PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

mercoledì 3 maggio 2017

Le guerre di Donald

Ci sono New York, San Francisco, Los Angeles e Miami.
Ma anche San Diego, Washington, Chicago, Denver e Dallas.
E poi ancora Portland, Austin, Detroit, Phoenix, Seattle e Salt Lake City.
Ma l'elenco sarebbe lunghissimo, visto che le "Sanctuary City" americane sono oltre 300.

Si tratta di quelle città o contee che - dopo i decreti (tentati) del Presidente Trump che imponevano l'identificazione, l'arresto e la successiva espulsione degli immigrati illegali che lavorano negli Stati Uniti - hanno risposto "picche", rifiutandosi di consegnare al Servizio Immigrazione centrale del Governo Federale di Washington eventuali liste di loro residenti privi di documenti regolari.

Qui solo le principali:

96 di queste contee sono in California, 28 nello Stato di New York, 26 in Florida, 23 in Pennsylvania, 20 in New Jersey, 13 in New Mexico e così via fino ad oltre 300.
Un fronte che cresce giorno dopo giorno.


Ancor di più sono i "Sanctuary campus", le università americane che accettano e proteggono i loro studenti stranieri privi di documenti. 
Dove, per iscriversi, basta compilare un modulo on line. 
E bon.







Si tratta, in questo caso, di un numero incredibile di persone: basti pensare che solo nel campus dell'East Los Angeles College - secondo quanto dichiarato dal Preside Marvin Martinez - quasi tremila dei cinquemila studenti iscritti sono privi di documenti.  

Tenetevi forte, amici di Aria Fritta!
Si stima che gli studenti "illegali" che frequentano regolarmente college e università Usa, affrontando quotidianamente lezioni ed esami, oggi siano fra i 200mila e i 225mila 
Studenti che in Italia qualcuno si ostinerebbe certamente a chiamare ancora "clandestini", mentre in America vengono definiti, pensate un po'..., "dreamers".


"Sognatori" che studiano in università come la Columbia University di New York; o la Portland State University, di Portland, Oregon; o la California State University (23 Campus...), o la Loyola University di Chicago, e così via.
Fino a 201.
Tante sono, infatti, le Università americane che accettano studenti senza documenti. 
Ma con la voglia di studiare...


Denise Simmons, sindaco di Cambridge, Massachusettes, non mostra alcuna incertezza: 
"A novembre abbiamo ribadito che rimarremo 'città santuario', offrendo protezione a chi ha scelto Cambridge per risiedere fino ad arrivare ad essere cittadino".
E oggi non ha cambiato idea.

Come non l'ha cambiata Ed Murray, sindaco di Seattle:
“Il quarto emendamento è chiaro a questo proposito: tutti gli arresti devono essere giustificati, e la nostra Polizia locale  non può essere costretta a far rispettare le leggi federali in materia di immigrazione".

Ritorna indietro con gli anni, il sindaco di Seattle: "Non abbiamo insomma alcuna intenzione di permettere ciò che accadde durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il  Governo Federale impose di scovare e rinchiudere cittadini della nostra città solo perché nati in Italia o in Germania", nazioni che erano in guerra con gli Usa.
"Il Quarto Emendamento è chiaro, in proposito". 


Una "guerra" legale a colpi di carta bollata che finora ha visto sconfitto per ben due volte il Presidente Donald Trump: entrambi i suoi due decreti "anti immigrati", infatti, sono stati impugnati e bocciati da vari Giudici Federali americani perché ritenuti "discriminatori", poiché riguardano esclusivamente persone di religione musulmana, visto che le nazioni interessate erano Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen.

Trump che, in realtà, è stato sconfitto non due ma, anzi, tre volte: perché anche il successivo tentativo dell'attuale Presidente americano di "vendicarsi" economicamente con quelle città - tagliando i fondi che il Governo di Washington è tenuto a versar loro (quattro miliardi di dollari per il solo 2017 utilizzati soprattutto per istruzione, trasporti, giustizia e sicurezza) - è stato poi "stoppato".

Questa volta da William H. Orrick, giudice federale di San Francisco, che ha accolto il ricorso presentato dai sindaci di San Francisco e di Santa Clara: “I fondi federali - ha scritto nella sua sentenza - non hanno nessuna relazione significativa con l’applicazione di politiche migratorie: non possono essere messi a rischio solo perché una giurisdizione sceglie di mettere in atto una strategia sulla politica migratoria che il presidente non approva”.

"Si trattava di un ordine esecutivo che avrebbe potuto mettere in pericolo la sicurezza pubblica, rendendo i nostri quartieri meno sicuri", ha aggiunto il sindaco di New York, Bill De Blasio, figlio di emigrati della provincia di Benevento.
"E questo perché potrebbe minare il rapporto di fiducia tra il nostro dipartimento di polizia e le nostre comunità, fattore che è stato il fondamento della nostra capacità di ridurre il crimine", ha continuato De Blasio, che rischiava di vedersi tagliare qualcosa come 250 milioni di dollari l'anno.
E che ha poi concluso affermando: "Non deporteremo coloro che rispettano la legge. Non separeremo le famiglie”.


