PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

domenica 7 luglio 2013

L'ultimo viaggio di John

Il primo si chiamava Alexander Hopper.

Uso l'imperfetto non perché Alexader oggi non sia più fra noi - anzi, oggi è un uomo sano di 33 anni - ma perché questa storia inizia quando Alexander era un bambino di un anno.
Un bambino di un anno malato di cancro. 

Era il 22 dicembre 1981 e Andrea - la madre del piccolo Alexander - doveva assolutate portare il suo bambino in un ospedale di New York, il solo centro specializzato degli Stati Uniti che in quegli anni era in grado di curare adeguatamente quel terribile tumore agli occhi - il "Retinoblastoma" - che aveva colpito il figlio. 
Si tratta di un tumore che aggredisce in particolare gli occhi dei bambini sotto i cinque anni. 

Non sapeva dove sbattere la testa, Andrea.
Non sapeva proprio come andare fino a New York, visto che lei e il figlio abitavano a Denver, nel Colorado. 
Qualcosa come 2615 chilometri di distanza...

Fu un medico ad indirizzare la donna verso il Corporate Angel Network: ne aveva sentito parlare da poco, anche se non sapeva bene come funzionava. 

Era un gruppo di "Angeli Paperoni", potremmo definirli.

Ma per parlare di loro, amici di Aria Fritta, dobbiamo tornare ancora indietro di qualche mese.
Quando cioè Priscilla H. Blum, pilota commerciale, e Jay N. Weinberg, proprietario di una agenzia di autonoleggio Avis, fondarono insieme a Leonard M. Greene - Presidente della Safe Flight Instrument Corporation - la "Corporate Angel Network".

Priscilla H. Blum e Jay N. Weinberg erano stati malati di tumore e sapevano benissimo che per affrontare e sconfiggere la malattia erano necessarie faticose (e costose)  trasferte per raggiungere centri specializzati, quasi sempre molto lontani dalla città di residenza di ogni malato.

L'idea prese forma quando si trovarono a parlarne con Leonard M. Greene, un loro conoscente che perse la moglie proprio a causa di un tumore. 
Il quale aveva competenze in businness aziendale, ma soprattutto poteva contare su preziosissimi contatti con l'ambiente dell'"aviazione civile privata".

L'idea - semplice - era partita da una considerazione altrettanto semplice: ogni giorno, negli Stati Uniti, migliaia di aerei executive, di soggetti privati o aziende, viaggiano da una parte all'altra degli States soltanto con due o tre passeggeri.
"Potremmo raccogliere in un database le richieste di chi ha bisogno di raggiungere cliniche o centri specializzati lontani dalla propria abitazione, e incrociarli con chi è disposto a mettere a disposizione i due o tre posti liberi del proprio aereo".


Una specie di flotta aerea disponibile per le persone che avrebbero bisogno di un "passaggio" per motivi sanitari.
Detto fatto.
Priscilla, Jay e Leonard iniziarono a spedire in giro per gli Stati Uniti centinaia di lettere ad aziende, industrie, e a possessori di aerei privati. E trovarono immediatamente una disponibilità che non avrebbero mai immaginato.

Il 22 dicembre 1981 decollò il primo volo di solidarietà della Corporate Angel Network: quello, appunto, che portò il piccolo Alexander, e sua mamma Andrea, da Denver a New York.


Il primo di migliaia di voli.

Migliaia, esatto.

Nel 2013 - 32 anni dopo - sono stati superati i 42mila (quarantaduemila!) pazienti trasportati.

Normalissimi cittadini americani malati di cancro, bisognosi o donatori di midollo osseo, che hanno potuto usufruire di questo servizio assolutamente gratuito e per i quali l'anno scorso, nel 2016, sono stati organizzati circa 2500 voli

Un servizio unico al mondo.

E dalla quella manciata di aziende che inizialmente aderirono all'iniziativa, oggi la rete degli "Angeli Paperoni" made in Usa ha superato quota 500, con 56 di queste aziende che compaiono nei primi cento posti della "top 500", la classifica stilata annualmente dalla prestigiosa rivista economica americana "Fortune".


Una iniziativa a "costo zero", basata interamente sul volontariato.
Nella sede di White Plains (Stato di New York), i dipendenti della "Corporate Angel Network" sono solo cinque, affiancati da 55 indispensabili volontari che incrociano la data e la destinazione di chi ha bisogno di un viaggio, con la disponibilità di chi si deve comunque recare in questa o quella città americana con il proprio aereo executive.

Eccoli qui sotto, al lavoro.

Un'idea maledettamente semplice.
"Sono loro che fanno tutto il lavoro - ha detto Peter Bijur, ex Presidente ed attuale amministratore delegato di Texaco -. Noi non facciamo nulla, salvo mettere a disposizione dei sedili vuoti. 
Noi andremo in quella città con il nostro aereo in ogni caso, e dunque ci limitiamo a portar con noi persone che hanno bisogno di andare proprio dove noi siamo diretti. Non ci costa nulla. 
Trovo sia un ottimo modo di far qualcosa di pratico".


