del lago Michigan, a casa dell'amica Renata. Ricevere l'invito suo, del marito e dei suoi due ragazzi, per noi è stato provvidenziale; in più, per me, una occasione - per ora! - unica. 

Mai, infatti, avevo vissuto in una casetta della provincia americana, ospite di chi lì abita; e dunque ho voluto viverla fino in fondo, quella normale e tranquilla vita della provincia americana; seppur per pochi giorni.
Quando siamo giunti lì, mi sentivo come un "càn da trìfula", un "cane da tartufi", come si dice in Piemonte: perché volevo annusare, vedere, vivere, "mangiare", "ingoiare", sentire nella gola e nella pancia tutto il possibile.
Il più possibile...

Mancava poco all'inizio dell'anno scolastico, ed è bastato manifestare la mia curiosità di vedere "da dentro" una scuola americana, che il mio desiderio venne esaudito in pochi istanti: il tempo, per Renata, di telefonare alla scuola dei suoi ragazzi. Credo che al Preside disse la cosa più semplice, la verità (in America generalmente funziona più la verità che inventarsi una balla...): e cioè che un amico italiano le aveva manifestato il desiderio di visitare la scuola dove andavano i suoi figli.
Posso dire senza esagerare che è stata una delle esperienze più sorprendenti che ho vissuto ultimamente: l'emozione, l'incredulità e la rabbia mi pervadevano ogni minuto che passavo in quei locali.
E i motivi li capirete da voi...

Dall'esterno la scuola si presentava così:
La prima cosa che notai, arrivando in auto lì davanti, è che non v'era un muro di cinta. 
La scuola era lì, in mezzo a prati verdi, al di là dei quali c'era una strada con abitazioni.

La scuola elementare "Nash" non era stata intitolata al cantante Graham Nash (peraltro ancora in vita - e che Dio lo protegga! - che nel 1970 aveva scritto la bellissima "Teach Your Children"), ma a Charles Warren Nash che nel 1917, dopo essere stato un dirigente della General Motors, si comprò a Kenosha un piccolo stabilimento automobilistico dove fino al 1957 produsse proprio vetture con il marchio "Nash".

Mi pare d'aver capito che gli eredi - terminata definitivamente l'avventura delle auto "Nash" e demolito quello che rimaneva dello stabilimento - decisero di donare il terreno alla città di Kenosha a patto che lì fosse costruita una scuola pubblica intitolata al loro bisnonno. Un luogo dove insegnare ai figli che "l'inferno dei loro padri se n'è andato", un luogo per "nutrirli dei tuoi sogni" (ok, questo è il testo di "Teach Your Children", di Crosby, Steel, Nash & Young, è vero, ma mi piace pensare che queste fossero anche le intenzioni del nostro Charles Warren...).

Ma divago, come sempre, soprattutto ascoltando questa musica... (E' il sottofondo che ho io, ora, mentre scrivo...)
Parcheggiata l'auto, notai che sul marciapiede della scuola vengono ricordati coloro che negli anni hanno fatto donazioni alla scuola: e quanto darei per conoscere la storia di Mick Granucci, o della famiglia Santoro, sapere come sono capitati lì e da dove è partito chi ha portato il loro cognome nel Nuovo Mondo.
Chissà quanto avrebbero da raccontarci...
Entrammo, e la prima cosa che mi venne da dire/pensare all'ingresso fu "che mi venga un colpo!"
Sul pavimento il marchio della Nash Motors... 


a fianco del quale si aprivano due corridoi come questo.

Venimmo accolti da un ragazzone alto almeno 1,80: mi parve una specie di via di mezzo fra un ex atleta della squadra olimpionica americana e un ex modello di Calvin Klein. Jeans, maglietta, scarpe da ginnastica, poco più di 30 anni, quel pezzo di figliolo era il preside.
Lo so, care amiche, meritava anche lui una foto, e non ho guardato se al dito avesse la fede...
Ho scoperto poi che di anni ("'tacci sua!") ne aveva, in realtà, 48: ma l'ho visto solo per pochi istanti, il tempo di una stretta di mano.
E poi io sono miope, si sa...

Conosceva molto bene l'americanamica Renata, perché in questa scuola (in tutte le scuole americane?) i genitori possono impegnarsi in attività di volontariato interno, se hanno tempo. E Renata - che per ora non può lavorare negli Usa perché il suo visto non lo consente - lo fa volentieri.
Un po' come fanno le mamme della scuola di Caivano, visto? 

Si congedò dicendoci "Peccato che la scuola è chiusa e non ci sono ancora i ragazzi", e ci lasciò andare tranquillamente in giro da soli. 

Quello che mi colpì subito, fu la presenza costante sulle pareti della scuola di messaggi "educativi", "formativi".
"Onestà", "Rispetto", "Cooperazione", "Responsabilità", "Risoluzione dei problemi", "Dritti all'obiettivo", "Essere Sani", "Fiducia"...

Un foglio plastificato affisso al muro ribadiva con cortesia e incoraggiamento le "Regole e le aspettative" della Scuola elementare Charles W. Nash:
1. Sii rispettoso nei confronti di te stesso e degli altri.
2. Sii pronto a lavorare duramente ogni giorno, e utilizza al meglio le opportunità di apprendimento.
3. Durante le lezioni non fare rumori mentre sei nei corridoi.
4. Mantieni un atteggiamento positivo e farai buone scelte.
Messaggi "positivi" ed incoraggianti dovunque: "Non saprai mai quanto potrai fare fin quando non tenterai", c'è scritto sotto ad uno dei due canestri della palestra.

