PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

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martedì 20 novembre 2012

8034 chilometri di differenza... (Siete mai stati in una scuola elementare americana?)




Questo racconto americano ha un antefatto. 
Un antefatto distante 8034 chilometri.
Ma quanti sono davvero lontani fra loro 8034 chilometri?

Questi sono esattamente i chilometri che separano due cittadine che più diverse fra loro non si può: Caivano, 14 chilometri da Napoli, Italia; 
e Kenosha, Wisconsin, 106 chilometri da Chicago, Stati Uniti d'America.

A Caivano andai qualche mese prima dell'estate per raccontare la storia di una scuola italiana "di frontiera", guidata da una Preside alla quale dovrebbe essere data quanto meno una medaglia, visto che l'Italia non vuole darle i finanziamenti adeguati alla situazione. 
Una storia italiana certamente "estrema", ma dannatamente, desolatamente, vera.
Concedetevi due minuti e cliccate innanzitutto sulla freccia al centro dell'immagine...
                                
8034 chilometri si possono fare in fretta.
Basta prendere un aereo e scappare dall'annunciata furia dell'uragano Isaac, che ci avrebbe bloccato per almeno tre giorni in Florida. Dunque è stato "grazie" ad Isaac se siamo capitati a Kenosha, nord degli Usa, rive del lago Michigan, a casa dell'amica Renata. Ricevere l'invito suo, del marito e dei suoi due ragazzi, per noi è stato provvidenziale; in più, per me, una occasione - per ora! - unica. 

Mai, infatti, avevo vissuto in una casetta della provincia americana, ospite di chi lì abita; e dunque ho voluto viverla fino in fondo, quella normale e tranquilla vita della provincia americana; seppur per pochi giorni.
Quando siamo giunti lì, mi sentivo come un "càn da trìfula", un "cane da tartufi", come si dice in Piemonte: perché volevo annusare, vedere, vivere, "mangiare", "ingoiare", sentire nella gola e nella pancia tutto il possibile.
Il più possibile...

Mancava poco all'inizio dell'anno scolastico, ed è bastato manifestare la mia curiosità di vedere "da dentro" una scuola americana, che il mio desiderio venne esaudito in pochi istanti: il tempo, per Renata, di telefonare alla scuola dei suoi ragazzi. Credo che al Preside disse la cosa più semplice, la verità (in America generalmente funziona più la verità che inventarsi una balla...): e cioè che un amico italiano le aveva manifestato il desiderio di visitare la scuola dove andavano i suoi figli.
Posso dire senza esagerare che è stata una delle esperienze più sorprendenti che ho vissuto ultimamente: l'emozione, l'incredulità e la rabbia mi pervadevano ogni minuto che passavo in quei locali.
E i motivi li capirete da voi...

Dall'esterno la scuola si presentava così:
La prima cosa che notai, arrivando in auto lì davanti, è che non v'era un muro di cinta. 
La scuola era lì, in mezzo a prati verdi, al di là dei quali c'era una strada con abitazioni.

La scuola elementare "Nash" non era stata intitolata al cantante Graham Nash (peraltro ancora in vita - e che Dio lo protegga! - che nel 1970 aveva scritto la bellissima "Teach Your Children"), ma a Charles Warren Nash che nel 1917, dopo essere stato un dirigente della General Motors, si comprò a Kenosha un piccolo stabilimento automobilistico dove fino al 1957 produsse proprio vetture con il marchio "Nash".

Mi pare d'aver capito che gli eredi - terminata definitivamente l'avventura delle auto "Nash" e demolito quello che rimaneva dello stabilimento - decisero di donare il terreno alla città di Kenosha a patto che lì fosse costruita una scuola pubblica intitolata al loro bisnonno. Un luogo dove insegnare ai figli che "l'inferno dei loro padri se n'è andato", un luogo per "nutrirli dei tuoi sogni" (ok, questo è il testo di "Teach Your Children", di Crosby, Steel, Nash & Young, è vero, ma mi piace pensare che queste fossero anche le intenzioni del nostro Charles Warren...).

