PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

sabato 24 febbraio 2018

Elezioni politiche: il caso della lista fantasma in America


Uno spettro si aggira per l’America: lo spettro dell’annullamento delle elezioni politiche italiane in quel collegio.

Non si ha idea, almeno al momento, come il Ministero degli Interni riuscirà a districare questa matassa, ma quel che è certo è che si tratta di una situazione assai complicata dai risultati poco prevedibili.

Il pasticcio è nato quando gli italiani iscritti all’Aire residenti nella “Circoscrizione Centro e Nord America” (trecentomila italiani che eleggono nel Parlamento italiano due deputati e un senatore) hanno ricevuto a casa la loro scheda elettorale.

Su questa, erano stampati i simboli dei partiti “italiani” che tutti conosciamo e quelli tradizionalmente specifici che si occupano degli italiani all’estero.

Tranne uno nuovo, che ha attirato immediatamente l’attenzione di tutti i connazionali negli Usa, in Canada e nei Paesi dell’America Centrale, e il cui nome, più che altro, sembrava uno slogan: “Free Flights to Italy”, “Voli gratis per l’Italia”.
Qualcuno è sobbalzato sulla sedia, mentre qualcun altro ha sorriso pensando che sarebbe proprio un sogno una sorta di finanziamento da parte dell’Italia per far tornare "a casa",  periodicamente, i suoi emigranti.

Gli italiani all’estero, rispetto a chi risiede nella Penisola,  hanno un vantaggio: la maggior parte di loro segue la politica italiana con un certo distacco, condito talvolta da una velata nostalgia, talvolta da un po’ di comprensibile risentimento.
Sta di fatto che tutti (in particolare coloro che da anni animano i circoli e le sezioni dei partiti italiani negli Usa e in Canada) si sono guardati in faccia chiedendosi a vicenda chi diavolo fossero “quelli” del “Free Flight to Italy” Party…
Fra le prime a farsi un po’ di domande è stata Selvaggia Lucarelli, direttore del sito “Rolling Stone” che ha dedicato a questa nuova (e strana) lista un articolo dal titolo “L’inquietante storia di un candidato fantasma”.
“Sulla scheda elettorale arrivata agli italiani residenti all’estero appare un simbolo misterioso ‘Free flights to Italy’ di Giuseppe Macario. 
Indagando su chi sia il candidato, ci si imbatte in una sorta di surreale spy story tra titoli di studio inventati, accuse di diffamazioni via web, persone impaurite e società fantasma a Panama”.
A Selvaggia Lucarelli è bastata qualche telefonata per farle  capire - fra risposte imbarazzate e il classico (italianissimo…) “scarica barile” - che dietro a questa misteriosa formazione politica dal nome così bizzarro c’è qualcosa di poco chiaro. 
Il ministero degli Esteri, interpellato, ha infatti scaricato la questione sul ministero degli Interni, dove però è stato fatto notare che la presentazione di una lista per gli italiani all'estero è di competenza della Corte d'Appello di Roma.
Dove, in effetti, lo scorso 28 gennaio liste e simboli sono stati depositati.

Anche quello della misteriosa "Free flights to Italy". 
Immaginiamo dai suoi esponenti: e cioè "Macario Giuseppe (detto Joe)", 36 anni, e "Borrelli Bettina Anna Maria", la di lui 71enne madre (o zia, o cugina: non è ancora chiaro...).
Il loro partito, o meglio la loro "organizzazione" (visto che affermano di essere una Ong) dichiara che avrebbe come scopo - si legge nella presentazione che compariva sul web e che hanno inviato a "La Voce di New York", autorevole giornale on line Usa - quello di "aiutare i figli di cittadini italiani nati in America del Nord, Canada e America Centrale che desiderano ottenere la cittadinanza italiana tramite lo 'ius sanguinis'; e quello di elargire "borse di studio a cittadini italiani in America così che possano andare a studiare in Italia"
Offrendo fra i vari servizi, "il rimborso dei biglietti aerei per gli italiani residenti all'estero".
Rimborsi, si assicura nelle pagine del sito, arrivati nientemeno a quota 26mila.
O meglio, "si assicurava".
Già, perché quando la vicenda ha iniziato a venire alla luce - con troppe domande che rimanevano senza risposta - il sito ha repentinamente chiuso i battenti.
Resta su "You Tube", invece, un breve comizio presumibilmente di Giuseppe Macario (rigorosamente invisibile, con la voce "fuori campo") inserito in rete lo scorso 25 gennaio, con il sottofondo di "Con te partirò" celebre brano di Andrea Bocelli, presumibilmente senza il suo permesso o il regolare pagamento dei diritti d'autore.
Cliccate al centro del simbolo, se volete ascoltarlo.


Negli scorsi giorni, "La Voce di New York" ha pubblicato le dichiarazioni di tutte le liste italiane che partecipano alla competizione elettorale nella "Circoscrizione Centro e Nord America".

E dalla lista "Free Flights to Italy" ha ricevuto la dichiarazione riportata fra virgolette poco sopra.
Successivamente, chi ha cercato di approfondire la questione (capendo innanzitutto la storia del leader del partito, Joe Macario) si è perso in un labirinto di attestati a suo nome (non si sa quanto autentici...), di titoli accademici altisonanti, di suoi libri che sarebbero stati pubblicati negli Usa e conservati nientepopodimeno che alla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America di Washington DC, di sedicenti uffici di rappresentanza a Panama, Los Angeles, San Francisco, New York e Winnipeg (Canada), di sue docenze (smentite) in Università americane, e di dottorati di ricerca conseguiti, tra gli altri, nella prestigiosa Princeton University...