Palestra che è questa qui (notare l'aria condizionata...):
Entriamo in una classe.
Anzi, NELLA classe, quella di Francesca.
Vuota, ancora in fase di "pulizia stagionale". Noto subito la presenza di un lavandino in classe.
Beh, forse è meglio vedere la classe con i ragazzi, no? Magari mentre fanno "lezione di informatica", ognuno con un MacBook a disposizione...
(Ohibò! Qui c'è qualcuna che mi pare di conoscere! :-))) )

Beh, adesso avrete capito perché all'inizio accennavo a "emozione, incredulità, rabbia...". E siamo appena all'inizio del nostro viaggio.

Perché c'è anche una vera e propria biblioteca, alla Scuola elementare pubblica "Nash" di Kenosha. E questo è il suo ingresso.
"I libri aprono le porte alla scoperta" leggono i bambini prima di entrarvi.
Ingresso dove ci sono anche "16fottutissimirotoli16" di carta colorata, che insegnanti e bambini utilizzano liberamente per l'attività scolastica quotidiana in classe.
Già lì davanti credevo di avere un mancamento. Dentro, poi... Dovevo sempre sforzarmi di ricordare che non eravamo in un'università (americana), ma in una scuola elementare. Pubblica, per di più. 
E' pur vero che, una volta entrato, me lo avrebbero comunque ricordato le dimensioni delle sedie e dei tavoli per la lettura, sistemati attorno a uno degli ultimi modelli della "Nash Motors".
Meno male che il Preside non c'era, altrimenti avrebbe pensato che avessi dei problemi, vista la mia espressione. Che variava dall'essere con la bocca spalancata, allo scuotimento costante della testa.

I libri erano, come in tutte le biblioteche, divisi per argomenti. Ma qui erano tutti "a portata di mano" di bambini.

Bambini che sono liberi di entrare, leggiucchiare qualcosa e scegliere e portarsi poi a casa il libro da leggere.
Alcuni di questi erano poi accompagnati dal "pupazzo" protagonista del libro: i bambini, insomma, a casa si portano poi sia il libro che il "protagonista", che diventa così un loro compagno di lettura. Metodo utilissimo - mi è stato spiegato - per capirne, per assimilare meglio, il testo (qui sotto bilingue, inglese e spagnolo!).
Dopo averlo letto, i bambini debbono svolgere un piccolo compito: un test che ne verifica la comprensione e invita eventualmente per la successiva lettura un libro di "livello" superiore.
Basta che il bambino entri nel sito della scuola, clicchi il link della biblioteca e digiti il codice scritto al fondo dell'etichetta incollata sulla quarta di copertina.
I bambini si troveranno così a rispondere ad alcune domande che ne verificano, appunto, il grado di comprensione, di modo che possano così passare ad un "Reading level", ad un "livello di lettura", superiore.

Verifica che l'alunno può svolgere a casa o in classe o anche lì direttamente, da una delle sette postazioni Mac presenti in biblioteca.
Ero incerto se uccidermi lì o in bagno.

Ho optato per la "restroom".
Curioso sempre nei bagni, quando viaggio. E' una sorta di verifica, per me. Sposo, infatti, incondizionatamente ciò che un giorno disse il regista russo Andrei Mikhalkov-Konchalovsky: "Dove i bagni pubblici sono sporchi, la democrazia non funziona molto bene...".









 

Questo sopra era quello dei ragazzi, e quest'altro quello riservato ai bambini disabili.









 

Confesso di non essere mai entrato in un bagno per bambini disabili di una nostra scuola elementare. Ma la domanda mi è sorta spontanea: in quanti, dei nostri servizi igienici scolastici riservati agli alunni con disabilità c'è un lettino o il sollevatore ancorché solo manuale?

Basta, era troppo.
Lo stupore iniziava a trasformarsi in rabbia.

Esco all'esterno della scuola.
Vedo vari campi da basket e di calcio (su curatissimi prati verdi) che al di fuori dell'orario scolastico possono essere utilizzati da chiunque.
Poi, ovviamente c'era anche un'area giochi riservata ai più piccoli.


Mi guardo intorno e non so cosa pensare.
Non so cosa pensare nemmeno quando la piccola-grande Francesca, che con il fratello Stefano mi ha fatto da guida, mi racconta che ogni mattina, quando i ragazzi entrano a scuola, vengono accolti - fuori - dal preside, che saluta loro uno ad uno...
Ho scritto questa storia pensando alla famiglia Santoro e a quella di Mick Granucci, che - riconoscenti - hanno contribuito a mantenere bella la "Nash Elementary School".

Ho scritto questa storia pensando a Renata e al suo compagno, che hanno regalato questa benedizione ai figli.

E l'ho scritto ascoltando compulsivamente come sottofondo "Teach Your Children" di CSN&Y"...

"Insegna bene ai tuoi figli,
l'inferno dei loro padri non c'è più,
e ora nutri loro dei tuoi sogni,
l'unica cosa da raccogliere,
l'unica cosa da imparare...
Guardali e sospira,
e sappi che loro, 
per questo, 
ti ameranno".


8034 chilometri più in là, a Caivano, provincia di Napoli, la medaglia alla prof. Carfora, naturalmente, non l'hanno mai data.

Una cosa comune, queste due scuole, però ce l'hanno. 
Anche qui, pur essendo questa una scuola pubblica americana, i genitori debbono pagare le tasse scolastiche. E' pur vero che non debbono sborsare nient'altro, né per i libri, né per i quaderni o altro materiale.
E allora è ovvio che le tasse siano un po' salate...

