PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

sabato 31 ottobre 2020

Su Halloween, festa tutt'altro che "americana"...


Anche quest’anno ci siamo, cari amici di Aria Fritta, che mi seguite nonostante la mia pigrizia.


Mi riferisco alla consueta polemica che in questo periodo, da un po’ di tempo a questa parte, si ripropone puntuale. Polemiche che quest'anno, mi sembra, sono state meno virulente. (Forse causa Covid, che sembra aver placato gli animi di tutti...). 

Succede sempre in vista dell'arrivo di novembre, quando cioè arriva Halloween”, festa oggi sempre più amata dai bambini e sempre più al centro di italiche polemiche.  

I “fronti” sono più o meno questi: da una parte vi sono coloro che, laicamente, si limitano a definire Halloween "la solita americanata"“ridicolo prodotto consumistico pre-natalizio importato da oltre oceano”.

Dai perfidi Stati Uniti d’America, ovviamente. 

Sullo stesso fronte ci sono i cattolici (più o meno oltranzisti) che vedono Halloween come “fumo negli occhi”, spingendosi talvolta a considerare la ricorrenza - come spesso qualche sacerdote ha tuonato dal pulpito durante la predica domenicale - una vera e propria "festa del demonio"

In mezzo a tutto questo baillame ci sono i bambini, ai quali tutto sommato Halloween non dispiace: un po' perché i personaggi protagonisti sono mostriciattoli e fantasmi, e un po' perché per i piccoli si tratta, in fondo, di un'altra occasione di festa.

E per ricevere qualche regalo.

L’accusa principale, comunque, è che Halloween sia una “festa importata”, una “americanata”, appunto, una festa posticcia, inventata a scopo commerciale, "estranea alle tradizioni italiane".

E' invece no. 
Non è proprio così.


Cari amici (e gentili lettori che siete capitati per la prima volta in queste pagine…) per comprenderne il perché è necessario avere un po’ di pazienza, perché la storia è lunga...

La principale contestazione è, appunto,che la festa non rientri nelle nostre tradizioni.
Ma cosa significa "tradizione"?

Se, infatti, le feste religiose cristiane si celebrano in Italia da due millenni a questa parte (anzi, un po' meno, come vedremo fra qualche riga...), in precedenza - e qui davvero per molti e molti millenni - il culto dei morti che ritornano a farci visita (Halloween, appunto) è stato festeggiato eccome, e proprio attraverso riti che affondano proprio nelle millenarie tradizioni europee.

E dunque anche italiane

Questo almeno fino a 1700 anni fa.


Cari amici: oggi ci tocca ripassare un po' di storia. 

Per capire bene la “questione Halloween”, infatti, oggi dobbiamo tornare indietro addirittura fino all'anno 325 dopo Cristo.

Cioè ai tempi dell'Imperatore romano Costantino.

Perché fino ai primi secoli dopo Cristo, infatti, che piaccia o no "Halloween" era presente (eccome!) nei riti e costumi europei.

Dunque anche in Italia. 

E questo alla faccia di coloro che di questi tempi (ed in particolare in questi giorni…) parlano ancora di “colonizzazione anglosassone” bollando la ricorrenza come l’“ennesima americanata importata”.


Ovviamente, 1700 anni fa - ai tempi dell’Imperatore Costantino - la festa era chiamata in altro modo: per i romani erano le 
“Parentalia”, i giorni riservati alla celebrazione delle “feralia”, le feste dei morti. 

(Mosaico con banchetto romano, Aquileia, V° secolo)

Quando, cioè, le anime dei defunti tornavano fra i vivi, trovandosi a vagare liberamente nel pianeta Terra.
Un rito che, per svariati millenni, affondava le radici proprio nelle "nostre" tradizioni.

Almeno fino a quando l’imperatore romano Costantino - Flavio Valerio Aurelio Costantino, devoto fino ad allora al culto di Elio, dio del Sole - non si convertì al cristianesimo. 

