PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

martedì 15 aprile 2014

Il sogno dell'astronauta Giacinto

Sembra il titolo di un racconto a fumetti del Corriere dei Piccoli.
E, invece, questa storia parte da Casavatore, provincia di Napoli.

Apro Google per documentarmi, per scrivere qualcosa del paesino - quanti sono gli abitanti, cose del genere... - e, almeno nel momento in cui scrivo, accanto alla cartina che evidenzia la posizione geografica e la descrizione del Comune tratta da Wikipedia ("Casavatore è un comune italiano di 18.585 abitanti della provincia di Napoli, in Campania. E' il primo comune italiano per densità di popolazione con oltre 12.000 abitanti per chilometro quadrato"), c'è una terribile fotografia.
Questa:
Già: la vita a Casavatore (paesino attiguo al quartiere napoletano di Secondigliano) non è sempre stata facile: "Casavatore è stato a lungo al centro degli interessi della camorra - mi ha raccontato un collega che conosce quel territorio metro per metro -. Fino ad essere coinvolto, una decina di anni fa, nella famosa faida di Scampia"Che solo tra il 2004 e il 2005 provocò la morte di una settantina di persone: una media di tre vittime al mese. 
Compresi tre ragazzi di 29, 26 e 25 anni che non c'entravano niente e che vennero ammazzati "per errore".
Oggi, per fortuna, è tutto differente, e quel periodo terribile è solo un ricordo.

Nel 2004 Giacinto, era quasi loro coetaneo: 23 anni. 
Lui e la sua famiglia (come la stragrande maggioranza degli abitanti di Casavatore) erano - e sono - lontani mille miglia da quel mondo. 
Madre casalinga, padre impiegato, Giacinto, ottimo studente, dopo essersi diplomato si sarebbe iscritto all'Università se non avesse deciso di fare il militare.
Certo, forse non immaginava che l'avrebbero spedito 729 chilometri più a nord, a Bassano del Grappa, provincia di Vicenza. 
"Ero un Alpino, addetto al minuto mantenimento. In parole povere facevo parte di quelle squadre di elettricisti che riparano le strutture".
Proprio quando era prevista la sua partenza per il Kossovo iniziarono, però, a emergere le prime notizie sulle contaminazioni (e sulle morti dei soldati) da "uranio impoverito": "Fu una decisione difficile, ma alla fine 'tolsi la firma' e decisi di non partire. Venni allora destinato a Roma, dove feci l'autista per un alto ufficiale".

La storia di Giacinto ha un po' dell'incredibile. 
Finito il militare, il nostro amico tornò a casa. Era di nuovo  a Casavatore: diplomato, ex militare, dopo un po' trovò lavoro come tecnico installatore di reti telefoniche e fibre ottiche. 
Ma a Milano.
"Nel frattempo chiesi un 'prestito d'onore': mi serviva, infatti, un finanziamento per aprire un negozio al paese - mi dice -. Avevo deciso che avrei aperto un alimentari".  
Ottenne il prestito, Giacinto, ma contemporaneamente si iscrisse all'università, con tutte le difficoltà che affronta chi decide di farlo quattro anni dopo il diploma. Ma mica si accontentò di una facoltà "qualunque": scelse, infatti, Ingegneria aerospaziale all'Università degli Studi di Napoli Federico II.
A Roma, a questo punto, si direbbe, con grandissimo rispetto,  "Me cojoni!" (le signore mi perdonino...).

E fu così - fra un esame e l'altro, migliaia di pagine dopo migliaia di pagine - che Giacinto capì che quello sarebbe stato il suo destino. "Vendetti il negozio dopo due anni. Nel 2009 mi laureai, e tre anni dopo presi la specialistica: ero laureato in Ingegneria aerospaziale e astronautica".
Il primo laureato in famiglia.

Ma secondo voi, cosa fa, in Italia, un giovane laureato in Ingegneria aerospaziale e astronautica?
L'ingegnere aerospaziale??
"Fui fortunato: trovai lavoro a Napoli. Contratti a termine, ovviamente... Ma come 'analista strutturale'". Che poi vuol dire, mi spiega, che verificava come si comportava un componente particolare sottoposto a determinate sollecitazioni.
Stop, non chiedo di più.
La  cosa positiva era che quel contratto a termine di tre mesi era compensato dalla prospettiva di possibili esperienze all'estero: "Sarei dovuto andare ad Amburgo, poi a Tolosa: ma poi quelle ipotesi saltarono".