Mandare un figlio in quella scuola costa infatti 45 dollari.
45 dollari L'ANNO. 

No, non è un errore: 45 dollari. 
E cioè, esattamente (al momento in cui scrivo) 
35 €uro e 16 centesimi
All'anno.

Buona notte a tutti.


© dario celli. Tutti i diritti sono riservati

56 commenti:

  1. Pazzesco. Finora avevo visto le scuole solo dal di fuori, grazie per questa passeggiata. Mi ha colpito soprattutto la biblioteca. Bellissimo.

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  2. ....buona notte? Credo che avrò gli incubi, altro che buonanotte!
    Scherzi a parte, credo che Renata abbia regalato ai propri figli un futuro migliore, ma ancor prima gli sta regalando un senso civico, un rispetto, una cultura, una vita, che quì in Italia difficilmente avrebbero potuto avere. E non è cosa da poco. Seguo il suo blog, e ne seguo molti altri come il suo di expat che hanno dovuto per forza maggiore prendere il volo verso gli States, e mi stupisco leggendoli, di come sia facile per noi italiani, adattarsi al rispetto di tutte quelle piccole regole che quì in Italia vengono quotidianamente ignorate. Segno che forse, in fondo in fondo, siamo brava gente ma che purtroppo siamo mal istruiti.
    Un saluto.
    M.A.

    P.S.: ma lo sapete che una mia amica nel cestino della figlia che va all'asilo, oltre alle merendine, ci mette la carta igienica, perchè l'asilo ne è sprovvisto e non hanno fondi per acquistarla?


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    1. Be' noi, in Italia portavamo regolarmente carta igienica, sapone, carta per asciugare le mani. Un anno abbiamo provveduto noi all'acquisto dei detersivi per la quotidiana pulizia... vedi un po'!

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  3. Leggo con grande interesse il suo post, e colgo l'occasione per riportare che qui in Francia, dove siamo arrivati l'anno scorso, le cose funzionano esattamente nello stesso modo.I miei bambini sono inuna scuola privata, dove si paga la bellezza di 47 euro almese, ma i quaderni i libri e tutto il materiale vengoo forniti dalla scuola. abbiamo una magnifica palestra, una palestra per la danza, una sala informatica moderna, non coni Mac, ma con computer nuovi e funzionanti e schermi a basso impatto ( al contrario che in italia). i bambini fanno musica a scuola conun vero professore di musica e preparano un concerto per Pasqua, e uno spettacolo finale, possono dedicarsi ad attivita' integrative nelle ore di ricerazione, che vanno dalla cucina al bricolage, esiste la sezione sportiva alla quale possono accedere tutti gli alunni salvo che abbiano problemi scolastici: due volte
    a settimana i bambini vengono accompagnati con il pulman della scuola a fare l'attivita' prescelta (tennis, danza, roller, judo, golf, equitazione) e riaccompagnati. gli scacchi sono parte del programma e li insegna uno specialista. una mattina a settimana vanno inpiscina per imaparare a nuotare..e in piu' fanno inglese conun madrelingua. siamo anni luce dall'italia,

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    1. Ecco, appunto...
      Grazie della sua testimonianza!

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  4. Grazie Dario ... e grazie a Renata e ai suoi splendidi figli per questa esplorazione !
    Per quella che è la mia conoscenza del Canada (o meglio del Quebec ... che - sto imparando - è un caso un po' particolare di Canada) ho trovato mooolte similitudini con la primary school di mio figlio più grande ... che a soli 4 anni si trova di fronte ad una disponibilità di risorse, di spazi (tranne quelli esterni, noi siamo in una grande città) e di stimoli simili a questa! E mi accorgo solo ora di cosa vuol dire avere VERAMENTE cura della persona (dei bambini, dei disabili, dei lavoratori, ecc) Sposo appieno sia la "curiosità" per i bagni e la teoria su di essi ... e qui si aprirebbe un altro lungo capitolo (attenzione alla persona, di nuovo!).
    Cose come queste che racconti continuano a stupirmi e mi pare davvero incredibile che ci facciamo andare bene sempre tutto in Italia ... Mi fermo!
    Ancora grazie!

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    1. Grazie a te d'aver letto!
      A proposito, ma com'è la storia degli scuolabus in Canada?
      Chi ne ha diritto gratis?

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    2. Vuoi proprio far del male ?? :-)
      Nella primary school che frequenta mio figlio (pubblica) ha diritto allo school bus chi abita a più di 1,4 km dalla scuola (per i bambini di 4-5 anni tale distanza scende a 600 m).
      Come nella scuola di Francesca e Stefano, anche da noi nella hall c'è sempre un insegnante (quando non la direttrice) che accoglie e saluta i bambini ad uno a uno e fa togliere loro il berretto (come gesto di buona educazione). Quando arriva lo school bus al mattino il conducente saluta mio figlio con il sorriso sulle labbra (e sono le 7.15 del mattino) e tutti i giorni gli chiede (in italiano, perché ha scoperto che siamo italiani) come sta.
      Non è il paese dei balocchi, ma credo che "qualcosina" da imparare ci sia ...

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    3. Ha "diritto" in che senso?
      Quanto costa, in quel caso, lo scuola bus?