La conversione dell’imperatore Costantino avvenne (come descrisse Lattanzio, il precettore dei suoi figli) qualche giorno prima della battaglia che avvenne proprio qui, a Roma, a poche centinaia di metri da dove in questo momento sto scrivendo.

In quelle che allora erano le campagne e le colline attorno a Ponte Milvio, l’antico ponte romano che ancora oggi scavalca il Tevere.


Era 
il 28 ottobre del 312 dopo Cristo, e l’Imperatore Costantino si stava preparando alla battaglia finale contro Massenzio, peraltro suo cognato. 

Insomma, mentre avanzava con il suo esercito verso Roma, qualche centinaio di metri prima di raggiungere le sponde del Tevere, Costantino ebbe una visione. Di fronte a sé, ha raccontato, improvvisamente si è stagliata una enorme “croce luminosa” accompagnata da quattro parole diventate famose: In hoc signes vinces”“Sotto questo segno vincerai”.

Sarà stata vera conversione (o anche solo superstizione), sta di fatto che Costantino ordinò che sugli scudi di tutti i suoi soldati venisse incisa, o disegnata, una croce. 


Sta di fatto che - croce o non croce - lui vinse la battaglia contro il cognato Massenzio, prendendo così il totale controllo dell’Impero. 

Assunto il potere, l’Imperatore Costantino si trovò da subito una serie infinite di "gatte da pelare": una di queste era la ricomposizione dell'unità dogmatica all'interno del mondo cristiano.

Infatti, nei tre secoli successivi la morte di Gesù Cristo (e dei suoi apostoli e degli evangelisti, apocrifi compresi) la giovane chiesa cristiana era già tormentata da divisioni e dispute teologiche di ogni tipo.

Costantino ritenne dunque che fosse venuto il momento di affrontare e risolvere, una volta per tutte, le sempre più numerose differenti interpretazioni presenti all’interno del mondo cristiano di allora. 

Per questo motivo, nell’anno 325, decise di convocare a discussione i 1800 vescovi cristiani di allora, indicendo il primo Concilio della storia della Chiesa.

E poiché a quel tempo la maggior parte degli alti prelati viveva nella parte orientale dell'Impero Romano, Costantino scelse come luogo del primo Concilio Nicea (oggi Iznik, città turca non lontanissima da Bursa), a quel tempo seconda città dell'Impero d'Oriente, dopo Costantinopoli. 

Ora, cari amici, non facciamoci troppe domande… 

Non ho sinceramente idea di come tecnicamente fu organizzata l'evento, partendo banalmente dalle convocazioni dei singoli vescovi di quel tempo, che erano ben 1800; anche perché i chilometri che separavano Roma a Nicea, per esempio, erano più di duemila, e non pochi dei partecipanti sarebbero partiti da ancor più lontano. 
Magari dalla Gallia o dall’Hispania, per esempio; o dal nord Africa, o dalla Mauritania o dalla Numidia…


Quel che si sa è che la città di Nicea fu scelta perché la maggioranza dei vescovi cristiani allora in carica, un migliaio, viveva nell'Impero Romano d'Oriente.


La partecipazione al 
Concilio di Nicea, il primo Concilio della Chiesa cristiana, fu però assai meno numerosa, dati gli ovvi scarsissimi mezzi di trasporto a disposizione. 
Pare, infatti, che alla fine i vescovi che raggiunsero Nicea (a cavallo, in carrozza o a piedi) furono soltanto fra i 250 e i 320. Fra questi uno solo era italiano: tal Marco "vescovo della provincia di  Calabria"


Lo stesso Pontefice di allora, Papa Silvestro, non ci andò, anche se pare avesse inviato due suoi fidati sacerdoti a rappresentare la Chiesa di Roma. 