Si arriva, infine, a leggere che il leader della lista dichiarava di aver partecipato anche alla scrittura di sceneggiature per produzioni televisive e pubblicitarie: come per lo spot di Calzedonia, che ha come protagonista Julia Roberts.

Non solo: ci sono connazionali negli Usa che hanno segnalato anche altre (sedicenti) attività sue o dell'organizzazione "Free flights to Italy": come l'acquisto di prodotti alimentari italiani difficilmente reperibili negli Usa e la  loro spedizione gratuita.
Solo che quando queste cercavano di avere informazioni maggiori, scrivendo alla mail di un misterioso "giuseppe81" non ricevevano risposta alcuna.
Inutile cercar soccorso nel suo profilo Facebook. Quest'ultimo, infatti, conteneva foto di altre persone: un noto fotografo americano e quella - pensate un po’ - di un pornodivo.
Pagina fb peraltro cancellata nelle scorse ore. 

Così come il candidato Giuseppe Macario risulta irraggiungibile al suo numero di cellulare.

Un mistero, insomma. 

Come misteriosa appare la trafila burocratica che ha consentito la presentazione della lista a Roma. 

Dalla scheda compilata al Ministero dell’Interno risulta che la sede del movimento “Free flights to Italy” sia a Fiano Romano (centro non lontano dalla Capitale) anche se alla via e al numero civico registrato - una semplice palazzina di due piani con finestre ben protette da tapparelle chiuse - non compare alcuna targa o insegna della formazione politica.

In effetti lì risulterebbe essere residente Giuseppe “Joe” Macario, il candidato: anche se a “La Voce di New York” lui stesso aveva dichiarato di risiedere e operare negli Usa ormai da cinque anni. 

Non solo.

In questa vicenda pare non si possa nemmeno fare affidamento sulla “dichiarazione di trasparenza” che accompagna la presentazione della lista elettorale: questa, infatti, risulta sì autenticata da un notaio (con tanto di firma e timbro) ma lo stesso - quando è venuto a conoscenza della vicenda - ha dichiarato di non averla mai apposta.

Interrogato da “La Voce di New York”, il Ministero dell'Interno ha precisato che la normativa che regola la presentazione delle liste elettorali non è di sua competenza bensì della Corte d’Appello di Roma. 
In effetti simboli e firme devono essere presentate presso la relativa Cancelleria, con l'intera documentazione che successivamente verrà esaminata dall'Ufficio Centrale per la Circoscrizione Estero

Firme che la legge prevede, in questo caso, siano ben cinquecento.  
Ma c'è chi mette in dubbio che esistano davvero 500 persone che hanno sottoscritto i moduli di presentazione della misteriosa, e fino ad allora inesistente, lista di Fiano Romano.

E mercoledì 28 febbraio la Procura della Repubblica di Roma ha aperto una indagine giudiziaria dopo la denuncia presentata dal notaio romano Luigi d'Alessandro in merito alla propria firma e al timbro, atti da lui ritenuti apocrifi.
Altro argomento di indagine, riguarderebbe l'effettiva esistenza delle 500 firme autenticate.

Così come ha presentato un esposto una delle liste che si è presentata (il MAIE) con uno dei suoi candidati, Leonardo Metalli, che si è costituito "parte civile".

Come se tutto ciò non bastasse, in questa oscura vicenda entrano sorprendentemente anche numerose denunce giudiziarie per “cyberstalking”: in rete esiste infatti un sito -  giuseppemacario.info (cliccare sul nome) - aperto da chi (giovani donne di svariate nazioni, ma non solo) afferma di essere state sue vittime.
Sito aperto proprio con lo scopo di smascherare questa persona, si legge in quelle righe, che nel corso della sua vita avrebbe utilizzato anche un'altra identità e aperto vari siti "civetta".


Ad oggi la vicenda non appare ancora conclusa.

Il problema è che, in questi giorni, migliaia di italiani residenti negli Stati Uniti, in Canada e in America Centrale hanno regolarmente votato e spedito loro schede elettorali, o lo stanno per fare.Qualcuno, chissà, votando magari anche per la lista “Free flights to Italy”, abbagliato dal sogno di venire ogni tanto in Italia a spese dei contribuenti italiani.

Ma non pochi elettori del Nord e Centro America si chiedono ora se, alla luce di tutto questo, la competizione non rischi di essere invalidata, almeno in quel collegio elettorale.
Anche alla luce di un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Roma da uno dei candidati italiani nel Collegio "Nord e Centro America", che si è costituito "parte civile".

Chissà cosa penserebbe di tutto questo Mirko Tremaglia, storico esponente del Movimento Sociale Italiano ed ex ministro "Per gli italiani nel mondo" nel primo Governo Berlusconi, che spese una vita affinché l'Italia si dotasse di una legge che permettesse il voto degli italiani all'estero.
Legge, infatti, che porta il suo nome, e che è stata approvata dal Parlamento dieci anni prima della sua morte.