Ma divago, come sempre, soprattutto ascoltando questa musica... (E' il sottofondo che ho io, ora, mentre scrivo...)
Parcheggiata l'auto, notai che sul marciapiede della scuola vengono ricordati coloro che negli anni hanno fatto donazioni alla scuola: e quanto darei per conoscere la storia di Mick Granucci, o della famiglia Santoro, sapere come sono capitati lì e da dove è partito chi ha portato il loro cognome nel Nuovo Mondo.
Chissà quanto avrebbero da raccontarci...
Entrammo, e la prima cosa che mi venne da dire/pensare all'ingresso fu "che mi venga un colpo!". 
Sul pavimento il marchio della Nash Motors... 


a fianco del quale si aprivano due corridoi come questo.

Venimmo accolti da un ragazzone alto almeno 1,80: mi parve una specie di via di mezzo fra un ex atleta della squadra olimpionica americana e un ex modello di Calvin Klein. Jeans, maglietta, scarpe da ginnastica, poco più di 30 anni, quel pezzo di figliolo era il preside.
Lo so, care amiche, meritava anche lui una foto, e non ho guardato se al dito avesse la fede...
Ho scoperto poi che di anni ("'tacci sua!") ne aveva, in realtà, 48: ma l'ho visto solo per pochi istanti, il tempo di una stretta di mano.
E poi io sono miope, si sa...

Conosceva molto bene l'americanamica Renata, perché in questa scuola (in tutte le scuole americane?) i genitori possono impegnarsi in attività di volontariato interno, se hanno tempo. E Renata - che per ora non può lavorare negli Usa perché il suo visto non lo consente - lo fa volentieri.
Un po' come fanno le mamme della scuola di Caivano, visto? 

Si congedò dicendoci "Peccato che la scuola è chiusa e non ci sono ancora i ragazzi", e ci lasciò andare tranquillamente in giro da soli. 

Quello che mi colpì subito, fu la presenza costante sulle pareti della scuola di messaggi "educativi", "formativi".
"Onestà", "Rispetto", "Cooperazione", "Responsabilità", "Risoluzione dei problemi", "Dritti all'obiettivo", "Essere Sani", "Fiducia"...

Un foglio plastificato affisso al muro ribadiva con cortesia e incoraggiamento le "Regole e le aspettative" della Scuola elementare Charles W. Nash:
1. Sii rispettoso nei confronti di te stesso e degli altri.
2. Sii pronto a lavorare duramente ogni giorno, e utilizza al meglio le opportunità di apprendimento.
3. Durante le lezioni non fare rumori mentre sei nei corridoi.
4. Mantieni un atteggiamento positivo e farai buone scelte.
Messaggi "positivi" ed incoraggianti dovunque: "Non saprai mai quanto potrai fare fin quando non tenterai", c'è scritto sotto ad uno dei due canestri della palestra.

Palestra che è questa qui (notare l'aria condizionata...):
Entriamo in una classe.
Anzi, NELLA classe, quella di Francesca.
Vuota, ancora in fase di "pulizia stagionale". Noto subito la presenza di un lavandino in classe.
Beh, forse è meglio vedere la classe con i ragazzi, no? Magari mentre fanno "lezione di informatica", ognuno con un MacBook a disposizione...
(Ohibò! Qui c'è qualcuna che mi pare di conoscere! :-))) )

Beh, adesso avrete capito perché all'inizio accennavo a "emozione, incredulità, rabbia...". E siamo appena all'inizio del nostro viaggio.

Perché c'è anche una vera e propria biblioteca, alla Scuola elementare pubblica "Nash" di Kenosha. E questo è il suo ingresso.
"I libri aprono le porte alla scoperta" leggono i bambini prima di entrarvi.
Ingresso dove ci sono anche "16fottutissimirotoli16" di carta colorata, che insegnanti e bambini utilizzano liberamente per l'attività scolastica quotidiana in classe.
Già lì davanti credevo di avere un mancamento. Dentro, poi... Dovevo sempre sforzarmi di ricordare che non eravamo in un'università (americana), ma in una scuola elementare. Pubblica, per di più. 
E' pur vero che, una volta entrato, me lo avrebbero comunque ricordato le dimensioni delle sedie e dei tavoli per la lettura, sistemati attorno a uno degli ultimi modelli della "Nash Motors".
Meno male che il Preside non c'era, altrimenti avrebbe pensato che avessi dei problemi, vista la mia espressione. Che variava dall'essere con la bocca spalancata, allo scuotimento costante della testa.