Il problema era che il nostro Giacinto da Casavatore aveva ("da sempre", mi dice) "il pallino dell'America"Così, tramontata l'ipotesi "Amburgo" - seguita poi dal tramonto dell'ipotesi "Tolosa" - l'anno scorso decise di chiedere consiglio al suo vecchio docente di "Strutture aerospaziali e aeroelasticità"
Magari lui qualche contatto negli Usa ce l'aveva...

"Possibilmente in California", gli chiese.
Il sogno di Giacinto.

E il suo professore - che Dio lo benedica!, uno che simpaticamente nel sito dell'Università ha inserito non l'indirizzo, ma le coordinate GPS per arrivare a lui (40°49'50.34" Nord; 14°11'23.52" Est) - gli rispose che un contatto, negli Stati Uniti, effettivamente ce l'aveva. 
Ma era in Kansas. 
Che sta a 1143 miglia (1840 chilometri!) dalla California, è vero: ma è pur sempre negli Usa, no?

Miei cari amici lettori: più sento queste storie "americane", più sono costretto a prendere atto che - davvero! - la fortuna aiuta gli audaci.
(O, comunque, chi almeno tenta...).

Per un'incredibile combinazione, infatti, il nostro Giacinto inviò il curriculum a quell'azienda del Kansas, proprio quando questa era alla ricerca di nuovi ingegneri da assumere
E quelli, dal Kansas, che gli risposero? 

La cosa più naturale, in un mondo giusto"Mi risposero che erano interessati, e che però avrebbero voluto fare un colloquio. 
Facemmo una lunga telefonata.
E lì parlammo un po'. Io emozionato, un po' timoroso, con il mio inglese scolastico e un po' incerto; loro, invece, sereni e operativi, come in questi casi sono gli americani (anche se uno era colombiano e l'altro era spagnolo). Mi fecero un po' di domande: mi chiesero cosa facevo, le mie esperienze professionali, le mie aspirazioni, le mie aspettative... 
Poi, tanti saluti. 
Mi dissero di aspettare la risposta: perché una risposta, comunque, sarebbe arrivata".

Che, in un mondo giusto, è il minimo.
E nel nostro mondo è già tanto.

La risposta, via e-mail, arrivò dopo un mese.
"Come se fosse stata la cosa più naturale al mondo,  mi salutavano, mi davano del 'tu' chiamandomi per nome di battesimo e mi dissero che sarebbero stati molto contenti ad assumermi, intanto per un anno, nel loro centro di ricerca, il 'National Institute for Aviation Research' di Wichita, Kansas, Stati Uniti d'America".
Una struttura legata alla Wichita State University, università pubblica del Kansas.
Questa qui sotto, porca miseria...




Un campus di quasi 100mila metri quadri, che nel 2013 ha raggiunto il budget annuale - no profit - di 46 milioni di dollari, poco più di 33 milioni di €uro.
Che mi venga un colpo...
Giacinto avrebbe lavorato nel Laboratorio di meccanica computazionale. Ma, vi prego, non chiedetemi di più: nonostante abbia fatto il liceo scientifico, sono sempre stato un disastro in matematica e in tutti i suoi (ampissimi) dintorni.

Ora immaginate la scena di quando Giacinto ha detto la cosa in famiglia: ai suoi genitori, a suo fratello, a sua sorella.
E cosa volete che dica una mamma quando il suo piccolo decide di partire... "Certo, erano contenti, ma... Ma 'proprio non riuscivi a trovare un lavoro a Napoli?', mi chiesero quasi senza parole"
E' la lacerazione che vivono tutti gli emigranti: "So che i miei in quel momento hanno quasi pensato di avermi 'perso'. Ancora oggi, mio padre ogni tanto mi chiede se mi avvicino, magari anche solo in Germania...".