I decreti del Presidente Trump hanno poi contemporaneamente provocato da una parte un maggior attivismo delle polizie locali - i cui dipendenti sono stati autorizzati ad avvisare, anche in forma anonima, i funzionari dell'Immigrazione - dall'altra la mobilitazione di normali cittadini, che in queste settimane stanno mettendo in atto azioni di disobbedienza civile non-violenta.

Come ospitare nella propria abitazione (o nella propria cantina o nella soffitta) immigrati irregolari, dando loro così un rifugio sicuro. 

Consci della difficoltà del momento, le amministrazioni locali hanno anche deciso di modificare i propri bilanci comunali:
come quella di Chicago, che ha accolto la proposta del sindaco Rahm Emanuel di stanziare un milione di dollari in più sotto la voce "assistenza degli immigrati".

Il duro confronto e la contrapposizione fra Governo centrale e amministrazioni locali stupisce non poco noi italiani.

Ma gli americani sono "geneticamente" insofferenti ai controlli  dello Stato centrale, ai controlli di Washington. Un sentimento nato ai tempi della guerra di indipendenza dei coloni, che hanno preso a schioppettate i soldati dell'Impero Britannico, la madrepatria che pretendeva pesanti balzelli dal loro lavoro nel Nuovo Mondo.

Negli Stati Uniti, l'autonomia delle amministrazioni locali dal Governo centrale è considerata uno dei dati fondanti della nazione, una realtà sacrosanta, intoccabile e non discutibile.


Insomma, tempi duri, questi, per Donald e le sue guerre.

Trump che vede allontanarsi anche la sua proposta più populista e propagandistica: il muro lungo il confine fra gli Stati Uniti e il Messico
Che oggi le voci più ottimistiche indicano che costerebbe qualcosa come 66 miliardi di dollari
Un costo enorme per i contribuenti. 

Proprio in questi giorni Kellyanne Conway, consulente del Presidente Trump, ha ammesso che "non ci sono le condizioni politiche per far rientrare la proposta nella legge di bilancio al voto questa settimana".
Se ne parlerà - eventualmente, ha detto - più avanti.

Eventualmente, appunto.



© dario celli. Tutti i diritti sono riservati

8 commenti:

  1. Iniziavo a temere il peggio per questo blog. Mi fa piacere rivederla all'opera.

    Veniamo all'articolo: fondamentalmente, leggendo e guardando la distribuzione delle città santuario e dei college che accettano studenti senza documenti, gli USA restano una nazione spaccata in due.

    Nel senso: mi pare di capire che, salvo qualche raro caso, negli stati che alle scorse elezioni hanno visto vincere la Clinton, si faccia qualsiasi cosa legalmente possibile in chiave anti-trumpiana.
    Cosa che invece non vale nella profondissima america.

    Solita storia insomma: america spaccata in due. Che ne pensa?

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    1. Mah. più che altro mi sembrano equamente distribuiti, dal punto di vista geografico.
      D'altronde non dimentichiamo mai che, pur avendo vinto le elezioni ed essere stato legittimamente eletto Presidente, Donald Trump ha avuto 2.865.075 voti IN MENO di Hillary R. Clinton.
      Che gli Stati Uniti siano "spaccati in due" è abbastanza vero: come sempre, come risulta praticamente da ogni elezione Presidenziale.

      d.

      P.S.: ho sorriso quando ho letto la tua frase "iniziavo a temere il peggio per questo blog"...

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  2. Anche io sono molto contento di questo nuovo post... lo attendevo da tanto... Questi Americani mi stupiscono... talvolta mi lasciano interdetto per le loro politiche sulla diffusione delle armi e sul wellfare, così lontane dalle ideologie del vecchio continente, e poi tirano fuori questa determinazione, poi su un argomento certamente non facile come l'immigrazione, che forse nella vecchia Europa farebbe anche bene. D'altronde gli americani non sono forse un intero popolo di immigrati e forse proprio per questo così vivace e ricco?
    Enzo.

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    1. Esatto, Enzo.
      La penso esattamente come te.
      E per il resto, come ho scritto altre volte "l'America è sempre lì pronta a stupirci e a prenderci in contropiede...".

      Grazie per essere un lettore fedele, Enzo!
      Ti prometto che cercherò di darmi n po' più da fare!

      d,

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  3. Anche il campus dell'universita` dove insegno e` cosi`: non vorrei dire, ma lo sono quasi tutte..esclusa una di sicuro.....;-)

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