PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

sabato 7 luglio 2012

Colors...

L'ho già raccontato: la cosa che più mi ha colpito una volta atterrato la prima volta a New York, ancor prima di uscire dal Jfk è stata la moltitudine di colori che mi circondava, la stupenda confusione multi/razziale nella quale ero stato improvvisamente catapultato.
Certo, ero già stato a Londra, a Parigi: ma a New York - già lì, ancor prima di salire in taxi - ero circondato da persone dai cento e più colori diversi.


Avessi avuto io l'idea che sta realizzando Angelica Dass, mannaggia!
Angelica è un'artista brasiliana di 33 anni.
E ha avuto un'idea strepitosa.




La sua ultima opera (ovviamente ancora non conclusa) è una via di mezzo fra arte, ricerca antropo/sociologica e manifesto sociale.
Il suo progetto si chiama "Humanæ": è semplice, ed è in fondo una bella risposta "fotografica" ai cultori del razzismo basato (anche, soprattutto) sul colore della pelle delle persone.


Angelica Dass, insomma, ha fotografato, e sta fotografando, migliaia di persone: di queste, poi, scannerizza (o si scrive scansiona?) al computer il colore della pelle di ciascuna, cercandone la coincidenza di questo con il "Pantone", l'universale sistema di classificazione di colori secondo un codice alfa-numerico.


Se avete dovuto dare la tinta ad una parete di casa sapete esattamente di cosa si tratta. 
E' questo:


Dopo aver fatto la fotografia ad una persona, dunque, lei cerca il colore della pelle fotografata nel "Pantone".
Colore esclusivo che poi Angelica Dass utilizza come sfondo per la relativa foto.
                   
Ovvio che lei fotografa le persone senza che queste abbiano sottoposto la loro pelle, al momento della foto, ad alcuna variazione cromatica provocata da un eventuale intervento di trucco estetico.
La pelle, insomma, deve essere fotografata "al naturale".
E così è venuto fuori - anzi, sta venendo fuori - il "Pantone umano".
Uno straordinario arcobaleno di colori al naturale.
Anzi, altro che arcobaleno!
Se l'arcobaleno conta, se non sbaglio, sette colori, lei, per ora (il suo è, infatti, un "work in progress") è arrivata a classificare ben 150 tipi di colori di pelle differenti.
E nemmeno si è mossa dalla sua città, Rio de Janeiro...


Se si conta che il "Pantone" di colori ne classifica 3144, Angelica Dass ne ha ancora di lavoro...


Naturalmente ha sottoposto allo scanner anche il colore della propria pelle, che è "Pantone 7522C".
Un'idea semplice e straordinaria.
Convenite con me che questa donna è un genio?


d.


P.S.: "Ci sono tante sfumature anche nel colore delle scottature..."
(Sergio Caputo)


© dario celli. Tutti i diritti sono riservati

mercoledì 4 luglio 2012

Indubitabili verità...


"Noi riteniamo come indubitabili queste verità: che tutti gli uomini sono stati creati uguali e che sono stati dal Creatore dotati di certi diritti inalienabili, quali la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità".

4 luglio 1776
Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America

martedì 26 giugno 2012

C'era una volta il bookcrossing...


In principio fu il "bookcrossing".
Sviluppatosi soprattutto nei paesi anglosassoni, non è più una (grande) novità, anche se, in verità, non è che in Italia abbia preso molto piede.
All'estero, insomma, non è raro trovare su una panchina - ad una fermata di autobus o metro, in un angolo frequentato - un libro lasciato lì da qualcuno affinché qualcun altro lo prenda per leggerlo.

I più "precisini" incollano sulla copertina, o all'interno delle prime pagine, un foglietto con (oppure la scrivono a mano...) una frase del tipo"Sono un libro lasciato da qualcuno perché io venga poi letto da qualcun altro. E allora prendimi pure, leggimi, ma dopo avermi letto lasciami in un posto frequentato, cosicché qualcun altro ancora possa leggermi."...





E fin qui non c'è nessuna novità...
Un fenomeno precursore del bookcrossing lo vidi - era il 1998 - nel club del mio condominio (in pratica un bar al 30° piano aperto ai soli condomini e ai loro ospiti) dove ognuno poteva lasciare in un apposito scaffale libri in buon stato cosicché potessero essere letti (davanti al caminetto, acceso anche d'estate in una stanza gelida per l'aria condizionata!) da altri condomini.