Poi c'era Anna. 
La sua ragazza. 
Giacinto e Anna stavano insieme da nove anni.
Giovane, bella come il sole, tipicamente mediterranea: "Anna fu contentissima. 
Oddio, era più preoccupata che contenta...
Sai, le donne sono sempre più pratiche, sono più avanti: spesso hanno la capacità di vedere le cose 'in prospettiva'. Lei fu, da sùbito, molto contenta. Certo sapeva che non mi avrebbe mollato: ti pare che una ragazza italiana, anzi, napoletana, permetterebbe con serenità che il proprio fidanzato (italiano, per di più!) viva da solo in America?".

(Dì la verità, caro Giacinto: sei tu che non avresti mai lasciato sola, in Italia, la tua bella Anna...).

E poi, gli amici... 
Giacinto ha amici "di tutti i tipi": qualcuno è laureato, qualcuno è impiegato, c'è chi fa l'operaio e chi è all'eterna ricerca di uno straccio di lavoro decente. "I miei amici sono tutti rimasti un po' di stucco, ma furono tutti contentissimi: erano orgogliosissimi di avere un amico laureato in ingegneria aerospaziale che sarebbe andato in America!".
Qualcuno, racconta, avrebbe voluto e vorrebbe seguirlo ma, alla fine, ha preso atto che non ce l'avrebbe fatta, che non se la sarebbe sentita. Altri, invece, non conoscendo l'inglese non ci hanno nemmeno provato.
"Poi ho compagni di università, ingegneri come me, che se ne sono già andati: chi in Francia, chi in Germania, dove non c'è la complicazione per il visto".

E questa è storia di un anno fa. 
Un anno fa, infatti, proprio in queste settimane, Giacinto stava preparando le valigie.
E l'anima.

"Non ero mai stato negli Stati Uniti, non conoscevo nulla del Nuovo Mondo. 
Sono partito il 7 maggio del 2013. 
E potete immaginare che tumulto sentissi dentro di me. Ma tenevo duro, non ci dovevo pensare troppo. 
Era un'occasione troppo importante, per me. Anzi, era una benedizione dal cielo.
Io dovevo tenere duro.
E poi, abituato alla vita di Casavatore, di Napoli, sapevo che sarei stato in grado di vivere ovunque.
Quando l'aereo ha toccato terra mi sembrava di essere Cristoforo Colombo.
Mi sono guardato intorno e mi son detto ' Giacì, chist'è n'altro pianeta!'.
Il cielo era sempre lo stesso, l'acqua è uguale, anche la natura, almeno qui in Kansas, non è molto differente da quella italiana. 
Ma, vi giuro, questo è un altro pianeta...".


Miei cari amici lettori: più sento queste storie "americane", più sono costretto a prendere atto che - davvero! - la fortuna aiuta gli audaci.
(O, comunque, chi almeno tenta...).

No, cari amici: non avete le traveggole, e questo non è un refuso. Aver ripetuto una frase che avevo già scritto qualche riga più in su non è stato un errore.
E' che non sapete cosa è successo il primo maggio dell'anno scorso, proprio mentre Giacinto stava preparando le valigie per l'America.

Chi segue questo blog sa benissimo "cosa succede" il primo Maggio di ogni anno (festa dei lavoratori, ma non negli Usa, a parte...).
E' successo che, proprio una settimana prima della sua partenza, Giacinto e Anna hanno controllato il sito della DV Lottery, quello della Green Card, per vedere se per caso erano stati sorteggiati.
"Io era la terza volta che ci provavo. E niente, anche l'anno scorso presi atto che non era destino, evidentemente. 
Poi, invece, inserisco il 'confirmation number' di Anna e...".

Avete intuito benissimo.

Giacinto stava per partire con un contratto di lavoro negli Usa e sei giorni prima ha saputo che la sua Anna aveva vinto la Green Card alla lotteria.

"Rimasi di stucco, soprattutto perché ricordo benissimo che quando avevamo inviato i moduli, l'ottobre precedente, eravamo pieni di dubbi: per esempio avevo l'impressione che la foto di Anna non fosse perfetta, certamente non come la mia, che invece era precisa-precisa". 
E invece è stata proprio lei ad essere stata estratta.