Che giunti a destinazione si trovarono a decidere su numerose questioni delicatissime, teologiche ma anche pratiche. 
Prima fra tutte come convertire "davvero" le assai riottose popolazioni europee. 
Che teoricamente  erano sì diventate “seguaci di Cristo”, ma che contemporaneamente non avevano mai del tutto abbandonato i riti pagani che erano stati seguiti fino ad allora, e che affondavano le radici nelle più antiche e popolari tradizioni delle popolazioni indio-europee. 


Antiche, è bene ricordarlo, di tre - quattro mila anni. 
Se non di più. 


Fra questa c'era, appunto 
(e finalmente siamo all’argomento di oggi!), la “festa di Samhain”, che segnava la fine dell’estate e che aveva quella denominazione “gaelico-celtica” che significava “ritorno dei morti”.

Insomma: come fare a conquistare i fedeli che nonostante si definissero “cristiani” continuavano a seguire i riti e ad adorare le divinità pagane, si chiesero i vescovi riuniti a Nicea? 

Nessuno è in grado di dirci a chi, in quei 36 giorni del primo Concilio della Chiesa cristiana, venne in mente la soluzione di un problema che risultava di difficilissima soluzione. 

Ma l’idea più semplice (e per certi versi “geniale”) fu quella di “sovrapporre” alle feste pagane seguite dalle popolazioni europee nei millenni (e millenni) precedenti, le nuove festività per decreto, che così sarebbero diventate “automaticamente” “cristiane”.

  

Per esempio la "Festa del Solstizio d'Inverno", che da millenni era dedicata ad Horus e a Mitra, e che coincideva con il "Dies Natalis Solis Invicti" - il giorno della nascita della divinità del “Sol Invictus".

I convenuti al Concilio di Nicea decisero di trasformarla d'imperio nel "Santo Natale", giorno che da quel momento in poi avrebbe ricordato, così come veniva descritta nei Vangeli, la nascita in Terra di Gesù Cristo

Tra l’altro, a quel tempo 
molti popoli della Terra adoravano “un dio” nato proprio in quei giorni, quando cioè, la luce del giorno inizia a durare più dell’oscurità della notte.

In Grecia, per esempio, in quei giorni di dicembre veneravano la nascita di Horus, figlio della vergine (anche lei!) Iside. Ma anche Bacco ed Ercole, figli di Giove, erano nati in quei giorni di dicembre. 

Nel nord dell'Europa, il 25 dicembre era il giorno in cui le antiche popolazioni scandinave credevano fosse nato Freyr, dio della bellezza e della fecondità; divinità che nella credenza delle popolazioni scandinave di svariate migliaia di anni fa, concedeva “pace e piacere ai mortali”
E che dominava anche sulla pioggia, sul calore del sole e sul raccolto dei campi. 

In Babilonia si onorava invece la nascita di Thammuz, figlio di (anche lei vergine) Mylitta.

In Persia ritenevano che in quei giorni fosse nato (guarda un po’ da una “petra virginis”, una pietra vergine) Mitra, il cui culto si espanse poi anche nell’occidente romano. Al punto che nella stessa Roma imperiale di statue dedicate a Mitra ve n’erano una settantina. 

Spingendoci geograficamente ancor più lontano, sempre il 25 dicembre nasceva, questa volta nell’antico Messico, il dio Quetzalcoatl, così come la divinità Huitzilopochtli delle non lontane popolazioni Atzeche.


Tornando al Concilio di Nicea, c
alendario alla mano, i vescovi cristiani iniziarono a correggere - o meglio a “convertire” in cristiane - una ad una tutte le altre feste pagane.

Come il giorno successivo al Natale, per esempio.

Non si sa da quanti millenni, il 26 dicembre le popolazioni europee celebravano la divinità greca Artemide, dea della caccia, della foresta, dei campi coltivati e anche delle iniziazioni femminili, protettrice della pudicizia e della verginità. 