In verità fra critiche e perplessità, visto che sul voto estero non è possibile alcun controllo: né sulla segretezza del voto dei singoli né, tantomeno, sul fatto che le schede (spedite al domicilio delle famiglie residenti, una per ogni componente maggiorenne) siano poi compilate effettivamente ognuna dai singoli elettori in possesso, anche, della cittadinanza italiana.

Un pasticcio nel pasticcio, dunque.


© dario celli. Tutti i diritti sono riservati 

giovedì 11 gennaio 2018

Siete a New York il 21 gennaio 2018? Non perdetevi la colazione al Village!

Farete una succulenta colazione in una della bakeries più suggestive del Greenwich Village, al termine della quale partirete per un tour guidato (a offerta libera) della parte più suggestiva e nascosta nel quartiere più charming di Manhattan.

Dopo essersi seduti sulle sedie e i tavoli rigorosamente artigianali prodotti con legno locale stagionato, scoprirete le strade più nascoste, autentiche e suggestive del quartiere che, più di ogni altro, riassume la magia di New York.
 
Se siete a New York in quei giorni è un appuntamento da non perdere.

Per informazioni e conferme della partecipazione mandate una mail a nicola@scoprire.nyc oppure un messaggio alla pagina (cliccate sopra il nome)  "ScoprireNyc".

Si tratta di una "food & tour experience" a offerta libera.

sabato 30 dicembre 2017

"Ehi, Go-Go!!"

La signora Maria Actis, 85 anni, è emigrata in America, dal Piemonte, una vita fa. 
Forse 50, 60 anni fa...

Ben Actis - suo nipote che fa l'ingegnere a San Francisco - le fa vedere "Google Home Device", la risposta di Google a Siri della Apple, l'ultima diavoleria regalategli dalla sua ragazza che, appunto, lavora proprio alla Google.

"Puoi chiedere quello che vuoi e lei ti risponderà", le dice.

Allora lei prova, e quasi si spaventa a sentire quella macchinetta che, parlando, le risponde.

Poi le chiede, cantandola, di sentire "Piemontesina Bella", canzone tradizionale degli emigranti piemontesi.

Esilarante ma soprattutto commovente...




mercoledì 22 novembre 2017

Ritorno a casa...

Anche se ha origine cristiane, il Thanksgiving è diventata, negli Stati Uniti, la festa "laica" per eccellenza, celebrata dagli americani di tutte le religioni. 

E' tradizione che durante questo periodo di festa (che parte il quarto giovedì di novembre) ogni americano torni a casa in famiglia. 
E, infatti, in questi giorni negli Usa si registrano i giorni di maggior traffico automobilistico: più di 50 milioni di auto sono sulle strade americane

Questo quello che è stato ripreso, l'anno scorso, a Los Angeles, da un elicottero di una tv locale.
 
 


sabato 11 novembre 2017

"Green Card - La mia nuova vita a New York"

Questa volta vi voglio raccomandare un libro.
E' il libro dove Nicola Menicacci, uno dei fortunati vincitori della Green Card Lotteryracconta la sua esperienza, la realizzazione del suo sogno.

Perché esistono davvero coloro che, partecipando alla Lotteria, sono poi stati sorteggiati. 
Persone che ora vivono negli Stati Uniti d'America.


Di questo libro io ho avuto il privilegio di scriverne la prefazione, che ho steso dopo aver letto le bozze in aereo mentre raggiungevo qualche mese fa, per l'ennesima volta, Nuova York.
E leggendole ho sorriso, trattenuto il respiro, sentito i brividi. Così come, sono certo, capiterà anche a voi.

Ma so che i miei, i nostri brividi, sono e saranno nulla al confronto di quelli che hanno provato sulla loro pelle Nicola e la moglie Rosa dal giorno in cui hanno saputo cosa il destino - che hanno cercato di agevolare, partecipando alla Green Card Lottery - aveva riservato loro. 
Dal giorno in cui hanno iniziato a pensare davvero (e in pratica) a come realizzare il sogno americano che avevano dentro.

E' un bel libro, questo libro.
E' un seguire Nicola passo dopo passo in questa avventura, uno stargli vicino, al fianco, in silenzio.
Come vecchi e cari amici. 

E poi è facile "sentirlo" dentro di noi questo libro, mentre lo si legge.
Perché diciamoci la verità: quanti di noi non hanno sognato di chiudere un giorno "baracca e burattini" per ricominciare poi "da zero" in un'altra parte del mondo, forti solo della nostra volontà e del nostro sogno?

Vedrete, sono certo che pagina dopo pagina molti di voi si identificheranno in Nicola e Rosa.
Molti di voi "sentiranno" le loro sensazioni, le loro paure, la loro ansia unita alla testarda voglia di ricominciare da zero da qualche parte.
Che è poi un diritto di cui ogni essere umano dovrebbe poter godere.

Già: questo è un libro perfetto per noi sognatori. 

Solo che ci dice anche che c'è un solo modo per realizzare un sogno: ed è svegliarsi.  
Magari iniziando proprio a leggere questo libro.

Buon viaggio a tutti voi.


(Il modo più veloce per aver fra le mani "Green Card - La mia nuova vita a New Yorkè ordinarlo on line. 
Pensate: non dovrete nemmeno prendere l'auto o l'autobus. 
Basta aspettarlo comodamente a casa.
Oppure averlo "all'istante"  in versione eBook, formato Kindle, Epub o Mobi - pagando, s'intende - dopo avere cliccato QUI o QUI o QUI).