Con quel turbinio di sensazioni, la sua Anna lo ha raggiunto in America un mese dopo, era giugno dell'anno scorso, partendo con l'ESTA, l'autorizzazione che viene rilasciata a chiunque si rechi negli Usa per turismo. "Giusto per dare un'occhiata", mi dice.
"Vuoi sapere la mia prima impressione? Ah, guarda: appena atterrai trovai tutto fantastico. E quando ho raggiunto Wichita già mi sentivo a casa!", mi dice lei entusiasta, con un sorriso solare.
Eccola qui sopra, Wichita.
Nel bel mezzo dell'America.
Dopo tre mesi, sbrigò le pratiche per il visto J-2, quello per il coniuge (o il futuro coniuge) di chi è munito di visto J-1, che comprende anche la categoria di "professore o ricercatore universitario" straniero.
Perché non voleva stare lì tre mesi e poi tornare in Italia: così come non poteva aspettare di avere la Green Card per stare accanto a Giacinto, visto che alla fine ci vuole un anno prima che arrivi...

"Insomma, stavamo insieme da nove anni e dunque era venuto il tempo, ormai. 
E l'America, in fondo, ci ha aiutato, così come la vincita della Green Card di Anna. 
Ci amiamo, la Green Card viene passata automaticamente al coniuge se ci si sposa, dunque tutto ci ha spinto verso il 'grande passo'. 
Abbiamo deciso di sposarci..."


Giacinto e Anna si sono sposati a Las Vegas, come in un film.
Fecero tutto da soli, come si può tranquillamente fare, a Las Vegas. 
La cerimonia si sarebbe svolta nella "The Chapel in the Clouds", la "Cappella tra le nuvole" al 103° piano dell'hotel Stratosphere, quello della foto qui sotto, che come tutti gli hotel di Vegas ha anche un casinò e una "wedding chappel", una cappella per matrimoni
Uscendo dal Clark Country Clerk - l'ufficio della Contea che rilascia la licenza matrimoniale - furono poi avvicinati da un autista di limousine che disse loro: "Volete fare un giretto?". 
Sarà stato il bouquet che Anna aveva in mano, o sarà stato il suo vestito da sposa, sta di fatto che quando lei gli chiese "It's free?" ("E' gratis?"), lui rispose "Ok, let's go!".

(Va beh, poi li portò al suo ufficio e li convinse ad affittare per qualche ora la limousine. E così Anna e Giacinto si son fatti un giro per la Strip, la lunga strada di Las Vegas tutta  alberghi, casino, luci e musica)...
Un bel matrimonio "all'americana", insomma.
"Un'esperienza fantastica!", dice Anna.
Ma, purtroppo, senza amici italiani, senza nessun parente..

"C'eravamo solo noi... - mi dice Giacinto -. No, i miei, qui, non sono mai venuti. E poi nella loro vita non hanno mai preso l'aereo, e per venire qui dovrebbero prenderne almeno due: Roma-Atlanta e poi Atlanta-Wichita o, peggio, tre, in caso di scalo in qualche città europea. 
Ma io sono certo che qui si troverebbero bene. 
Se solo potessero verificare direttamente come la vita è meravigliosamente tranquilla, qui: pulita, umana. Come dice Anna, qui intorno al massimo potrebbero incontrare Dorothy con l'uomo di paglia, come nella favola del Mago di Oz".


A parte Las Vegas e Oklahoma City, racconta, dell'America per ora non hanno visto molto più.
"E ho voglia di vederla tutta, questa America! Prima di venire qui, ho sempre immaginato che gli Usa fossero tutti come New York, o come la California, o la Florida. E venendo da Napoli, città di mare, forse mi piacerebbe vivere con il mare vicino...
Forse l'idea che avevo degli Usa era fortemente influenzata dai film che avevo visto. O dai miei hobby, dai miei interessi: la musica, la chitarra Fender, le missioni della Nasa.
Sono state queste cose a portarmi qui...
Però è vero che tutte le cose che in Italia sembrano, anzi, sono difficili, qui sono più facili. Trovi sempre l'informazione che cerchi, una persona educata che ti risponde. Trovi sempre uno sconosciuto che ti dà una mano...".