Ecco allora che con un tratto di piuma d’oca su pergamena, 
Artemide venne soppiantata da Santo Stefano, il primo martire cristiano, lapidato fino alla morte dopo essere stato accusato da Sauro di Tarso di blasfemia. 
Sauro di Tarso che poi, convertito, sarebbe diventato Paolo. 

Inteso come San Paolo.


Poi… 
Da millenni, il sesto giorno del primo mese dell'anno era dedicato ai culti pagani di 
Holla e Iside, ma soprattutto all’iniziazione di Osiride, divinità egizia benefattrice dell’umanità: ricorrenza festeggiata (almeno) nei tremila anni precedenti. 


Nel 325 dopo Cristo, i vescovi riuniti a Nicea decisero invece che era giunta l’ora di dire basta ad Iside e compagnia bella. 

A partire da quell’anno, infatti, il 6 gennaio sarebbe stato dedicato alla manifestazione della divinità del Bambin Gesù ai tre Re Magi, che secondo i Vangeli, passarono dalle parti di Betlemme seguendo una cometa.  
Ecco come nacque la festa dell’Epifania.


Calendario alla mano, i vescovi del Concilio di Nicea arrivarono alla millenaria festa dell'Equinozio di Primavera, che coincideva con la Pasqua ebraica, la Pasach, dove veniva ricordata la liberazione degli schiavi israeliti dall’Egitto e il loro viaggio verso la “Terra Promessa”.

Pasqua ebraica, peraltro, che a sua volta si rimandava a riti ancora più antichi. Secondo la tradizione, fu Mosè a volere che la festa che avrebbe ricordato la “liberazione degli ebrei” coincidesse con la 
“Festa della raccolta del grano” osservata in quei secoli dalle popolazioni nomadi semite del Medio Oriente. 


Tra l’altro, per alcuni secoli, i primi cristiani osservavano le stesse festività dei fratelli ebrei: come la 
Pasqua, appunto. 
Fu dagli ebrei, per esempio, che i cristiani assimilarono la tradizione del consumo, in quell’occasione, della carne d’agnello.
Usanza che si richiama al sangue (d’agnello, appunto) che secondo le Scritture gli ebrei schiavi in Egitto passarono sulle proprie porte di casa affinché gli angeli inviati da Dio per uccidere i primogeniti delle famiglie pagane egizie, riconoscessero i figli da risparmiare. 


D’estate, alla metà agosto (il 13 per la precisione) arrivava poi la ricorrenza dei “Vertumnalia”, la festa romana dedicata al dio Vertumno peraltro ancora più antica essendo la festa già nei costumi delle popolazioni etrusche.

Coincidente, peraltro, con la 
Dianalia, la festa della dea Diana, nota per essere forse l’unica ricorrenza che nella Roma antica vedeva insieme schiavi e senatori salire sull’Aventino per compiere sacrifici, appunto, alla dea Diana, la “Madre di tutti”
Era l’occasione, quella, per festeggiare anche il Raccolto e la maturazione dei frutti.


Una ricorrenza, però, che nel 18 avanti Cristo subì il cambio di nome per volere dell’imperatore Augusto: da quel momento, dunque, la festa si sarebbe chiamata 
“il riposo di Augusto”.

In latino  Feriae Augusti”.

Ferragosto, appunto. 

E anche se a partire dal V° secolo dopo Cristo iniziò a svilupparsi il culto dell’Assunzione di Maria Madre in Cielo, solo nel più vicino a noi 1950, Papa Pio XII fece coincidere la ricorrenza pagana di Ferragosto con il giorno che ricorda la morte della madre di Gesù Cristo. 

Chiesa Cattolica che introdusse il culto della Madonna, la madre di Gesù, sostituendolo sostanzialmente al plurimillenario culto pagano della Madre Terra o della Grande Madre.