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    4. Non pago per lo school bus, it's free!
      Vuoi informazioni sugli altri fees?
      Per la scuola abbiamo pagato 75$ all'inizio dell'anno (pre-k level, i fees variano per ogni livello e sono comprensivi del materiale scolastico, anche noi però abbiamo fornito 3 box di fazzoletti e due confezioni di sapone liquido).
      Per ogni giorno di scuola paghiamo 1,30$ per il supervisor durante il pranzo (per il pranzo c'è la possibilità di un packed lunch da casa). Abbiamo un servizio di daycare fino alle 18.00 (l'orario scolastico va dalle 7.45 alle 14.10) e si paga 7$ al giorno (nel caso si usufruisca del daycare non serve pagare per il servizio di supervisor perchè è già incluso nei 7$) e si può scegliere se usufruirne per 3 o 5 giorni a settimana. In caso di lunghe assenze dichiarate non si paga per questi servizi (non saprei dirti in caso di assenza per malattia perché non abbiamo ancora fatto esperienza fortunatamente).
      Questa è la nostra esperienza, almeno fino al momento. A Montreal ci sono due commissioni scolastiche, una di lingua francese e una di lingua inglese. Credo che le cose cambino tra l'una e l'altra, ma non saprei dirti di più per ora. Noi siamo in una scuola pubblica della commissione scolastica di lingua inglese.

      Se ci sono altre curiosità sai dove trovarmi!!

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    5. Avevo capito bene.
      Lo scuola bus è GRATIS.
      Ma che mi venga un colpo!

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    6. Anche qui è gratis. Ma se sei fuori distretto (come nel caso di Francesca) non c'è perché non arriva fin qui. Dovresti abitare nel distretto per averne diritto. Comunque, chi è nel distretto, NON LO PAGA!

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  5. Caro Amico mio, sto finendo di asciugarmi le lacrimucce uscite. Ogni giorno che entro in questa scuola mi sento mancare... ma non piango per questo. Piango ricordando quei giorni con voi.
    Per la cronaca devo fare due annotazioni (in tuo favore):
    1) non sei tu miope: anche io stentavo a credere che il preside avesse più di 35 anni quando me lo disse...
    2) mentre eravamo in biblioteca e ti guardavo, eri proprio come ti descrivi tu: con la testa che faceva no e gli occhi imploranti!!!!!!!!!!

    TORNA QUI CHE HO ANCORA TANTO ALTRO DA FARTI VEDERE!

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  6. Non ho molte parole, questa volta (e non accade spesso ;-) ). Come sempre, molto ben scritto e concordo con la dichiarazione finale di Ale: come facciamo a farci andare sempre tutto bene in Italia?

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    1. Come facciamo a farci andare sempre bene tutto?
      Semplice: basta non parlare, o non parlar troppo, dei luoghi dove si sta meglio. Così non si è in grado di fare paragoni e non ci si fa domande.

      Basta "abboccare" a quello che ci fanno credere e viaggiare poco...

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  7. e mi chiedo se questa non è CULTURA, io non so cos'è cultura....

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    1. Ma il distretto in cui stava questa scuola era ricco? Perchè io so che nei distretti poveri le scuole sono peggio che in Italia.
      Ti segnalo questo link:
      http://blog.screenweek.it/2012/06/detachment-foto-e-poster-italiano-del-film-di-denuncia-sulla-scuola-pubblica-americana-185771.php

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    2. I film sono sicuramente interessanti per capire la realtà americana. Ma onestamente non mi sembra che possano (questo ed altri) rispecchiare la realtà "reale". Non so in quante scuole americane possano esserci alunne come "Erica, prostituta adolescente scappata di casa", suvvia...

      Mi chiedi se il distretto di quella scuola sia più o meno "ricco": non conosco le statistiche locali ma ti posso dire che si tratta di una delle decine di migliaia di cittadine normali americane.

      E' ovviamente possibile che "nei distretti poveri" ci siano "scuole che sono peggio che in Italia": così come è evidente che una scuola elementare pubblica della Falchera sia peggiore di una che sta alla Crocetta.

      Davide, dove sei stato negli Usa?

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    3. Non sono mai stato in america,ma in diversi blog di italiani che vivono in america ho letto queste cose.
      Per esempio questo:

      http://secontinuacosilascio.blogspot.it/2008/06/quanto-costa-la-vita-in-california.html

      Scuole
      Fino a 5 anni c’e’ la pre school che e’ sempre a pagamento ed ha un costo variabile tra i 500 ed i 1000 dollari al mese per bambino. Le scuole pubbliche iniziano al Kindergarten (5 anni di eta’) e la qualita’ e’ estremamente variabile. Se vivete a San Francisco dimenticatevi le scuole pubbliche e stimate almeno 1000 dollari a bambino fino al college. Nei sobborghi belli le scuole pubbliche sono molto buone e sono gratis. Questo e’ cio’ che spinge le famiglie a vivere nei sobborghi americani.

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    4. http://secontinuacosilascio.blogspot.it/2010/08/della-scuola-americana.html

      Le scuole pubbliche sono pagate con le tasse di proprieta' del distretto in cui appartiene. Una zona ricca ha case di valore elevato, quindi tante tasse. In piu' si finanzia con le donazioni.
      Quindi zona ricca scuole eccellenti. Ma se vivi in una zona povera, va grassa se alla fine dell'High School hai imparato a leggere e far di conto.
      Esiste qualcosa di piu' classista, esclusivo e stupido di questo sistema? La scuola deve essere di qualita' dovunque, specie nei posti poveri.

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    5. Sarà,ma l'ultima frase mi ricorda la scuola italiana..

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  8. Questa è "istigazione alla fuga"!
    Bellissimo post, viene proprio voglia di cambiare. O cambiare le cose nel nostro paese (non basterebbe una rivoluzione, è la mentalità che andrebbe cambiata) o cambiare paese.