Poi...
Poi un giorno Giacinto legge un annuncio in Rete: "Società privata olandese cerca e seleziona astronauti per la prima missione umana su Marte".

Avete letto bene: Marte. Nel senso di pianeta.
Che è il più "vicino" alla Terra, è vero.
Però...
E cosa volete che abbia fatto, il nostro Giacinto da Casavatore? 
Naturalmente ha immediatamente compilato ed inviato il modulo di adesione con il questionario, al quale doveva rispondere con un video.
"Vedi, l'astronautica è sempre stata la mia ossessione. E quando ho visto quell'annuncio non ci ho pensato su molto. Ho risposto ad un po' di semplici domande, del tipo: 
'Dicci perché vuoi andare su Marte.
Descrivi il tuo senso dell'umorismo.
Cosa fa di te il candidato perfetto?'.
Insomma, ho fatto questo video di 60 secondi e l'ho inviato".

Dopo 6 mesi gli hanno risposto.
E a quel ragazzo di Casavatore hanno detto che aveva superato la prima selezione per diventare futuro astronauta di un equipaggio diretto su Marte.
Sono state 236mila le candidature, che una prima scrematura ha ridotto a 1058. 
"Il progetto 'Mars One' è 'terraformare' Marte: produrre ossigeno, far crescere vegetazione, riportarvi acqua. Rendere, insomma, Marte, 'vivibile' per noi umani. 
Non si tratta di fantascienza, il problema di inviare l'uomo su Marte non è più frutto di pura immaginazione, con le tecnologie di oggi...".

Obiettivo di Bas Lansdorp, l'olandese volante, padre del progetto, è arrivare a colonizzare il pianeta Marte, che ha una durata giorno-notte simile a quella terrestre, costruendo strutture abitative e serre (qui sotto alcuni disegni dei progetti) che che ovvierebbero ai -140 gradi invernali. 
Presenza massiccia di metano nell'aria a parte, i "rover" inviati dalla Terra, e che si sono fatti i loro bei giretti su Marte, hanno registrato temperature estive praticamente perfette: intorno ai 20 gradi.














Il vero problema è che sarà - sarebbe - una missione di "sola andata": insomma  chi andrà su Marte, "ci resterà". 
In tutti i sensi. 
Sarà, infatti, destinato a vivere e a restare sul pianeta Marte per sempre. In nome delle avventure spaziali e della scienza. 

Forse per creare così la prima colonia di terrestri sul "pianeta rosso", ma forse anche perché ogni volo è previsto che costi qualcosa come sei miliardi di dollari. 
Il progetto prevede l'invio di nuovi astronauti ogni due anni, con il volo che dovrebbe durare non meno di sei-sette mesi. 
"Ma, allontanandosi così tanto dalla Terra, in assenza di totale gravità, alla lunga potrebbero esserci dei problemi alle ossa e ai muscoli - mi dice -Poi c'è il fattore 'tempo': arrivare sulla Luna è stato uno scherzo: sono stati impiegati tre giorni 'terrestri'; mentre per giungere su Marte, a parte la difficoltà dei sei mesi di volo, si tratta di superare le fasce di Van Allen, e quindi bisogna essere adeguatamente protetti dalle radiazioni presenti".
E io che ho sempre pensato che Van Allen fosse solo il gruppo musicale heavy metal dei tre fratelli! (Sì, lo so: loro si chiamano Van Halen...)

Dopo aver ricevuto la risposta, Giacinto ha dovuto sottoporsi alla prima tornata di test medici, che ha superato.
"Ora dovremmo essere non più di 900, e aspettiamo il colloquio diretto. E alla fine di questi verranno scelti i primi 24, che partiranno a gruppi di quattro".

Devo dire che la bellissima Anna non è che l'abbia presa molto bene, 'sta storia "marziana". 
Insomma, è facile capirla: prima il marito se n'è andato in America, e ora 'sto matto stava pensando a Marte. 
Dal quale, è certo, non tornerebbe più.
Ma non scherziamo...
"Diciamo che abbiamo discusso un po'. Ma mi pare prematuro, visto che non è mica detto che io venga selezionato. E poi la prima missione, è prevista fra 10 anni".
Ma mi dice il tutto sorridendo...