La Madre Terra

Ma nei primi secoli dopo Cristo non poche usanze pagane continuavano ad essere ancora pervicacemente praticate dal popolo: nel 600 dopo Cristo, dunque, Papa Bonifacio IV (67° Papa della Chiesa Cristiana) decise di istituire la festa di 
"Tutti i Santi" e quella dei "Morti", dei defunti.

Anche perché le popolazioni europee continuavano a ricordare i morti attraverso la festa pagana di "Samhain", che era di derivazione gaelica e celtica, e che da millenni ricordava la fine dell'estate, così come significava la denominazione tratta dall'antico gaelico. 


Una festa che si affiancava a quella romana dedicata a 
“Pomona” (la dea dei semi e dei frutti) 

La dea Ponoma

e alla “Parentalia”, la festa che l'antica Roma dedicava al ricordo dei defunti a febbraio, dal 13 al 21: giorno quest'ultimo, in cui, secondo la tradizione, le anime dei morti potevano girare liberamente fra i vivi. 

Inizialmente, l'Imperatore Costantino, nonostante la "cristianizzazione" che aveva imposto all'Impero, tollerava il paganesimo: a coloro che non si erano convertiti al Cristianesimo era infatti consentito seguire liberamente, per esempio, la pratica nei loro templi.

Tolleranza verso il paganesimo che però non durò molto.

Perché anche la sola sopravvivenza di alcuni riti (come i sacrifici animali, per esempio) vennero ad un certo punto considerati da Costantino una sorta di minaccia morale alla sua stessa autorità imperiale. 

E infatti presto proibì proprio i sacrifici animali; 
poi stabilì che i riti pagani si potevano svolgere soltanto in appositi templi ubicati fuori le mura cittadine; 
infine solo in quei templi, ma esclusivamente nelle ore notturne.

Fino al 380 dC, quando con l'Editto di Tessalonica l'Imperatore Costantino, proclamò il cristianesimo religione "di Stato": a quel punto tutti i templi pagani vennero chiusi, distrutti o trasformati chiese cristiane. 

Come il Pantheon di Roma, per esempio...

Contemporaneamente in tutto l'Impero Romano venne vietata l’adorazione delle statue e duramente inasprite le pene ai cristiani che si convertivano, o ritornavano, al paganesimo. 

L’Aruspicina - la tradizionale e popolare "consultazione del fegato degli animali”, rito tramandato dai tempi degli etruschi per trarne segnali divini - veniva per esempio equiparato al reato di "lesa maestà" e punito con la morte. 

Il 24 febbraio 391 l'imperatore cristiano Teodosio firmò poi a Milano il decreto "Nemo se hostis polluat" che metteva al bando ogni tipo di sacrificio e rito pagano anche in forma privata, proibiva l’adorazione delle statue (e anche il solo atto di guardarle!) ma anche solo l'avvicinarsi ai templi.  

“Nessuno violi la propria purezza con riti sacrificali, nessuno immoli vittime innocenti, nessuno si avvicini ai santuari, entri nei templi e volga lo sguardo alle statue scolpite da mano mortale…”, si leggeva nel decreto. 
Pena, il pagamento di 15 libbre (più o meno cinque chili) d’oro.

In tutta Europa iniziò così la sistematica demolizione dei templi pagani.
Non solo: ai cristiani venne riconosciuto il diritto di entrare nelle case private di "sospetti pagani" per controllare e distruggere eventuali statue di divinità presenti nelle loro abitazioni.
 
Si arrivò addirittura a ritenere che un cristiano potesse avere salva l'anima e mondare i propri peccati più gravi, nel caso uccidesse un pagano.  
Di contro, ovviamente, si svilupparono deboli episodi di “resistenza pagana”, che vennero stroncati sul nascere con forza. 

Insomma, erano tempi assai complicati, quelli... 

San Girolamo, teologo, dottore della Chiesa e biblista commentò con sconforto, nel 400 d.C.: 

"Rivolto agli idoli, il culto è esecrabile. Consacrato ai martiri diventa accettabile". 