Tutte le informazioni sulla Green Card Lottery le potrete leggere cliccando QUI


venerdì 10 novembre 2017

Finalmente i voli "low cost" per New York e gli Stati Uniti!

Alla fine l'aereo è decollato (ed è anche arrivato!)...

Era da tempo che giravano voci in merito, e c'è da scommettere che ora - almeno ce lo auguriamo tutti -  ci sarà una "corsa al ribasso", e che altre compagnie aeree offriranno ai passeggeri voli per New York a "basso prezzo".
Magari ancora più "low"...
"Low cost", appunto.


Il primo volo della Norwegian è partito ieri da Roma (Fiumicino) ed è atterrato all'aeroporto di Newark.

Il prezzo "standard" di questi voli (solo andata) è di 159 euro, anche se spulciando data per data, con pazienza, il calendario della compagnia aerea "a basso costo" norvegese QUI, si possono trovare (per esempio per domenica 21 gennaio) anche biglietti a 139 euro.
Sempre "a tratta" e tasse incluse.

Come potrete vedere, 139/159 €uro sono i prezzi "base" per il solo posto a sedere e con solo bagaglio a mano. Che non dovrà superare i 10 kg e i 55cmX40cm per una profondità di 23cm.


Poi, tutto il resto, si paga:
35 € per prenotare il posto
50 € per il bagaglio in stiva
35 € per un pasto a bordo (da prenotare 72 ore prima di partire)
3 € per le cuffiette
e financo 5 € (!) per la coperta.
In questi velivoli (nuovissimi Boeing 787 Dreamliner) ci sono 259 posti in classe economia (tre posti, corridoio, tre posti, corridoio, tre posti)
e 32 posti in "premium", decisamente più comodi: con meno sedili più larghi (in fila per due, per tre, e per due) e un bel po' di centimetri di spazio in più fra una fila e l'altra.
Per un costo, in questo caso, che però si avvicina a quello delle normali tariffe di classe economica delle altre compagnie aeree.

Businness Class, da questa parti, non ce n'è.
In compenso, per voli di questo raggio, c'è il Wi-Fi gratuito, in funzione quando il segnale "allacciate le cinture" si spegne.

Bisogna sottolineare che la "Norwegian Air Shuttle A SA" - questo il nome completo della Compagnia aerea - per il terzo anno consecutivo è stata proclamata dagli esperti del settore "miglior compagnia aerea 'low cost' lungo raggio al mondo" mentre è da cinque anni che si tiene stretto il podio della classifica fra le analoghe compagnie europee.

Ma i progetti di espansione commerciale della Compagnia di Oslo non si limitano alla tratta "Roma-New York": domani, 11 novembre, partiranno i loro voli a basso costo per Los Angeles, mentre il 6 febbraio toccherà a quelli per San Francisco.
Entrambi costeranno 179,90€ (tasse comprese) a tratta.

Il 1 febbraio 2018, invece, saranno inaugurati i voli per Miami/Fort Lauderdale, questa volta a partire da 182,92€, sempre a tratta e tasse comprese.

In effetti, da Milano, esistono voli della Emirates di prezzi non molto distanti, ma che diventano non convenienti per chi abita lontano dal capoluogo lombardo.

Ma poi, una volta atterrati, ci sono tanti modi per risparmiare, a New York.
A volte anche pagando nulla o quasi, come potrete leggere

QUI.

Buon volo!



venerdì 3 novembre 2017

L'amore di Maria

Ferrandina, è un grazioso comune in provincia di Matera abitato, oggi, da poco più di novemila persone.
Adagiato su una collina di nemmeno 500 metri di altitudine, le sue case si sviluppano partendo dalla piazza principale e via via scendono verso valle.
Attorno alla collina, campi coltivati.
C'erano solo due proprietari, di tutto questo (città e campagna, intendo): due famiglie durante il Regno delle Due Sicilie dei Borbone e due famiglie (ovviamente sempre le stesse) durante il Regno d'Italia dei Savoja-Carignano.
Insomma, come disse alla fine del 1400 lo scrittore toscano (e politico assai pragmatico) Francesco Guicciardini, "Franza o Spagna, basta che se magna...".

Ma Borbone o Savoia si mangiava poco da quelle parti, e miseria, fame e morte erano sempre lì, pronte a presentare il conto.
I bambini nascevano, ma spesso per morire subito dopo: una dolorosa probabilità alla quale si erano ormai abituate, le donne del luogo.
Filomena, per esempio, madre di Maria (la protagonista della nostra storia) di figli ne aveva visti morire fra le sue braccia ben quattro. E poco poteva fare il di lei marito, Michele Barbella.
Anzi faceva quasi l'impossibile, dividendosi fra i campi, dove coltivava qualcosa da mangiare, e il lavoro di sarto, grazie al quale confezionava camicie e vestiti che lui non poteva permettersi.

A valle, più in basso, ancora oggi c'è Ferrandina scalo: quattro case lungo la ferrovia, quella che collegava il paesino al resto del mondo.
38 chilometri per arrivare a Matera, 78 per raggiungere Potenza, 443 per spingersi fino a Roma e...
7253 chilometri per andare fino a Nuova York.