    Grazie

    Rita

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  9. Bellissimo post, davvero. Mi sono permesso di citarlo sul mio blog, aggiungendo qualche considerazione a margine. Qui nel New Jersey, nel nostro paesello di 11.000 anime, è più o meno la stessa cosa. Ed anch'io sono rimasto a bocca aperta quando la preside ci ha fatto fare il giro della scuola elementare, dove i bambini imparano anche ad usare Skype e fanno pratica sugli iPad :) La biblioteca scolastica fa coppia con la biblioteca comunale, dove esiste un'area riservata ai più piccoli, e dove organizzano varie attività durante l'anno. Come ad esempio lo storytelling settimanale, dove la bibliotecaria legge una favola ai più piccoli, e consegna adesivi ai più bravi ed attenti :)

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  10. ecco il tuo amico rompiscatole cristian che inizia a commentare questo tuo bellissimo resoconto di questa scuola usa sempre in maniera critica ma costruttiva:

    tu hai fatto il paragone tra una scuola di un tranquillo paesino americano con una scuola della periferia di naples
    se avessi fatto i confronti tra una scuola pubblica del bronx e quella scuola di naples mi sa che quella di naples poteva risultare anche la migliore delle due
    avresti dovuto confrontarla con una scuola italiana normale non di periferia

    cmq se avessi fatto il confronto con una scuola italiana non di periferia ma anzi considerata di ottimo livello quella usa avrebbe vinto lo stesso


    perchè quelle usa battono le nostre scuole?
    1) hanno finanziamenti privati che gli permettono di esser sempre all'avanguardia in teconologie, programmi didattici nonchè per tutto quello che riguarda la manutenzione di aule, banchi, campi sportivi, prato, manutenzione dell'edificio ecc ecc ecc

    in italia se un privato ci prova sicuramente la sx, specie se radicale, inizia a gridare ai 7venti che è uno scandalo ecc ecc ecc

    2) i docenti credo che lavorino molto di più che non i colleghi italici che si lamentano di lavorare troppo (18 ore settimanali a 1400euro al mese) il che permette agli alunni di avere programmi didattici che in italia sono solo da film usa

    ma anche in questo caso far lavorare di più i nostri insegnanti e modificare eventualmente i programmi scolastici la solita sx radicale unita ai sindacati giderebbero il loro scandalo

    ciaoo

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    1. 3) mi stavo dimenticando, le scritte sui muri di messaggi positivi: in usa fa parte della loro cultura. ovunque ci sono messaggi positivi che sono oltretutto veramente sentinti e non messi li tanto per riempire uno spazio vuoto.
      da queste scritte che si leggono nelle loro scuole elementari alle auto della polizia "to protect and to serve" piuttosto che "protect courtesy professionality" passando per il servizio postale che ha il suo credo, ecc ecc ecc

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    2. Mi spiace, Cristian, ma ti sbagli su tutta la linea.
      Basta vedere quanto negli Usa viene investito per l'istruzione.
      Non esiste paragone, rispetto all'Italia...
      Qualora vi sia un finanziamento "commerciale" viene poi (doverosamente) segnalato e/o pubblicizzato.
      In quella scuola, per esempio (così come nella maggior parte delle scuole), invece, non c'è un centesimo di "finanziamento privato" inteso come "sponsor".
      I finanziamenti privati vengono invece segnalati come hai visto...

      Io ho visitato una scuola di un piccolo (ma nemmeno poi tanto) centro, ma ti assicuro che una scuola "del Bronx" (!?) o di Naples (bellissima città della Florida, anche se ce ne sono parecchie, di Naples, negli Usa...) non sono molto differenti.
      E' ovvio che non ci crederai, ma è così.

      Quella non era una scuola di "ottimo livello": era una normalissima scuola qualunque.
      Questo è dimostrato anche dalle risposte che hanno scritto qui coloro che abitano negli Stati Uniti.
      Ti ripeto spesso che paragonare "acriticamente" l'Italia con gli Stati Uniti è superficiale.

      Quanto agli stipendi, ti prego: meglio non paragonare gli stipendi americani con quelli italiani.
      Anche quelli degli insegnanti...

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    3. Vuoi sapere quanto lavorano gli insegnanti? Allora ti dico questo: Un giorno la settimana i ragazzi fanno mezza giornata perché l'altra mezza giornata gli insegnanti fanno le famose riunioni... che qui NON si fanno DOPO l'orario scolastico come in Italia e vanno avanti fino alle 8 la sera. NO! Alle 4 vanno a casa. Non basta. Le pagelle le danno ogni 2 mesi. Il giorno in cui gli insegnanti devono preparare le pagelle (che non è molto impegnativo in quanto grazie ad un sistema informatico OGNI GIORNO inseriscono i voti e da casa possiamo tenere monitorata la situazione!) ma quel giorno GLI STUDENTI NON VANNO A SCUOLA perché gli insegnanti NON DEVONO lavorare OLTRE l'orario di scuola.
      E sai perché oggi mia figlia è a casa? Perché i colloqui con gli insegnanti sono spalmati su tre giorni e uno di questi prevede i colloqui di mattina in modo da permettere ad ogni categoria di lavoratori di poter parlare con gli insegnanti. Quella mattina i ragazzi non vanno a scuola.
      Di tutti questi giorni di vacanza da scuola, che sicuramente è un disagio per le famiglie, non ho MAI sentito un genitore lamentarsi...
      Mica ho finito: i primi due giorni i colloqui sono la sera che, per loro, è orario di cena (cenano alle 6-6:30) e allora i genitori preparano qualcosa da mangiare e lo portano a scuola in modo che gli insegnanti possano mangiare.
      Non siamo nel paradiso terrestre, siamo solo in un paese civile e civilizzato.