Quattro secoli dopo, nell'anno 835, visto il perdurare dell'usanza popolare, Papa Gregorio IV decise anche in questo caso di creare una nuova festività cristiana che si sarebbe sovrapposta così a quella pagana ancora molto seguita dal popolo. 

Fu così che il 1° novembre di quell'anno, l’imperatore Ludovico il Pio istituì ufficialmente la festa di Ognissanti. 

Che nei Paesi anglofoni prese appunto il nome di “The Eve of All Saints Day”.
Che nella sua forma contratta diventava 
“All Hallow’s Eve”

Halloween, appunto. 
Che è tutt’altro che una “americanata”, dunque...


La cosa che oggi stupisce e come nell'Italia cristiana siano riusciti a sopravvivere nei secoli successivi almeno i lati "dolci", culinari, infantili, della festività pagana.
E questo nonostante le torture, o i roghi, ai quali nei secoli venivano sottoposti coloro che si ostinavano a seguire le usanze dei loro padri in modo “sotterraneo”, “clandestino”.

Nei secoli, per esempio, venne tollerata l'usanza di lasciare alla soglia della propria abitazione, la notte dei morti, una candela accesa, acqua, cibo o dolci: affinché i defunti che cercavano di tornare nella loro casa quella notte, potessero ritrovarla grazie alla luce della candela e provare conforto grazie all'acqua e ai dolci.

In Italia, in occasione della festa religiosa dei morti, l'unica eredità di questi riti pagani che riuscì a sopravvivere fu il consumo di cibo e dolci che, regionalmente, assumevano nomi differenti. 

In Trentino si preparavano, e si preparano, “i cavalli dei morti”
in Umbria le “fave dei morti”
che in Toscana diventavano le “ossa dei morti” chiamate anche “pan coi santi”
pan dei morti” a Milano; 
“’o morticiello” (un torrone ricoperto di cioccolato) in Campania;
dita degli apostoli” in Calabria; 
e ancora "ossa dei morti" in Sicilia. 

Nei Paesi anglosassoni - prima nel vecchio Continente, poi oltreoceano - la tradizione di Halloween ha invece resistito. Proporzionalmente alla distanza di questi Paesi da piazza San Pietro, direi.

  

Ecco qui.
Il pippone è finito, e mi scuso per la lunghezza. Ma il tema era complesso.

 

Il problema, semmai, sarebbe stabilire alcune cose: 
dopo quanto tempo una tradizione diventa tale?

E se questa tradizione viene scalzata
(con la forza, con il carcere, con la tortura, con la morte...) da un'altro rito, la prima può essere definita ancora "tradizione"? 
E la seconda?
E se poi la prima tradizione "rinasce"? 

Allora? 
Ancora a dire che Halloween è una "americanata"?


© dario celli. Tutti i diritti sono riservati

venerdì 13 dicembre 2019

Permette un ballo, signora Lee?


La signora Lee Wachtstetter accetta sempre con un sorriso, un misto fra il leggero imbarazzo e la femminile vanità. 

D'altronde 
ad una donna di 89 anni non capita tutti i giorni essere invitata ad un ballo - il suo passatempo preferito - magari da un piacente signore di 50 anni o addirittura da un simpatico giovanotto poco più che trentenne...   
Ogni sera, comunque, la signora Lee è lì, al tavolo a lei riservato del grande salone della Crystal Serenity, la nave da crociera in giro per il mondo, dove quotidianamente - al tramonto e dopo la cena - si aprono le danze. 
Lei sa che accade, e seduta tutta elegante al suo tavolo - così come si conviene in una crociera... - aspetta serenamente quel momento. 

Che arriva, sempre. 