Perché alla fine era lì che avevano deciso di andare, per non morire di fame. E possiamo solo immaginare gli sforzi che Filomena e Michele fecero per racimolare le lire necessarie per raggiungere il Nuovo Mondo, in quel novembre del 1892.
Sforzi immensi, ma al paese di alternative non c'erano.
Per primo partì - in "avanscoperta" - il figlio Giuseppe, che gli archivi di Ellis Island (dove venivano registrati tutti coloro che arrivavano in America) annotarono proveniente però da "Feccandina, Italy". 
Ma non era raro, a quel tempo, che sbagliassero a trascrivere i nomi italiani, magari già nell'elenco passeggeri delle navi: a lui, almeno, avevano salvato il cognome.

La famiglia Barbella si riunì nel corso del 1892, quando Giuseppe fu raggiunto nel Nuovo Mondo dal padre Michele, dalla madre Filomena, dalle sorelle e dai fratelli: Maria, Antonia, Carlo, Giovanni e Carmela.
E beh: bisogna dire che lì, a Nuova York, la "musica" era decisamente diversa. Maria - che aveva imparato dal padre l'arte del taglio e cucito - nonostante avesse solo 17 anni mise subito a frutto le sue capacità sartoriali lavorando per la fabbrica tessile "Louis Graner & Co", che a quel tempo produceva soprattutto calde mantelle per ripararsi dal freddo e dalla pioggia. E poi, finito il turno, a casa.
Tagliando e cucendo, giorno e notte, riusciva anche a tirar su ben otto dollari la settimana.
Un sogno, in Italia.


Abitavano in Elisabeth st, e ogni giorno per andare sulla Broadway all'angolo con Spring st., dove lavorava, si faceva un bel giretto a piedi in mezzo a quel dedalo di vie abitate quasi interamente da italiani, e quasi tutti provenienti dal meridione d'Italia. 
Era proprio come sentirsi a casa. 

Da quelle parti, proprio fra il Tribunale e il Municipio, su Elm st. (che oggi si chiama Elk st.), Maria passava davanti al piccolo chiosco di un lustrascarpe. Si chiamava Domenico, ed era italiano, anzi quasi compaesano, emigrato da Chiaromonte, un paesino a 79 km da Ferrandina: Domenico, che di cognome faceva Cataldo.

Era uno sveglio, Domenico: e bastò uno sguardo per fargli intuire che quella ragazza era italiana. Fin dal primo giorno che la vide la riempì di complimenti.

E a lei quanto piaceva quel ragazzo, per di più assai "in carne" (ben nutrito, dunque probabilmente con soldi!). 
Lo aveva sempre osservato senza farsi vedere, con la "coda dell'occhio", come si conviene ad una ragazza educata: ma da subito fu conquistata dal fascino che quell'omone emanava, con quei capelli sempre perfettamente impomatati e quegli occhi con cui divorava le donne.
Donne, ne era certa, che si sarebbero volentieri fatte divorare da lui.  

Sembrava già uomo fatto e gli ricordava un po' Rodolfo Valentino, anche se Domenico aveva i baffi ed era più rotondetto. E anche se di lavoro lui non faceva l'attore, ma il lustrascarpe.

Come vi ho detto, lui, ovvio, notò Maria fin dal primo giorno: d'altronde lei era giovane, sempre ben vestita e profumava di pulito. E ogni giorno Domenico rimaneva senza fiato quando quel fiore gli passava davanti.

Ogni volta faceva un po' lo spiritoso: prima un sorriso, poi un complimento, a volte solo un sospiro un po' plateale, fino a quando, un giorno, si spinse persino a pronunciare a voce alta una battuta galante. Con lei che tirava sempre dritto senza (dargli l'impressione di) guardarlo, con lo sguardo basso e un po' furtivo.


Ma ogni giorno di più, con il sorriso sulle labbra.
Un gioco e una sorpresa, per quella ragazza ventiduenne  che quasi non diceva una parola in inglese: un mezzo miracolo per lei, che non si riteneva per nulla attraente.

Finché...
Finché una sera lei non abbassò più gli occhi e rispose al saluto del suo cavaliere.
Eh sì: quella volta fu lui a rimanere sbalordito.
Lei gli aveva parlato! Gli aveva rivolto la parola e sorriso!

Andarono avanti così per qualche settimana: un saluto, un sorriso, un cenno con la testa e poi "arrivederci a domani!",
poi "faccio un pezzo di strada con voi", e poi "Chissà cosa penserà mio padre se ci vede insieme", e "Cosa può mai pensare: io vi accompagno soltanto davanti a casa"...
Era un appuntamento quotidiano: anzi, un doppio appuntamento che entrambi, giorno dopo giorno, senza dirlo, aspettavano con impazienza.

Ogni tanto era talmente emozionata di quello che le stava succedendo, che si sentiva mancare.
Anzi, quasi perdeva conoscenza.
Scherzi dell'amore, pensava. D'altronde anche da bambina le accadeva di vivere momenti di assenza...

E come volavano le ore alla "Louis Graner & Co" sapendo che fuori, poi, ci sarebbe stato lui, il suo Domenico, ad aspettarla.

Lui che la faceva ridere e le diceva mille cose: come quando, sottovoce, le confessò che in quegli anni, in America, aveva messo da parte qualcosa come 900 e più dollari! "E sì: se trovo la ragazza giusta la sposerò...", le diceva "buttando lì l'amo".
C'era una cosa strana, però: anche dopo due mesi, quel ragazzo evitava sempre - ogni giorno con una scusa differente - di salire a casa per conoscere mamma Filomena, papà Michele e il resto della famiglia di Maria. 