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    4. Fino alle high school in America si studia pochissimo...

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    5. eccomi pronto a rispondere
      ho scritto naples per americanizzare napoli (so che in usa ci sono molte naples come anche rome sparta ecc ecc)

      è giusto che pubblicizzino gli sponsor ma il problema è che in usa possono le scuole pubbliche essere sponsorizzate mentre in italia NO

      dubito che le scuole del bronx siano come queste sono più propenso a pensare che ci siano cancelli e cortili circondati da muri ed anche metal detector

      i nostri insegnanti guadagnano troppo per le ore che lavorano. prendono tanto come un Carabiniere che rischia la vita tutti i giorni e fa 36ore settimanali

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    6. Caro Anonimo, giusto per dire... io nel Bronx ci lavoro, e proprio accanto al mio edificio c'è una scuola elementare. Non ci sono mai stato dentro, e probabilmente non avrà tutte le super amenità della scuola raccontata da Dario, ma da qui a fare del Bronx un luogo comune ce ne passa! Io sono stato anche a Napoli, nella zona di spaccanapoli, ed il Bronx al confronto è paradiso, caro mio anonimo. Ma vogliamo andare avanti a colpi di luoghi comuni, facciamo pure...

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  11. Ci terrei a fare delle importantissime precisazioni:
    1) sia io che Dario siamo perfettamente a conoscenza del fatto che NON TUTTE LE SCUOLE AMERICANE sono come questa descritta nel post, e NON TUTTE LE SCUOLE ITALIANE sono come quella del video. Non siamo stupidi!

    2) La scuola da cui provengono i miei figli si trova in Lombardia. E' una scuola splendida, molto ben organizzata, anche rinnovata strutturalmente di recente, e con un preside eccellente. Per non parlare degli insegnanti... quasi tutti degni di merito! Nonostante questo vi posso assicurare che siamo anni luce di distanza.
    Questa non è una città ricca: è un tipico comune della provincia americana. Una cittadina in cui, fino a pochi anni fa, la maggior parte della popolazione era tipicamente operaia. Posso paragonarla alla cittadina Lombarda da cui provengono i miei figli. Senza troppa fatica. E a quella Piemontese da cui proveniamo io e il mio compagno.
    Ma le scuole... NO! Non le posso proprio paragonare.

    Sicuramente ci sono anche in USA scuole che vanno a pezzi. Ma difficilmente in Italia c'è questo livello di... eccellenza.
    Dario non ha citato le PROMETHEAN: lavagne interattive in molte classi...

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    1. analisi perfette
      l'ho scritto anche io nel mio intervento

      ciao cristian

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    2. in merito al tuo precedente commento mi confermi che in usa gli insegnanti lavorano di più sei nostri italiani

      ciaoo

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  12. Anonimo, se vieni in America, ti faccio fare un giro al Bronx, vediamo se posso farti cambiare idee su cancelli e metal detector (che nella scuola qui a fianco al mio edificio non ci sono).

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  13. Cristian, non so se l'hai capito: camu al Bronx ci abita.
    Guarda un po' meno di film e fai un bel giro negli States.

    Sei completamente fuori (strada) se immagini gli Usa come un Paese dove tutti vanno in giro con la pistola o il Bronx come un quartiere dove ci si spara ad ogni angolo.

    Non smetto mai di dirti (ma ormai sono rassegnato...) che gli Usa sono un Paese molto più complesso di quanto tu creda e di quanto molti vogliono far credere.
    Non credi nemmeno a Giorgio, nostro comune amico che vi abita da anni.

    Fatti tuoi...


    d.

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    1. P.S.: Ah, a proposito, un insegnante americano percepisce uno stipendio medio lordo di circa
      73 000 € l’anno, corrispondente a circa 46 000 € netti.

      Fonte: http://www.adventurers.it/usa_nonsolofoto4.htm

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    2. so benissimo che in usa non girano tutti con la pistola io non conosco, perchè non ci sono stato, gli usa ma li conosco solo perchè mi documento e non solo per i film
      io ho detto bronx per dire un quartiere che è comunque difficile o lo era negli anni passati a NY. apprendo ora che non ci sono metal detector nelle scuole del bronx ma in altre realtà di altri quartiere di NU o di altre grosse città usa ci sono (magari non alle elementari ok). perf questo ti ho detto che se uno deve fare dei confronti deve farli tra scuole dello stesso tipo di quartiere per essere di maggior comparazione e come ho cmq detto fin da subito la nostra miglior scuola perderebbe comunque a confronto con una normale scuola usa

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    3. Io, inatti, sono andato in una scuola di provincia, che è ESATTAMWNTE quello che rispecchia la media americana.
      Negli Usa sono solo NOVE le città con più di un milione di abitanti.
      La maggior parte degli Usa sono formati da città con una media di 50 mila abitanti.
      Esattamente come quella dove sono andato io...