Soprattutto perché è tradizione che il primo ballo lei lo faccia con il Comandante, uno splendore di uomo nella sua elegante uniforme, che ogni sera sceglie proprio la signora Lee Wachtstetter per aprire le danze sulla sua Crystal Serenity. 
E quanta invidia (più o meno affettuosa...) lei scorge con la coda dell'occhio negli sguardi delle altre signore presenti nel salone delle feste della nave.

Donne, giovani e meno giovani, che non vedono l'ora di fare anche loro qualche passo di danza con il Comandante...

Poi Lee ritorna al tavolo, sempre con quel sorriso un po' vanitoso, sapendo che tempo qualche giro di valzer ci sarà qualche altro gentiluomo che si avvicinerà a lei facendole la fatidica (e bellissima) domanda: 
"Permette un ballo, milady?".  

E come si sente felice, come controlla bene la sua leggera euforia, quando dopo il primo invito ne arriva un secondo, 

e poi un terzo, 
e poi ancora altri, 
e altri...
Lunga 250 metri e larga 32, alta come un palazzo di 13 piani, la Crystal Serenity batte bandiera delle Bahamas, e porta in giro per il mondo 980 passeggeri alloggiati in 490 cabine.
 

Passeggeri quotidianamente serviti e riveriti da 655 uomini e donne dell'equipaggio, che lavorano in questo colosso da 68mila tonnellate, costruito nel 2003 ma negli anni per quattro volte adeguatamente ristrutturato e ammodernato. 
L'ultima l'anno scorso.

A loro disposizione, cinque ristoranti, due piscine, una palestra, una lussuosa "spa" e un casinò, aperto giorno e notte. 



La storia della signora Lee mi ha ricordato un po' quella di "Novecento", il protagonista de "La leggenda del pianista sull'oceano" del mio ex compagno di banco Alessandro Baricco, che nelle righe del romanzo visse tutta la vita a bordo del transatlantico Virginian.

Come Novecento, infatti, la signora 
Lee Wachtstetter  è l'unico passeggero fisso a bordo della "Crystal Serenety"


Una passione, quella per le crociere, nata durante il suo matrimonio: "E' stato mio marito Mason a portarmi per la prima volta in crociera - racconta - e nel corso dei nostri cinquant'anni di matrimonio, di crociere ne abbiamo fatte altre 88. 
Girando tutto il mondo"

89 crociere che hanno portato la coppia ai Caraibi, nel Mediterraneo (raggiunto attraversando d'estate l'Atlantico), e poi nell'Egeo e il canale di Suez, che spinge ad andare fino all'Oriente più estremo, passando per l'Oceano Indiano e da lì, ancora più in là, al Pacifico. 
Che a sua volta spinge, passando attraverso il canale di Panama, di nuovo verso l'Oceano Atlantico. E poi, dopo aver circumnavigato l'Africa, di nuovo e ancora verso, e oltre, l'Oceano Pacifico...

Per la signora Lee e il marito Mason - che prima di andare in pensione era un importante perito immobiliare americano nonché banchiere - la crociera era diventata più di una passione: era una vera e propria ragione di vita, spensierata, terribilmente romantica.


Anzi, era la loro vita.


Per loro tutto cambiò nel 1977, quando il suo Manson si ammalò, lasciandola per sempre.Ma in tempo per strapparle, prima dell'ultimo respiro, una promessa: 


"Promettilo, amore mio: prometti di non smettere mai. Non voglio che tu smetta mai di andar per mare, di navigare, di fare crociere e ballare. 
Promettimi che continuerai a girare il mondo, solcando mari e oceani. Sempre ballando.
E io ti prometto che sarò sempre accanto a te: fra le onde del Pacifico, fra le folate degli Alisei, del vento delle coste brasiliane, del leggero vento delle Ebridi scozzesi o fra le azzurre onde del Mediterraneo... 
E quando sarai fuori, all'aria aperta, circondata dal profumo del mare, fai attenzione, perché sono certo che ti capiterà di sentire anche il mio, di profumo.
Promettilo...
Promettimi che non smetterai mai di navigare..."
.


