PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

mercoledì 24 giugno 2015

L'ultimo conto di Mike

Poi è venuto il momento del conto...
Un momento spesso "delicato" per una cameriera che lavora in un ristorante vicino a Time Sq, sempre pieno di turisti.

Perché Rosy è  abituata ai soliti turisti europei (soprattutto italiani e spagnoli, ma anche polacchi, greci e portoghesi) che ogni volta tentano di fare i furbi facendo finta di non sapere che negli Stati Uniti la "tip" (la mancia del cliente) è davvero una parte "integrante" dello stipendio di un cameriere. E che non è una  specie di "miseisimpaticaguardacomesonogentile" che dipende anche dalle monete che si ha in tasca, ma una precisa percentuale del conto. 

Un fatto che spesso noi italiani non riusciamo proprio a capire. Tanto che, quando ci presentiamo in un ristorante spesso ci viene consegnato il conto con la "tip" già inserita.

Quante volte negli Usa mi è capitato di assistere a scene di camerieri che, letteralmente, rincorrono per strada italiani che hanno sì pagato il conto, ma senza lasciare la "tip", la mancia...
Che figura di merda.

Nello Stato di New York, calcolare la percentuale (minima) da destinare alla mancia/servizio per il cameriere è semplice: essendo le tasse di quello Stato al 8,75% (avete letto bene, l'Iva è all'ottoesettantacinquepercento!), per calcolare la mancia basta sostanzialmente raddoppiare la voce "tax" già segnalata nel conto, aggiungendo "qualcosa".

Io, comunque, per non sbagliarmi e per non fare figure "barbine", preferisco avere sempre nel portafoglio la "tip table"...
... una tesserina comprata nel reparto cartoleria di un grande magazzino dove, come potete vedere, è già stato calcolato il 15 e il 20% di un ipotetico conto che va da 1 a 50 dollari.
La soluzione perfetta per chi non è bravo in aritmetica.

E' per questo motivo, appunto, che in alcuni scontrini viene già stampata, suddivisa in tre tipologie, l'ammontare della mancia "consigliata".

E infatti, lo scontrino che Rosy stava consegnando al suo cliente (un conto di $43,50) suggeriva la mancia "normal" (15%) da $5.99;
quella "great!" ("ottimo!", 18%), da $7.19;
infine quella "wow", una mancia speciale del 20%, da $7.99.

Ma quello che Rosy aveva davanti era una sua vecchia conoscenza, un cliente abituale: Mike.
Era un attore che da quasi un anno frequentava praticamente ogni giorno il ristorante dove Rosy lavorava, visto che lui recitava in uno dei tanti teatri della zona di Times Sq.


Un cliente con il quale col tempo - come spesso succede in questi casi - lei si era confidata, raccontando giorno dopo giorno la sua vita non facile.
Un marito con un lavoro saltuario, un bambino, i propri studi da pagare e uno sfratto.
Un fottuto, terribile, sfratto.

Lui l'aveva anche invitata più volte a vedere il suo spettacolo: alla cassa del teatro c'erano due biglietti, per lei e suo marito.
Ma lei niente.
Aveva sempre da fare: il bambino, il marito, studiare. E poi quello sfratto.
Quel fottuto, terribile, sfratto che incombeva sulla sua testa.
Non aveva quasi mai un momento di respiro.

E ormai non ce n'erano più di repliche: le date di New York dello spettacolo di Mike erano finite.

Insomma, come vi ho detto, anche in quell'ultimo giorno Rosy consegnò a Mike il conto, quella volta, di 43,50$ pari a 38,96€.
Lo lasciò sul tavolo, dentro all'astuccio dove il cliente può lasciare i contanti o la carta di credito. Come sempre, poi, sarebbe tornata dopo qualche minuto a prendere la carta con la quale Mike pagava sempre il conto.
Il suo ultimo conto in quel ristorante.
Nel ristorante di Rosy.
O meglio, dove lavorava Rosy...

Ma quello che accadde non fu affatto "come sempre".

Lo scontrino sul quale il cliente aveva scritto anche l'ammontare della "tip", era lì, sul tavolo.
Ma quando Rosy vide la "tip", le venne un colpo.

A quella cosa, lei, no, non era pronta.
Cioè, nell'ambiente si era sempre favoleggiato su mance fuori dall'ordinario lasciate da clienti generosi, ma lei aveva sempre ritenuto, quelle, leggende, appunto.
Leggende metropolitane. 

E infatti subito pensò di aver letto male, e per questo si era stropicciata gli occhi.
Poi inforcò gli occhiali, allontanando e avvicinando ripetutamente lo scontrino per leggerlo con attenzione, per osservarlo meglio. 

Poi si arrese.

Per la miseria!
Per tutti i fottuti Paperoni d'America!
Per tutti gli spilorci d'Europa, che non lasciano mai la mancia!
Quello non era un errore! 
No, non lo era proprio...
C'era scritto chiaro e tondo.
Mike, non aveva infatti scritto solo il totale, ma aveva anche specificato il singolo ammontare della "tip", della mancia.