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  14. ....più se ne parla e più mi sento male. Purtroppo il sistema non cambia ne cambierà mai, finchè la gente preferirà fare i flash-mob nelle piazze piuttosto che manifestare sotto le finestre di chi detiene il potere.
    La scuola, il lavoro, le pensioni, la sanità... discorsi vecchi e risaputi...a cui non si riesce a trovare una soluzione (finchè ci saranno i soliti noti che fregheranno contributi a destra e a manca per sollazzarsi).
    Io guardo con spropositata ammirazione Renata (a Kenosha), Lorena (a Reno), Laura (a Brooklyn) e tante altre che con grandi sacrifici e un coraggio non usuale, hanno deciso di salpare verso altri lidi....decisamente migliori, mentre noi siamo sempre quì a piangerci addosso. Me per prima.....

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    1. Forse, MaryA, (se l'occasione non "viene") si tratta "soltanto" di costruire, poco per volta, le condizioni perché un cambiamento avvenga.
      Cercando di capire cosa si vuole fare e come raggiungere l'obiettivo che si desidera.

      Per quanto riguarda il "coraggio", tutte le persone che hanno fatto questo grande passo mi hanno sempre detto che è stato difficile ma meno complicato di quanto loro stessi avessero prima pensato (e temuto)...

      Forse quello di cui si soffre maggiormente è la "solitudine", la mancanza degli amici e delle persone care.

      Si deve elaborare "un piano", e poco per volta, passo dopo passo, renderlo progressivamente operativo e possibile...


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  15. Grazie Dario del tuo resoconto. Posso dare la mia testimonianza di residente a Las Vegas per aggiungere altre informazioni a quelle che hai dato tu. Innanzitutto c'e' da dire che in linea di massima la scuola pubblica negli Stati Uniti inizia a 5 anni con il Kindergarten (equivalente all'ultimo anno di materna in Italia, ma con un programma molto strutturato e propedeutico alla prima elementare), prima dei 5 anni e' tutto privato, e questo, bisogna dirlo, pesa parecchio sulle tasche di chi ha piu' di un figlio, tanto che in genere uno dei due genitori sta a casa o lavora part-time fino all'inizio del Kindergarten. Per quello che ho visto io qui, il Kindergarten gratuito e' solo mezza giornata, a scelta o mattina o pomeriggio. Alcune scuole offrono anche il Kindergarten a tempo pieno a $ 325 al mese (mia esperienza diretta) a cui vanno aggiunti l'acquisto dei materiali all'inizio dell'anno e la mensa, per chi non vuol portarsi il mangiare da casa. Dalla prima elementare non si paga, c'e' sempre l'acquisto del materiale, ma parliamo di una cifra che di sicuro non supera i 50 dollari all'anno. La scuola elementare che conosco io (scuola a 5 stelle, in una zona tranquilla) e' completamente recintata e i cancelli sono aperti solo per una ventina di minuti negli orari di ingresso e uscita dei ragazzi, al di fuori di questo orario si deve entrare dall'ufficio e registrarsi sul computer come visitatore, volontario o altro. Questo per tutelare la sicurezza dei ragazzi (siamo a Las Vegas e queste precauzioni sono standard in tutte le scuole che ho visto, anche nei nidi e materne private di livello medio-alto). Da mamma, avendo piu' di un figlio, se da un lato mi dispiace non avere il lusso della scuola materna che c'e' in Italia, dall'altro apprezzo l'efficienza che vedo giorno per giorno, la dedizione e l'impengo degli insegnanti a tirare fuori il meglio da ogni bambino (ma anche in italia un insegnante da' ai genitori il numero del proprio cellulare personale nella riunione d'inizio d'anno?), la disponibilita' di tutto il personale scolastico a dare informazioni o indirizzare nella giusta direzione i genitori che hanno domande, la disponibilita' della direttrice a ricevere nel giro di 24-48 ore un genitore che richeda un appuntamento, le leggi che, pur con tanti difetti, garantiscono anche ai bambini con disabilita' il diritto all'integrazione in un ambiente educativo "normale". Forse non avendo avuto a che fare con scuole elementari da genitore in
    Italia, i miei ricordi da bambina rispecchiano poco la situazione attuale, ma anche a me, come a Dario, tante cose qui, continuano a stupire ogni giorno. Ah, un'altra cosa, qui ha diritto allo scuolabus (gratuito) chi abita a oltre 2 miglia (poco piu' di 3 km) dalla scuola.

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    1. Ti ringrazio davvero del tuo contributo!
      Stay tuned!


      d.

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  16. Confermo che la fascia di preschool può essere complicata per genitori che lavorano entrambi e questo motiva molti part time (ma glieli danno senza problemi!) o rinunciare a lavorare per i primi anni perchè i meravigliosi asili montessoriani o reggio style (sì, loro si ispirano a noi!) sono costosissimi. Io vedevo sia mamme che papà ai giardini e mi sentivo sicuramente meno sola che in Italia. Questo erò secondo me è molto positivo: che sia facile avere un part time, che si possa passare più tempo con i bimbi quando sono piccoli e poi ci sono tante iniziative parallele gratute: dove sto io quando seguo mio marito, in una piccola città nella silicon valley, c'è una biblioteca spaziale (mille volte più grande di quella della scuola di questo post, mac ovunque con tastiere per bimbi!!! e un sacco di cose incredibili persino una sala di proiezione per film per bambini offerti gratuitamente il martedì ale 5 e la biblio - costruita con fondi privati e senza lesinare spese - è aperta fino alle 8 di sera) che offre corsi e attività varie gratuiti per fasce d'età (0-24 mesi, 2-3 anni, 3-5 anni) che ti occupano mattine e pomeriggi e permettono di socializzare e imparare se vuoi, più le letture nelle librerie.