Ma si sa: l'America è come un grande paese, e ancor più lo è Nuova York. Figuriamoci la "piccola Italia" di quel tempo.
E infatti il padre di Maria non impiegò molto a sapere che quel giovanotto - quello con cui sua figlia si faceva vedere in giro - in Italia, al paese, aveva una moglie e due figli.

Quel giorno, quando Maria tornò a casa, non ci fu bisogno nemmeno di parlare: a lei bastò incrociare lo sguardo del padre per capire che era successo qualcosa di terribile.

Solo in quel momento Maria ebbe l'illuminazione, capendo finalmente perché il suo Domenico non voleva mai salire in casa: non era né timidezza, né (tantomeno!) buona educazione. Il motivo era molto più semplice: non voleva presentarsi ai genitori di lei perché così come era messo, non poteva "entrare in famiglia".

Il padre fu irremovibile: "Non puoi vederlo più, quel disgraziato non ti merita".

New York era grande già allora: e infatti i due ragazzi riuscirono a non incrociarsi per tre anni. Lei, infatti, là davanti al chiosco di Domenico non passò più e poi, per andare al lavoro o tornare a casa, cambiava strada ogni giorno.
Anche Domenico i primi tempi fu prudente e cambiò le sue abitudini: meglio, perché sapeva che rischiava di buscarsele dal signor Michele, se solo si fossero incrociati anche per sbaglio.
Padre che, nel frattempo, impose a Maria anche di cambiare lavoro. Così quello là, non avrebbe avuto nessuna speranza di trovarla.

Lui smise di cercarla un giorno di marzo del 1895 quando, per puro caso, la incrociò per strada.
E si sa come vanno queste cose: anche se erano passati tre anni, non ci volle molto perché l'una tornasse fra le braccia dell'altro. 
Soprattutto perché lui le disse di non averla mai dimenticata, che la moglie in Italia era ormai solo un ricordo, che non si scrivevano nemmeno più. Aggiungendo, poi, che quei tre anni in cui non si erano più visti per lui erano stati un inferno, e che ormai aveva capito che nella sua vita c'era solo lei.

Come andò a finire quel loro incontro? 
Come volete che sia andato a finire, cari amici di Aria Fritta... 

Finì che Maria, innamorata come non mai, si lasciò stringere fra le sue braccia. 
Finì che accettò di salire in casa da lui.
Finì che accettò "qualcosa da bere".
Finì che lei si sdraiò un momento sul letto.

Dove fecero l'amore. 
E dopo che lei gli donò tutta se stessa, lui le disse all'orecchio cinque parole che le fecero tremare il cuore: "Te lo prometto, ci sposeremo".

Era quello che voleva sentirsi dire per restare con lui per sempre. 
E infatti decise di trasferirsi lì, a casa del suo uomo. 
D'altronde, di lì a poco, sarebbe diventata sua moglie.

Era davvero il suo amore.
L'amore di Maria.


In realtà fu l'inizio del disastro.
Fra i due, i momenti di tenerezza e di passione si alternavano a periodi di promesse e a momenti in cui lui tutto dimostrava tranne che le sue matrimoniali intenzioni.

Fino al 26 aprile del 1895, quando dopo l'ennesima promessa seguita dall'ennesima lite, lui alzò la voce, la mandò al diavolo e se ne uscì sbattendo la porta, lasciando la ragazza sola in casa, disperata, a piangere. 


Quel giorno fu la madre di Maria a prendere in mano la situazione. 


Fu una vicina a metterla al corrente della cosa, e quando arrivò a casa della figlia la trovò piangente mentre sistemava la cucina: "Andiamo a parlargli insieme: vedrai che lo convinceremo. Andrà tutto bene...".
Lei chiese alla madre di aspettare un momento, che aveva bisogno di prendere lo scialle in cucina.

Non ci impiegarono molto a raggiungere Domenico, le due donne. Sapevano entrambe che lo avrebbero trovato al solito bar della East 13a st dove ogni giorno lui andava a giocare a carte.
Il bar di Vincenzo e Caterina Mancuso.

E lui, infatti, era lì con le carte in mano ad un tavolo, di fronte al quale la ragazza singhiozzava, con la madre che lo implorò: "Anche tu sei italiano, tu lo puoi capire: ora che tu le hai preso la cosa più preziosa, il padre non l'accetta più a casa".

La reazione di lui fu sprezzante: guardò le due donne e si mise a ridere.
Rise sguaiatamente in faccia alla giovane che aveva illuso, ma soprattutto alla madre di lei.

I verbali della polizia raccontano che lui, dopo essersi fatto la risata, in dialetto e con un tono che non nascondeva il suo disprezzo, rispose che non poteva certo sposare una ragazza che non aveva "nemmeno il vestito adatto".

Un testimone riferì che allora la ragazza, fra i singhiozzi, disse che non le importava niente del vestito, che lei lo amava e che era pronta a sposarlo subito, anche in quel momento: "Così come sono ora!", disse.

Un altro testimone dichiarò che lui, a quel punto, aggiunse che era anche disposto a sposarla, ma "a patto che lei avesse duecento dollari di dote. E in contanti". E che mentre la madre cercava di spiegargli che si trattava di una cifra pazzesca, che loro erano poveri e non avevano tutti quei soldi, quel disgraziato, ridendo, ringhiò: "Ma cosa vuoi... Ormai, così come sei, solo un porco potrà sposarti!".