Cosa pensino di questa cosa i poveri genitori di Giacinto non so: forse sperano soltanto che tutta questa storia sia una "bufala", come qualcuno afferma sicuro nel web. O che nel frattempo gli studi dichiarino "Mars One" una "mission impossible".
"Diciamo che si aggrappano anche alla possibilità che da qui ai prossimi 10 anni io rinunci. O che almeno trovino un modo per ritornare sul pianeta Terra".
Intanto ha creato una "fan page" su Facebook dove si può seguire tutti gli sviluppi della vicenda...

Per ora, tornando con i piedi ben saldi sul pianeta Terra, Giacinto abita ancora nel bel mezzo degli Stati Uniti grazie al suo bel contratto da ricercatore ricevuto dopo che il suo prof d'Università gli aveva segnalato il Centro di Ricerca di Wichita.
Eccolo seduto davanti all'ingresso di casa sua, un appartamento di tre camere e cucina che paga 425 dollari al mese, 300 €uro. Anche se, bisogna dirlo, il Kansas è uno degli Stati americani più economici...

Ma Giacinto è già con il piede sulla linea di partenza.
"Il mio contratto a Whicita scade il 6 giugno. Tre giorni dopo sarò a Montreal, in Canada, dove frequenterò lo Space Studies Program 2014, seminario organizzato dall'International Space University di Strasburgo e sponsorizzato da una trentina di agenzie ed aziende spaziali mondiali, fra cui la NASA, l'ESA (L'Agenzia Spaziale Europea), la JAXA (l'Agenzia Spaziale giapponese), la Csa-Asc (l'agenzia spaziale canadese)". 

Lì, Giacinto, il prossimo giugno, tornerà alla sua passione, anzi, alla sua "missione": l'astronautica.
Per partecipare ha chiesto una "borsa di studio" all'ESA, che gliel'ha concessa. 

"Seguirò un Programma di specializzazione in ambito spaziale: materie tecniche ma anche seminari su 'politica spaziale', 'medicina spaziale', 'effetti dello spazio'. 
Ci saranno interessantissimi faccia a faccia con astronauti...
Cavoli, non vedo l'ora!
Finito questo anno di esperienza nel Centro Ricerca di Wichita, mi riallaccerò finalmente al settore spaziale: quello che mi ha fatto sognare, quello che mi ha spinto a studiare".

Poi, terminato il seminario di Montreal, verrà finalmente il momento di una vacanza americana "vera". Perché non è che degli Usa abbiano potuto vedere molto, finora. Anche perché lo stesso Stato del Kansas non è mica tanto piccolino: ha una superficie di poco inferiore all'Italia. 
"Appena possiamo ci facciamo qualche giro: andiamo nei grandi parchi che ci sono qui. Il Kansas è pieno di parchi... In generale qui regna la natura: aria pulita, niente inquinamento, grandi pianure. Tutto è molto slow, tranquillo...".
"Abbiamo una semplice Ford Focus ('americana', con il cambio automatico, si intende...) e si viaggia da Dio. Bisogna dire che in Kansas c'è una bellissima qualità della vita. Certo, qui si sta davvero molto tranquilli. Forse un po' troppo, ecco... Diciamo che se uno cerca un posto tranquillo, è perfetto. Non costa molto ed è tranquillissimo".
La vita frenetica delle grandi metropoli americane, qui, è davvero lontana. 

Dunque, prima il seminario di Montreal, poi qualche settimana di vacanza americana e poi, ad agosto, di nuovo in Italia. 
Perché lui e Anna hanno un appuntamento importante a Napoli: le visite e il colloquio a Napoli per ricevere la Green Card.
E, a quel punto, con la Green Card in tasca sì che se la gireranno per bene, finalmente, l'America.

"Una volta ottenuta la Green Card cambierà tutto: intanto con Anna a settembre vogliamo vedere la Monument Valley, e il Grand Canyon, e San Diego, e San Francisco, farci un po' di Route 66. A quel punto mi muoverò per cercare qualcosa qui negli Usa".
Insomma, una volta ottenuta la Green Card, sarà l'America la loro nuova casa. 
"Sì, credo proprio che ci stabiliremo qui. Sceglieremo dopo, dove, in quale Stato americano, in quale città.
Non hai idea di quante volte, nel corso di quest'anno, mi è stato offerto un posto di lavoro e tutto si è bloccato alla domanda 'Ah, non hai la Green Card?' Torna quando ce l'hai, e avrai il posto'...".