Ma a New York, ora, qualcuno è andato più in là.

John Locke è un artista-architetto "sperimentatore degli spazi urbani" che abita nella Grande Mela. Racconta che l'idea gli è venuta proprio osservando un libro "lasciato a disposizione" sopra un telefono pubblico, che a New York si trovano ancora con facilità negli angoli della città.
Il nostro John, si è fermato un po', ha osservato in silenzio le "cabine" aperte, ha fatto uno schizzo su un suo taccuino e ha preso un paio di misure.
Qualche giorno dopo è tornato con una decina di pezzi di profilati di plastica tagliati e colorati e...
Quel geniaccio di John Locke - omonimo del filosofo britannico seicentesco - ha, in sostanza, realizzato una vera e propria libreria che si adatta perfettamente allo spazio del telefono, inglobando, "avvolgendo" alla perfezione, l'apparecchio pubblico.
Poi, dopo aver messo sugli scaffali un po' di libri che si era portato dietro, si è appostato attendendo le prime reazioni...
Niente male nemmeno questa foto qui sotto, vero? 
:-))

L'idea, poi, gli è piaciuta così tanto che ne ha subito fatta un'altra, di biblioteca telefonica, questa volta cambiando colore.
E nessun funzionario comunale, poliziotto o simile si è lamentato...



© dario celli. Tutti i diritti sono riservati

mercoledì 20 giugno 2012

Ecco un bel libro...



La sfida, la dinamica  e i misteri...



Sono gli elementi che accomunano due tragedie in cui hanno trovato la morte decine di persone.

I due capitani sono Francesco Schettino - a capo della Concordia, naufragata a gennaio davanti all'isola del Giglio - e Richard Ashby,  pilota dei Marines che nel febbraio del 1998 con il suo “Prowler” tranciò di netto i cavi della funivia del Cermis.

Trentadue morti, la Concordia. 
Venti, il Cermis.

Due tragedie causate dalla spregiudicatezza di chi aveva la responsabilità, e dall'eccesso di fiducia nelle proprie rischiose e spericolate manovre.

Francesco Vitale, inviato del Tg2 - che nella sua ricerca non evita di affrontare i misteri (come quello del computer di Schettino: che fine ha fatto?) - restituisce a chi legge una domanda sottesa in tutto il suo lavoro: a chi sono affidate le vite di tutti noi? 


Un'analisi lucida ed esauriente, in libreria a partire dal 29 giurno.

(Cliccare qui per averlo a domicilio e ad un euro in meno: I due capitani, di Francesco Vitale )

sabato 16 giugno 2012

I miei preferiti...

Ho scritto tanto, da quando ho aperto "Aria Fritta". E tutti contengono, fra le righe, pezzi di me.
Ma ci sono racconti che più preferisco agli altri.


Li troverete qui di fianco.
Ecco il primo...

lunedì 11 giugno 2012

1966, un marxista a New York (La prima volta di Pasolini nella Grande Mela)

 
«E' una città magica, travolgente, bellissima. Una di quelle città fortunate che hanno la grazia. Come certo poeti che ogni qualvolta scrivono un verso fanno una bella poesia». 



«Mi dispiace non essere venuto qui molto prima, venti o trent'anni fa, per restarci. Non mi era mai successo di innamorarmi così di un paese.
Fuorché in Africa, forse.
Ma l'Africa è come una droga che prendi per non ammazzarti, una evasione.

New York non è una evasione: è un impegno, una guerra.

Ti mette addosso la voglia di fare, affrontare, cambiare: ti piace come le cose che piacciono, ecco, a vent'anni». 



«Non mi sentivo straniero, imparai subito a girare le strade neanche ci fossi nato: eppure la riconoscevo (...).
I giovani hanno un gusto favoloso: guarda come sono vestiti. Nel modo più sincero, più anticonformista possibile.
Non gliene importa nulla delle regole piccolo-borghesi o popolari. Quei maglioni vistosi, quei giubbotti da poco prezzo, quei colori incredibili. (...) 
 
E così se ne vanno, orgogliosi, coscienti della loro eleganza che non è mai un'eleganza mitica o ingenua».

«Questa è la cosa più bella che ho visto nella mia vita. Questa è una cosa che non dimenticherò finché vivo. Devo tornare, devo star qui anche se non ho più diciott'anni.