Impiegò qualche anno, la signora Lee ad accettare la  scomparsa del suo Manson, ad elaborare il lutto. E a mantenere la promessa che le strappò in punto di morte.


Poi un giorno sentì che "era venuto il momento". 
E allora sistemò le cose, disdisse le utenze, vendette i mobili, chiuse casa, la mise in vendita, e si imbarcò sulla Crystal Serenety, eleggendo la nave sua residenza permanente e itinerante.

Per sempre.




Ormai ne avrà fatte più di un centinaio, di crociere, la signora Lee; che si devono sommare alle 89 fatte con il marito.

A conti fatti, soltanto da quando è rimasta vedova, ha collezionato una quindicina di giri del mondo. Ma in realtà nemmeno lei sa con precisione quanti siano stati in totale. 
Ne ha perso il conto. 
I suoi tre figli, inizialmente, erano un po' perplessi di questa  sua decisione. Tra l'altro non poco costosa, com'è facile immaginare: più o meno 164mila dollari l'anno. Ma poi hanno accettato la sua scelta di vita. 

Anche perché la mamma si mantiene in contatto con loro quotidianamente attraverso il suo fedele computer portatile - che custodisce tutte le fotografie della sua vita -  e soprattutto grazie ad internet, segnale che nella nave non manca mai. 

Così, quasi ogni giorno, la signora Lee vede figli e i sette nipoti in qualunque angolo di mondo lei si trovi.
"Molto più spesso di quanto le mie amiche o le mie compagne di crociera vedano i loro figli e nipoti", fa notare ridendo.


I suoi figli, dopo la comprensibile perplessità iniziale, oggi sono tutto sommato tranquilli, visto che sulla nave c'è un servizio medico 24 ore non stop, e a bordo è sempre in funzione un attrezzato mini-ospedale per le urgenze più delicate.
Figli e i nipoti che la donna vede di persona quando la sua gigantesca casa galleggiante si ferma per manutenzione in qualche cantiere navale. 

"Sa che non so quanti Paesi del mondo ho toccato finora? - racconta divertita -. Ho smesso di contarli dopo i primi cento. Posso dire, però, di aver visto praticamente ogni città del globo terracqueo fornita di porto". 
Racconta che la città che più la affascina è Istanbul, dove, quando vi arriva, non manca mai a visitare il Grand Bazar, che ormai conosce quasi come se fosse il suo negozietto sotto casa.

Ma aggiunge che c'è un momento davvero magico, per lei, il momento che aspetta sempre con ansia...
Succede quando tutti i passeggeri scendono dalla Crystal Cruise, lasciando, seppur solo per qualche ora, la nave tutta per lei. 

Quando, cioè, sui ponti e nei saloni dell'enorme nave scende un irreale silenzio.

Niente voci, niente musica, niente avvisi amplificati, niente bambini che si perdono...

Solo pace.

No, non ha mai cambiato nave.
O meglio, nei suoi 
primi tre anni di navigazione la sua casa galleggiante era in verità un altro transatlantico: che lei però ha abbandonato non appena quella compagnia di navigazione annunciò la cessazione del programma di danza. 

In questo momento, mentre sto scrivendo, la nostra amica Lee e la sua Crystal Cruise è qui sotto, esattamente nel tratto di mare segnato dal quadratino rosso: è sull'Atlantico, al largo della Florida, con la prua in direzione Bahamas.


"Io adoro ballare, mentre a mio marito, pensi, non piaceva per nulla. Pensi, era proprio lui a spingermi a farlo con gli altri viaggiatori. Mi diceva sempre che adorava vedermi volteggiare fra le note musicali dell'orchestra, e mi fece promettere che non avrei mai smesso. 

Per me, ogni sera, è come se lui fosse lì, fra la gente. A guardarmi. 
Sorridendo.
E facendomi l'occhiolino".


© dario celli. Tutti i diritti sono riservati