I libri erano, come in tutte le biblioteche, divisi per argomenti. Ma qui erano tutti "a portata di mano" di bambini.

Bambini che sono liberi di entrare, leggiucchiare qualcosa e scegliere e portarsi poi a casa il libro da leggere.
Alcuni di questi erano poi accompagnati dal "pupazzo" protagonista del libro: i bambini, insomma, a casa si portano poi sia il libro che il "protagonista", che diventa così un loro compagno di lettura. Metodo utilissimo - mi è stato spiegato - per capirne, per assimilare meglio, il testo (qui sotto bilingue, inglese e spagnolo!).
Dopo averlo letto, i bambini debbono svolgere un piccolo compito: un test che ne verifica la comprensione e invita eventualmente per la successiva lettura un libro di "livello" superiore.
Basta che il bambino entri nel sito della scuola, clicchi il link della biblioteca e digiti il codice scritto al fondo dell'etichetta incollata sulla quarta di copertina.
I bambini si troveranno così a rispondere ad alcune domande che ne verificano, appunto, il grado di comprensione, di modo che possano così passare ad un "Reading level", ad un "livello di lettura", superiore.

Verifica che l'alunno può svolgere a casa o in classe o anche lì direttamente, da una delle sette postazioni Mac presenti in biblioteca.
Ero incerto se uccidermi lì o in bagno.

Ho optato per la "restroom".
Curioso sempre nei bagni, quando viaggio. E' una sorta di verifica, per me. Sposo, infatti, incondizionatamente ciò che un giorno disse il regista russo Andrei Mikhalkov-Konchalovsky: "Dove i bagni pubblici sono sporchi, la democrazia non funziona molto bene...".









 

Questo sopra era quello dei ragazzi, e quest'altro quello riservato ai bambini disabili.









 

Confesso di non essere mai entrato in un bagno per bambini disabili di una nostra scuola elementare. Ma la domanda mi è sorta spontanea: in quanti, dei nostri servizi igienici scolastici riservati agli alunni con disabilità c'è un lettino o il sollevatore ancorché solo manuale?

Basta, era troppo.
Lo stupore iniziava a trasformarsi in rabbia.

Esco all'esterno della scuola.
Vedo vari campi da basket e di calcio (su curatissimi prati verdi) che al di fuori dell'orario scolastico possono essere utilizzati da chiunque.
Poi, ovviamente c'era anche un'area giochi riservata ai più piccoli.


Mi guardo intorno e non so cosa pensare.
Non so cosa pensare nemmeno quando la piccola-grande Francesca, che con il fratello Stefano mi ha fatto da guida, mi racconta che ogni mattina, quando i ragazzi entrano a scuola, vengono accolti - fuori - dal preside, che saluta loro uno ad uno...
Ho scritto questa storia pensando alla famiglia Santoro e a quella di Mick Granucci, che - riconoscenti - hanno contribuito a mantenere bella la "Nash Elementary School".

Ho scritto questa storia pensando a Renata e al suo compagno, che hanno regalato questa benedizione ai figli.

E l'ho scritto ascoltando compulsivamente come sottofondo "Teach Your Children" di CSN&Y"...

"Insegna bene ai tuoi figli,
l'inferno dei loro padri non c'è più,
e ora nutri loro dei tuoi sogni,
l'unica cosa da raccogliere,
l'unica cosa da imparare...
Guardali e sospira,
e sappi che loro, 
per questo, 
ti ameranno".


8034 chilometri più in là, a Caivano, provincia di Napoli, la medaglia alla prof. Carfora, naturalmente, non l'hanno mai data.

Una cosa comune, queste due scuole, però ce l'hanno. 
Anche qui, pur essendo questa una scuola pubblica americana, i genitori debbono pagare le tasse scolastiche. E' pur vero che non debbono sborsare nient'altro, né per i libri, né per i quaderni o altro materiale.
E allora è ovvio che le tasse siano un po' salate...

Mandare un figlio in questa scuola costa infatti 44 dollari.

44 dollari L'ANNO. 

No, non è un errore: proprio 44 dollari. 
E cioè, esattamente (al momento in cui scrivo) 
35 €uro e 16 centesimi. 

All'anno.

Buona notte a tutti.


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