    Noi stiamo facendo ora il giro degli open day delle future elementari per nostra figlia e devo dire che se ci possiamo scordare quel che scrivi a volte ci sono nicchie di eccellenza, proprio dove i comitati genitori e gli insegnanti si impegnano, i secondi oltre orario. E non è vero che prendono tanto per quel che fanno (è poi vero che come in ogni categoria ci sono gli sfaticati e uqelli che dovrebbero fare altro per non rovinare dei bambini innocenti), e sono in disaccordo con il commentatore anonimo sopra: il carabiniere rischia la vita, ma l'insegnante si occupa del bene più prezioso: il nostro futuro, far crescere la società di domani.

    Sono fiduciosa e incrocio le dita, comunque il tuo post serve a far riflettere...

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  17. Anche nella scuola delle mie figlie abbiamo provveduto a rifornire tutto ed in più il Dirigente Scolastico ha chiesto un contributo di 25 euro a bambino. Il problema è che i soldi andranno in un conto comune intestato a 3 scuole elementari ed una media. Il discorso è che non è obbligatorio, l'unica cosa è l'assicurazione(6 euro) che pagherà lo studente che si è fatto male al quale è rimasta una inabilità permanente (quindi se il bambino cade a scuola a causa del pavimento bagnato in bagno e si rompe un dente, nessuno lo ripaga). Da poco leggo i vostri post e sono molto interessata. Mio marito lavora in una fabbrica che ha uno stabilimento a Millwuakee e vorrebbe chiedere il trasferimento. Portare tutti noi non sarà una passeggiata soprattutto per nostra figlia più grande (8 anni). Non conosciamo la lingua, il posto, come muoverci e soprattutto come fa un bambina di 8 anni che frequenta la seconda elementare ad ambientarsi. La mia seconda figlia ha 3 anni e non ha legami a livello scolastico forse per lei sarà più semplice... La mia paura è l'ambiente così diverso dal nostro che lei non riesca ad imparare. E' una bambina molto forte di carattere ed è molto socievole e sa farsi voler bene, la maestra dice che si dedica agli altri quando finisce i suo lavoro... ma se non riesce ad ambientarsi. Come sono organizzate le scuole per gli stranieri? Da noi vengono lasciati allo sbando e le maestre si dedicano come possono... Vorrei avere delle risposte e fare tante altre domande. Lascerò la mia mail: alfano_francesca@libero.it per tutti coloro che vorranno aiutarmi e, soprattutto convincermi, che l'America potrebbe avere più prospettive per le mie figlie rispetto alla situazione attuale in Italia. Grazie

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    1. Credo che qualcuno ti abbia contattato, vero?
      :-)

      d.

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  18. Se in Italia chi è onesto è considerato un fesso e chi si prodiga per gli altri un co****** vi aspettate una realtà diversa da quella che abbiamo?

    Negli States l'onestà è ancora un valore da salvaguardare. Poi quando si parla si è più diretti, si va dritti al punto cercando di capire. Noi facciamo così? Noi cerchiamo solo di capire come fregare il prossimo alla prima occasione.
    Meno male che siamo un paese dalle profondi radici cristiane!

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  19. Si, tutto bellissimo, ma preferisco una scuola piu' modesta,
    dove pero' viene salvaguardata la nostra cultura europea e nord europea.
    il "melting pot" con l'aggiunta di tradizioni tribali crea solo disordini.
    l'abito non fa' il monaco, la ricchezza non crea cultura.

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    1. Adoro il disordine.
      E mi fa sorridere la "tua" cultura europea (anzi, nord europea... e che sei, vichingo??).
      Ti ricordo, nel caso in cui tu non te ne sia accorto, che vivi nel SUD dell'Europa, mio caro. Sono desolato per te.

      Il tuo "ordine" culturale mi fa ribrezzo e paura.
      Anzi, mi spinge perfin alla rivolta (culturale, ça va sans dire... [Il francese è un idioma sufficientemente nord europeo per te?]...).

      Il "disordine" culturale al quale tu ti riferisci è, a mio parere, solo ricchezza.
      Mi chiedo come mai una persona come te sia giunta a queste pagine.

      Puoi congedarti.
      Grazie.


      d.

      P.S.: "'Fa", voce del verbo fare - anche nella tua cultura italiana e nelle nostre scuole più modeste - non prevede l'apostrofo. A meno che non sia la forma tronca "imperativa".
      Salutami i vichinghi.


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  20. Sono allibito: avevo la percezione che l'Italia stesse venendo volontariamente stroncata e che grossa parte di questo obbiettivo venisse attuato tramite la distruzione della scuola, ma non credevo fossero così avanti nel progetto come i confronti chiaramente mostrano.
    D'altro canto, come altri commentatori hanno sottolineato, l'italiano medio ha la scuola (e l'ignoranza) che si merita ...e così pure i governanti, le tasse etc etc. Non è un caso se chi è in gamba scappa e farà presto parte del gruppo: in effetti debbo solo decidere dove andare a rifondare la mia azienda e questo è un bel dilemma ..anche se i posti peggiori del belpaese sono ormai pochi :-(

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    1. Caro Andrea,
      credo che dalle righe che hai letto si capisca benissimo anche il mio sconcerto.
      Mi viene da risponderti con una frase di don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, anche se tu, in quanto imprenditore, potresti ritenere la mia una provocazione (che non è, credimi): "L'operaio sa cento parole, il padrone mille: per questo, lui, è il padrone".
      E' roba da fine anni '60, ma ritengo che il concetto è immortale.

      Grazie per aver letto, Andrea.
      Fatti un giretto in Aria Fritta.
      Mi piacciono i tuoi commenti.


      d,

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