Quanto mi dispiace partire, mi sento derubato.
Mi sento come un bambino di fronte ad una torta tutta da mangiare, una torta di tanti strati, e il bambino non sa quale strato gli piacerà di più, sa solo che vuole, che deve mangiarli tutti.
Uno ad uno.

E nello stesso momento in cui sta per addentare la torta, gliela portano via...».



«Vorrei avere diciott'anni per vivere tutta una vita quaggiù».



 
"L'America è proprio una donna fatale, seduce chiunque. Non ho ancora conosciuto un comunista che sbarcando quaggiù non abbia perso la testa.

Arrivano colmi di ostilità, preconcetti, magari disprezzo, e subito cadon colpiti dalla Rivelazione, dalla Grazia. Tutto gli va bene, gli piace: ripartono innamorati, con le lacrime agli occhi...".
(Oriana Fallaci)

Sorrido...



"Un marxista a New York"
di Oriana Fallaci
Intervista a Pierpaolo Pasolini 
L'Europeo, 
13 ottobre1966, anno XXII, n. 42
 
 

domenica 3 giugno 2012

Vivere (a Manhattan) in 8 metri quadri...

Molti di voi/noi, penseranno di essere disposti "a tutto" pur di vivere a New York.
Davvero a costo di ogni sacrificio?


Felice Cohen è una studentessa di New York. Studia, conduce una vita sociale intensa, esce, e a casa sta davvero poco. Giusto per dormire.


Quando ha risposto all'annuncio pensava che fosse uno scherzo: non aveva mai visto una casa di 8 metri quadri, (12X7 feet).
Ma era a Manhattan (e non a Brooklyn o nel Queens).
E per di più a pochi isolati da Central Park.


Dalle sue parti - Upper West Side - non c'è nulla a meno di 3.600$ al mese. E poi un suo amico l'ha aiutata a "razionalizzare" gli spazi. 
In otto metri quadri, appunto.


Saran pochini gli otto metri quadri, certamente, ma altrettanto pochi (per New York) i dollari che le sono stati chiesti per l'affitto: 700. 
Oggi, 562 €uro.
Impensabile a Manhattan.


Ecco che Felice ci "fa entrare" a casa sua... 



Quando - poco più di un anno fa - la notizia della sua originale "scelta abitativa" ha fatto il giro del mondo, Felice viveva di piccoli lavori e dipingendo.


Da quanto mi risulta, vive ancora in quei suoi romantici otto metri quadri di Manhattan, anche se nel frattempo è stata intervistata dai più importanti giornali americani ed è stata ospite delle più popolari trasmissioni tv degli States.


Ah: da allora ha scritto anche due libri.
E ha cambiato un po' look (e parrucchiere...).
;-)

© dario celli. Tutti i diritti sono riservati

domenica 27 maggio 2012

Questa l'avevo completamente dimenticata...

"'Se stiamo insieme
magari ci diamo la mano.
Ho qualche dollaro ancora con me'.
Ci comprammo le paglie e poi 
un paio di brioches
per attraversare l'America...

'Katy', io dissi salendo sul pulman di Pittsburg,
'il Michigan sembra un bel sogno, oramai.
Per arrivarci ci ho messo già un secolo
ed ora giriamo l'America...'
Quelli intorno a noi sembravano finti,
lei disse 'l'uomo vestito di grigio è una spia,
con la cravatta o la penna ti fa la fotografia...'.

'Dammi una cicca se te n'è rimasta qualcuna,
l'ultima l'ho già fumata da un po' ',
guardai fuori dal tetto e lei leggeva accanto a me
e la pioggia cadeva in America...

'Katy, son perso', le dissi malgrado dormisse,
'mi sento un gran vuoto qui dentro di me...'.
Contai le macchine che circolavano
e tutte cercavan l'America,
tutte cercavan l'America,
tutte cercavan l'America..."

"L'America", Bruno Lauzi (1973)
dedicata a Paul Simon


sabato 26 maggio 2012

Vi ricordate di Mathias Rust?

Avete presente quando uno legge una cosa (di un caro collega, per di più...) e pensa, dopo averla letta, "Cazzo, avrei voluta scriverla io, e scriverla così...".
Ecco.
E' il caso di questa storia, scritta dal mio amico e collega Marco Bariletti.


Vi ricordate di Mathias Rust?


http://marcobariletti.com/2012/05/26/il-volo-invano/