"Ormai...".
"Solo un porco".

Mio Dio...

Dopo quelle parole, tutti rimasero a bocca aperta: la madre Filomena, la giovane Maria, gli altri uomini presenti al tavolo, tutti gli avventori del bar.
Tutti immobili, senza fiato. Come se avessero intuito che qualcosa di terribile sarebbe accaduto lì, da un momento all'altro.

I verbali di polizia ci dicono ancora che a quel punto Maria smise di piangere. E che guardò il suo (ex) amore con occhi diversi, strani. 
In quelle righe si legge che lei, con uno sguardo come se fosse stata da un'altra parte, piano piano calò lo scialle che nascondeva i capelli e le braccia nude da sguardi indiscreti.

Scialle che scese fino a scoprire la mano destra.
Che impugnava un coltello.
Un grande coltello da cucina appena lavato.

Il primo colpo di Maria fu fulmineo. E preciso.
La lama tagliò la gola di Domenico Cataldo da destra a sinistra.
Poi arrivò il secondo, qualche centimetro più sotto, questa volta da sinistra a destra.

Lui non fece in tempo a dire nulla.

Dai suoi occhi non uscivano più sguardi minacciosi o strafottenti: Domenico riuscì solo a fare qualche passo indietro barcollando verso l'uscita e a trascinarsi
 tenendosi la gola verso l'angolo dell'Avenue A. 
Dove si inginocchiò con gli occhi sbarrati, increduli, mentre le sue mani non riuscivano a trattenere il sangue che dalla gola usciva ritmicamente a flutti, imbrattando il marciapiede.

Poi, sfinito, Domenico Cataldo cadde completamente a terra e fece un ultimo respiro.

Maria Barbella non tentò nemmeno di scappare: rimase lì, intontita, con il coltello insanguinato in mano. 
E così la trovarono i poliziotti che arrivarono di corsa. 
Che la portarono subito via, rinchiudendola quella sera stessa a The Tombs, la prigione di Nuova York, e  dopo qualche giorno, in quella di Sing Sing, il carcere di massima sicurezza dello Stato di New York.
Dove, dalla sua cella, non poteva nemmeno vedere il cielo, visto che i vetri erano stati verniciati di nero.

Il processo iniziò nemmeno tre mesi dopo, l'11 luglio. L'aula del tribunale era gremita da un centinaio di persone che si erano tuffate nella vicenda leggendo avidamente per settimane articoli scandalizzati e prodighi di particolari truculenti.


Gli elementi per una campagna di stampa ostile c'erano tutti ed erano in atto già dal giorno del delitto.

Responsabile dell'orribile fatto di sangue era una donna, per di più emigrata;
anzi italiana; di più, del sud Italia;
una malafemmina quasi analfabeta che aveva corrotto un onesto lavoratore, padre di famiglia che sudava per inviare il denaro alla moglie e ai figli lontani.

Una giovane sfascia-famiglie diventata per di più assassina: una giovane donna corrotta dentro che non solo non ha saputo resistere alla tentazione (come da donna avrebbe dovuto saper fare), ma che poi ha ammazzato con due colpi di coltello un pover'uomo che non poteva, né voleva darle, ciò che lei con protervia pretendeva. 

"Perché gli italiani sono così", si poteva leggere in uno di quegli articoli sotto terribili titoli cubitali: "Non c'è niente da fare: gli italiani sono veloci di coltello. Donne comprese, come abbiamo visto"

Al processo, Maria appariva come intontita in mezzo a tutto quel clamore. 
Anche perché riusciva a capire ben poco di quel che veniva detto in aula. C'era sì un interprete, solo che questo quasi non conosceva l'inglese. E dunque le giustificazioni, le accorate dichiarazioni dell'imputata, venivano tradotte sommariamente alla Corte, presieduta dall'annoiato giudice John W. Goff.
O alla giuria popolare. 
Formata interamente da uomini, tutti anglosassoni con sguardi molto severi e scandalizzati.

Eccoli qui con l'imputata al centro, nell'illustrazione di un giornale locale che sbagliò persino il cognome della giovane.
Non era da meglio la sua difesa: all'imputata Maria Barbella, venne assegnato un legale d'ufficio, visto che la sua famiglia non era in grado di pagare un avvocato decente. 
E quello che le capitò fu debole, svogliato, rassegnato al peggio.

E il "peggio" in questione era la pena di morte mediante sedia elettrica.

Ne parlarono molto i giornali e anche con un certo entusiasmo: perché, quella, sarebbe stata la prima volta per lo Stato di New York dove fino ad allora, per giustiziare un condannato alla pena capitale, veniva utilizzata l'impiccagione.
Anzi, Maria sarebbe stata addirittura la prima donna a subire una condanna a morte negli Stati Uniti dopo il 1899, anno in cui venne introdotta nel sistema giudiziario americano.

Perché, alla fine, come era già scritto dal primo giorno, Maria Barbella venne condannata. D'altronde anche il giudice aveva chiaramente detto la sua: "Non possiamo pubblicamente proclamare una donna 'non colpevole' solo perché l'uomo che le ha proposto il matrimonio ha poi cambiato idea...".