E Roger A. Enrico, ex Presidente ed Amministratore delegato della Pepsi Cola, aggiunge"Corporate Angel Network ha reso molto facile, per noi, compiere una buona azione, una azione umanitaria. 
Che a noi costa nulla, ma che salva vite". 
Ad oggi i velivoli "a disposizione" di Corporate Angel Network sono 1500, e in una settantina di aeroporti americani, le aziende che offrono i passaggi a persone malate e ai loro famigliari, possono usufruire anche di sconti per il carburante.

Non solo: la "National Businness Aircraft Association" , l'associazione che raggruppa le aziende americane che possiedono un aereo, assegna ogni anno uno speciale riconoscimento a quella che offre più passaggi. 

Mentre molte riviste Usa offrono alle aziende più generose, spazi pubblicitari gratuiti.
Un'iniziativa che ha ricevuto numerosi premi, il più prestigioso dei quali è senza dubbio il "President's Volunteer Service Award", riconoscimento del Presidente degli Stati Uniti per onorare il volontariato.

Il programma è disponibile per tutti i malati di cancro e ai donatori di midollo, indipendentemente dal loro reddito.
Inoltre non ci sono limiti nel numero dei voli che ogni paziente può utilizzare per le sue cure. 


Ci sono delle (comprensibili) condizioni: i passeggeri debbono essere assicurati autonomamente e firmano una liberatoria che esclude ogni responsabilità in caso di incidente aereo (mai avvenuto, peraltro);
i pazienti devono essere autosufficienti e non devono avere necessità di assistenza medica in volo né aver bisogno di flebo o ossigeno;

gli adulti devono viaggiare con un accompagnatore, mentre i bambini ne possono avere due.

Nel dicembre 2016, il trasporto del paziente "51.000".

"Non possiamo ringraziarvi abbastanza per tutto quello che Corporate Angel Network ha fatto per noi - ha scritto un utente anonimo da Crivitz, Wisconsin -. E' stato tutto molto semplice: abbiamo detto loro dove dovevamo andare e quando. 
Eravamo spaventati e stressati e tutto, invece, è stato facile...".

E sono centinaia gli episodi di solidarietà che possono raccontare quelli della Corporate Angel Network.

Come quando un executive di una grande compagnia di assicurazione ha offerto il passaggio a John, un bambino di sette anni malato di leucemia, che doveva volare dalla costa atlantica alla clinica pediatrica dell'Oregon Healt Sciences University, a Portland, sulla costa pacifica.
Più o meno 5000 chilometri.

Il viaggio di ritorno era in programma per le 11 del mattino successivo, ma le cure si erano prolungate fino al pomeriggio inoltrato.

I pezzi grossi di quella compagnia assicurativa non si scomposero, si guardarono in faccia decidendo di spegnere i motori, parcheggiare il loro Falcon, e di lavorare tutto il giorno in cabina, facendo una riunione in programma inizialmente a New York via video, con collegamento satellitare.

"Avrebbero aspettato anche tutta la notte", ha detto l'hostess al padre del piccolo John, che voleva assolutamente tornare in Connecticut in tempo per festeggiare il Memorial Day a casa.

Una scena, ha raccontato il padre, che si è ripetuta per 25 volte in due anni e mezzo.

Anzi, per 26 volte, contando l'ultimo viaggio di John.
Che l'aereo di quella compagnia - deviando il percorso che aveva in programma - è andato a prendere quando aveva chiuso gli occhi per sempre.



© dario celli. Tutti i diritti sono riservati

10 commenti:

  1. incredibile
    ciao cristian

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  2. Un grande racconto, una grande storia di umanità, come sempre. Credo che ci sia molto da imparare dal popolo americano.
    Grazie Dario
    Roberto

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  3. Con i dovuti distinguo: mettiamo che in Italia ci sia qualche paperone che mette a disposizione il proprio aereo/elicottero/ammiraglia/bicicletta/monopattino; mettiamo che il paperone sia disposto a modificare il suo percorso; mettiamo che accetti di fare la riunione del cda dal sedile posteriore della sua bicicletta....prima di poter effettuare il primo trasporto gratuito dovrà chiedere i permessi e le autorizzazioni al comune, alla provincia, alla regione, alle provincie e alle regioni che attraverserà, alle asl competenti per territorio, allertare i vigili del fuoco, dimostrare all'agenzia delle entrate che non lo fa a scopo di lucro (la quale indagherà per scoprire come ha pagato la sua bici ammiraglia o il suo monopattino executive), insomma se anche ci fossero tutti i presupposti per un'opera così caritatevole....forse incorrerebbe in qualche sanzione comunitaria, dato che ormai dipendiamo dalla UE che non prevede nulla di simile! Sinceramente però una piccola stretta al cuore ed un accenno di lacrima dopo aver letto il tuo scritto l'ho avuto. Saluti.
    Elio.

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    1. Temo che un po' tu abbia ragione, amico...

      d.

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  4. Ma il bambino? Ha potuto curarsi?

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    1. Il primo sì, è guarito, come ho scritto. Oggi ha più di 30 anni.
      L'ultimo...

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  5. non conoscevo questa iniziativa.. grazie :-)

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    1. Grazie a te, Marica, perché passi da qui!
      :-)

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  6. Non conoscevo questa iniziativa, che bella! Grazie per averne parlato!

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