3000,00 dollari!
Tremila dollari di mancia! 
Qualcosa come 2634 €uro e 40 centesimi!

E no, non era un errore, anche perché sul retro dello scontrino, Mike aveva anche scritto una lunga spiegazione.










"Ti ringrazio per la tua gentilezza e la tua umiltà", aveva scritto.
"Mi hai ricordato un mio insegnante del college che ha dovuto affrontare un'esperienza terribile: la morte del proprio figlio di 22 mesi...".

Fu proprio quell'insegnante, racconta Mike nello scontrino, che lo avviò alla pratica del "To pay it forward""pagare prima", e cioè "pagare in anticipo" il conto di qualcun altro che ne avrebbe avuto bisogno.


"E' una pratica - ha lasciato scritto Mike - che da allora mi è rimasta in testa".
E nel cuore, aggiungerei io.

Poi c'erano istruzioni precise.
"Ti chiedo solo
1) di andare sul sito ReesSpechtLife.com  e leggere cosa c'è scritto
2) Non far finire la catena 'To pay it forward' con te
3) Dal momento che non è una mia o una tua idea, non pubblicizzare la tua iniziativa con il mio o con il tuo nome.
Grazie di tutto.
E spero che un giorno qualcuno ti darà tanto amore e tanta felicità come hai diritto".

Il nostro Mike non scrisse il nome di quel professore, ma ora sappiamo che si chiama Richard Specht e che insegna Scienze alla Smithtown Central School, nello Stato di New York. 
Fu lui - che qui vediamo sorridente e felice insieme alla moglie Samantha Specht prima della tragedia che li avrebbe travolti di lì a poco - a fondare la "ReesSpecht Life".
Entrambi insegnanti, avviarono questa "catena di solidarietà"  dopo la morte del loro piccolo Richard Edwin-Ehmer, avvenuta durante un incidente stradale nei giorni dell'uragano Katrina.
Il piccolo "Rees", che finì di vivere a soli 22 mesi.
A nemmeno due anni, cazzo...

Diffondere "Random Acts of Kindness", è scritto nell'atto di fondazione: "Atti di gentilezza casuali". 
Ecco lo scopo principale dell'associazione. 

Come quella, appunto, di "pagare in anticipo", o di donare inaspettatamente piccole somme di denaro a chi ne ha bisogno.
Magari proprio quando ci è andato bene qualcosa...

Un'idea che, silenziosamente - con il passaparola e con bigliettini come quello del nostro Mike - ha iniziato a prendere piede in America incoraggiando le persone a rispondere alle buone azioni senza motivo con un'altra buona azione.
Anche questa senza motivo, ancor più casuale.

Una sorta di "catena di buone azioni senza motivo" che hanno come beneficiarie persone estranee, sconosciute.
Piccoli gesti gratuiti ed inaspettati: come dare i 5 dollari mancanti alla persona in coda alla cassa che non sa come fare.
In Italia, a Napoli soprattutto, in qualche bar sopravvive ancora la pratica del "caffè sospeso" (ma anche della pizza e del biglietto della metro...): lasciare alla cassa, cioè, un caffè pagato per il primo sconosciuto che ne avrà bisogno o che comunque lo chiederà.
Pratica che - partita da Napoli - nel tempo è dilagata in Francia, in Spagna, in Svezia, arrivando financo in Australia e negli Stati Uniti, appunto.
Una cosa del genere, infatti, un bel po' di anni fa l'ho vista anche in un locale di Manhattan, nel Village.

"Rosy" (il suo nome me lo sono inventato, come quello di Mike), lo ha promesso.
Non si dimenticherà mai di quello che le è accaduto. E restituirà in qualche modo, appena potrà e per quanto potrà, questo piccolo miracolo terreno che l'ha investita.

"Se tanta gente di poco conto,
in luoghi di poco conto,
facesse cose di poco conto,
la faccia del mondo cambierebbe".

La morale, in fondo, sta tutta in questa frase che lessi, una quarantina di anni fa, su un tavolo, nella sede di un gruppo che negli anni '70 era in Corso San Maurizio 27, a Torino.
Ai tempi in cui mai (e poi mai...) avrei immaginato di arrivare ad amare così tanto gli Stati Uniti d'America.

Ma questa, davvero, è tutta un'altra storia.


© dario celli. Tutti i diritti sono riservati

7 commenti:

  1. grazie , è sempre un piacere leggere la tua America !

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    1. Una Cibalgina ogni tanto è sempre utile...
      Grazie per essere passata da qui.
      Continua!

      d.

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  2. Una storia alla Favoloso Mondo di Amelie

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    1. Già!
      Accadono strane cose nel Paese dove abiti...
      :-)

      d.

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  3. Diffondiamola la gentilezza, che diventa contagiosa

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  4. Una storia bellissima!
    Che tristezza però i turisti che non lasciano la mancia, lo sanno tutti che funziona così.

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