Giacinto e Anna si rendono benissimo conto di quel che il destino sta dicendo loro...
"Certo, ma c'è un prezzo da pagare vivendo un'avventura come questa: il lato negativo è la lontananza, la preoccupazione delle persone care che sono lontane. Se ti fermi a pensare, capita spesso che ti trovi a chiederti 'e se succede qualcosa?'. Lo so che se lavorassi a Milano alla fine impiegherei almeno quattro ore per arrivare a casa. Ma stando qui hai davvero la sensazione di essere lontano.
Con gli amici la cosa si risolve con Facebook, con WhatsApp. Ma con i miei...".



Il nostro nuovo amico lo lasciamo così: con questi sogni in mezzo ad una delle tante strade americane dritte come un fuso, di quelle che tagliano gli Stati Uniti d'America senza quasi mai fare una curva. 

So cosa pensava il nostro amico quando si è fatto fotografare lì, nei pressi di Oklahoma City, con i piedi ben piantati sulla Route 77: "Senti cosa ho in mente: quando io e Anna riusciremo ad ottenere entrambi la Green Card, dopo cinque anni diventeremo cittadini americani. E a quel punto, aiuterò mio fratello, cuoco, a venire qui e ad aprire un bel ristorante. E poi chiederò il ricongiungimento familiare.
E i miei saranno tutti qui. 
E avremo una casa tutta per noi.
Con il giardino.
In qualche posto tranquillo degli Stati Uniti d'America...".

La storia di Giacinto e Anna l'ho scritta ascoltando ripetutamente, compulsivamente, decine e decine (e decine...) di volte la versione (clicca qui) di "Space Oddity" incisa dall'astronauta canadese Chris Hadfield mentre era a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. 

"Malgrado sia lontano
più di centomila miglia,
mi sento molto tranquillo
e penso che la mia astronave sappia dove andare.
Dite a mia moglie che la amo tanto.
Lei, lo sa...".
("Space Oddity", David Bowie)



P.S.: Se volete curiosare un po' sulla "fan page" Facebook "Giacinto Mars One" (e mettergli un bel "mi piace"!), cliccate QUI
Se volete sapere di più sulla Lotteria Green Card cliccate QUI 



© dario celli. Tutti i diritti sono riservati

11 commenti:

  1. Se non mi sbaglio, ho "conosciuto" questi ragazzi sulla pagina fb di italiani online (o come si chiama) quando ancora si trovavano in Italia. Sono felice di sapere che alla fine e' andato tutto cosi' bene. In bocca al lupo per quello che verra' :)

    RispondiElimina
  2. Sempre bellissime storie qui da te!

    RispondiElimina
  3. ah che bella storia, ero un po' sbattuta e soletta stasera e vado a dormire felice!

    RispondiElimina
  4. Mi piacciono molto queste tue storie sui "nuovi emigranti" a lieto fine. Forse perché rafforzano in noi l'idea che a volte basta crederci e rimboccarsi le mani...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Brava, Mamma!
      E' esattamente quello mi spinge a raccontarle: dire a chi è triste e depresso che la porta per la salvezza, per la via d'uscita è lì, davanti a noi, anche se non la vediamo.
      E che, a volte, la "via d'uscita" è meno faticosa della vita che si vive...
      Anche se ne abbiamo paura.

      d.

      Elimina
  5. Con Giacinto ci sono andato a scuola insieme, da piccolo. Poi ci siamo rincontrati da grandi ed è ho subito apprezzato la sua determinazione e il suo essere vero. In bocca al lupo amico mio :)

    RispondiElimina
  6. Questa storia e` GRANDIOSA! In bocca al lupo ragazzi!

    RispondiElimina
  7. in bocca al lupo..sono due grandi!!!! w il pensiero positivo. Comunque l'ha raccontata benissimo....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Mimma! E torna ancora fra queste pagine!

      d.

      Elimina