"Il codice americano ha trionfato su quello italiano - commentava con soddisfazione in un editoriale il quotidiano "Brooklyn Daily Eagle" -. Qui siamo negli Stati Uniti, non in Italia, e gli italiani che vengono qui devono imparare che da noi coltelli e rasoi, come strumenti di giustizia, sono proibiti. D'altronde, in Italia, una ragazza che uccide chi l'ha ingannata non viene punita. Anzi, secondo i loro criteri, fa pure una cosa giusta.
Ma qui non siamo in Italia..."
.

E non erano da meno gli altri giornali.

Cinque giorni, durò il processo.
Che si concluse con la condanna a morte.
Alla sedia elettrica, mai utilizzata per una pena capitale, ma che le pressioni lobbistiche della Edison - gestore insieme alla Westinghouse della distribuzione dell'energia elettrica negli Usa - imposero in sostituzione del tradizionale cappio, ritenuto troppo "medioevale".

La notizia, con i suoi tempi, fece il giro del mondo e arrivò, ovviamente, anche in Italia, dove Cora Slocomb Savorgnan di Brazzà, giovane americana con simpatie socialiste sposata ad un conte italiano, la conobbe leggendo il titolo del New York Times riportato qui sotto, che dopo un mese di navigazione arrivava in Italia.
«Ucciso perché rifiuta di sposarla. Una giovane donna, Maria Barbella, taglia la gola a Domenico Cataldo», si leggeva poi nell'articolo del quotidiano.
«La sentenza sarà eseguita a Sing Sing il 19 agosto.
Sarà la prima donna ad essere giustiziata con la sedia elettrica».


Ricca aristocratica, figlia di un latifondista americano, Cora Slocomb era sposata con il conte Detalmo Savorgnan di Brazzà, fratello dell'esploratore italiano Pietro Brazzà - da cui prese il nome la capitale del Congo, Brazzaville.
La donna si appassionò al caso, peraltro come migliaia di "suffragette" americane, protofemministe in una società patriarcale che negava alle donne i più elementari diritti. 
Primo fra tutti quello di voto (e di scegliersi liberamente il marito...).

Cora e Detalmo, dunque, vennero in America un bel po' di volte per seguire direttamente il caso.
E come prima cosa procurarono a Maria Barbella un collegio di difesa degno di questo nome. 

Ora finalmente accanto a Maria c'erano tre avvocati a quel tempo i più famosi a New York: Frederick House, Emanuel Friend ed Edward Hymes. Che, come primo passo, riuscirono a presentare appello ottenendo il riesame del processo denunciando anche la mancanza di imparzialità del giudice Goff.

I difensori a quel punto chiamarono a testimoniare in aula innanzitutto medici, psicologi, specialisti in neurologia e una girandola di periti le cui deposizioni durarono nove giorni.

Esaminando con attenzione l'imputata e la sua storia medica e interrogando in aula lei, genitori, fratelli, sorelle e vicini di casa (questa volta con un interprete che conosceva bene l'italiano e l'inglese) questi scoprirono che la ragazza, negli anni, aveva sofferto di epilessia, di depressione e altri disturbi, più o meno lievi, di natura psicologica.
Un vero colpo di scena che provocò sconcerto a New York.

Il clamore attorno al caso era tale che fu necessario assegnare alla contessa Cora e al conte Detalmo una guardia del corpo poiché avevano iniziato a ricevere numerose minacce di morte. 
L'agente che da quel momento in poi ebbe il compito di non mollarli nemmeno un secondo, era un giovane che in verità era stato arruolato come addetto alle pulizie (e lustrascarpe!) della Centrale di New York.
 
Era un poliziotto d'origine italiana, matricola 285tal Giuseppe Petrosino, detto Joe
Esatto: proprio quel Joe Petrosino che anni dopo avrebbe guidato l'Italian branch, il primo reparto di poliziotti italo-americani appositamente da lui istituito per combattere la Mano Nera, la mafia italiana in America. 
Che, anni dopo, - il 12 marzo 1909 - lo uccise a Palermo.

Il processo d'appello a Maria Barbella durò 24 giorni, e il 10 dicembre 1896 la sentenza stabilì che la ragazza, al momento dei fatti, non era capace di intendere e di volere.
Maria, così, fu assolta e rimessa in libertà.

Poco meno di un anno dopo, il 4 novembre 1897, si sposò con un compaesano di Ferrandina, Francesco Paolo Bruno, di professione barbiere, e due anni dopo ebbero un figlio che la coppia chiamò Frederick.

Ma la vita sentimentale della donna non fu molto fortunata: quel che si sa è che lui, una volta ottenuto il passaporto americano, la lasciò e si sposò con un'altra donna di Ferrandina, con la quale tornò negli Usa, mentre nel 1902 Maria Barbella tornò a vivere con i genitori.

Solo qualche anno fa, consultando gli archivi del comune di Ferrandina, la scrittrice italiana Idanna Pucci scoprì quello che forse fu il vero movente della rabbia di Maria Barbella: quando ebbe la relazione con Domenico Cataldo, Maria non aveva in realtà 22 anni, ma 27.
E a quel tempo, una ragazza di quell'età, ancorché non più "illibata", non aveva praticamente alcuna speranza di trovare marito. 


Oggi, il 541 della Broadway è un palazzotto tipico di Soho circondato da altri simili in questa parte di Manhattan, tutti con grandi negozi sulla strada. 
Al piano terra, gli store di Guess e Lacoste.
 
Dubito assai che i ragazzi che lì lavorano conoscano la storia della loro collega Maria Barbella.




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