PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

giovedì 25 settembre 2014

L'America vista da loro...


Il gioco è iniziato con la tiritera dei dieci libri che più hanno lasciato un segno dentro di noi, e poi - via via - si è trasformato, allargandosi.

Qualche expat (gli espatriati, le espatriate) si è poi divertito/a a unirsi a questo gioco, parlando delle differenze che ha trovato fra l'Italia e il nuovo Paese che lo ospita.
E allora ho voluto chiedere ad un po' di amici italiani di età differenti, e che vivono negli Stati Uniti, di regalare a tutti noi di Aria Fritta un quadro degli Usa, un'opinione sulla loro vita negli Usa, da un punto di vista "italiano".


Insomma, la domanda che ho posto è stata:

Quali sono le cose che più ti hanno colpito degli Usa e che ti hanno lasciato il segno?


Renata




















1) Il profondo rispetto delle regole, il senso civico. 
E' la prima cosa POSITIVA che è saltata all’occhio mio e dei miei figli: che abbiamo trovato qui.
In auto tutti rispettano il Codice della Strada, i limiti di velocità;
non vengono buttate cartacce in giro, i marciapiedi non sono costellati di “ricordini” dei cani, il verde pubblico (giardini e parchi) è rispettato e ben tenuto
E’ una cosa che, tornando in Italia ogni anno, noto sempre di più.

2) Le bandiere. Sono OVUNQUE. 
Davanti alle case private, davanti ad ogni edificio pubblico, c’è sempre una bandiera americana che sventola. La ritengo una cosa positiva perché fa capire il rispetto e l'amore che gli Americani hanno per il loro Paese

2bis) L’inno nazionale
Noi italiani lo sentiamo solo in occasione di partite della nazionale; qui viene cantato all’inizio di ogni incontro sportivo. Anche durante la finale (qualsiasi sia lo sport) dei ragazzini di paese.

3) Gli spazi immensi
A parte Manhattan, a New York, - che sorge su una penisola e quindi ha spazi limitati - e forse anche San Francisco, la vera America sorge, vive e si sviluppa in ampi spazi: villette mono-familiari, edifici bassi, strade larghe, prati, giardini, parchi, interi boschi ben curati in città o appena in periferia. 
A perdita d’occhio...
I lati negativi

4) L'offerta, in continuazione, di junk-food, di cibo spazzatura, che provoca un'obesità dilagante. 
Io magra non sono: proprio no. Ma qui IO SONO magra. 
E quello che noto è che più è basso il ceto, più sono sopvrappeso. Questo perché costa meno andare a mangiare patatine fritte e hamburger, che farsi il pasto a casa.

5) La superficialità delle relazioni
Anche se questo non l'ho capito subito, devo ammetterlo, ma solo dopo un po’ che ero qui. 
Qui non è difficile far nascere nuove relazioni (gli americani sono molto gentili e cordiali): ma è difficile far crescere e mantenere salde, queste relazioni.

6) Gli americani non camminano.
Corrono, fanno tanti sport, ma non camminano
Addirittura, quando ti allontani dal “downtown”, dagli isolati dove sorgono gli uffici del centro, non esistono nemmeno più i marciapiedi. 
E’ tristissimo.

Giorgio



1) Da emigrante italiano negli Usa, la prima differenza che mi viene in mente è la precarietà del lavoro.
Paradossalmente, e al contrario di quel che si pensi, c'è molta meno precarietà negli Stati Uniti
Pur essendoci condizioni e regolamentazioni sul lavoro diverse dall'Italia, il trattamento della persona è decisamente differente, e la differenza credo sia tutta in favore dell'America.

2) Negli Stati Uniti c'è più rispetto per la legge e per la cosa pubblica da parte dei cittadini. 
Ci si sente consapevolmente più coinvolti, quando si va a votare.

3) La naturalezza nei rapporti multietnici e multiculturali. Vivendo in America si ha la consapevolezza che le distanze della Terra, tra i popoli, sono molto piccole.

4) Negli Stati Uniti si ha la sensazione che tutto sia ancora da fare, da dire, mentre in Italia sembra che tutto sia stato già fatto e non c'è più nulla di nuovo da dire.
In America ho la sensazione di vivere il momento, mentre in Italia il contatto con la realtà mi sembra molto relativo.
In Italia ci sono troppi riferimenti al passato e troppa burocrazia.

5) In America la fila si rispetta, e qui i diritti e i doveri non si discutono.

6) L'Italia parla a se stessa: meriti e bellezze appartengono alla natura e al passato degli italiani, quando italianità significava qualcosa.
A mio parere, da parecchi decenni siamo, purtroppo, in decadenza come valore di uomini e cose.

7) Quella italiana e quella americana sono due culture differenti.
E di quella americana preferisco il giusto valore che dà alle cose, come per quanto riguarda lo sport.
In Italia c'è troppo spesso la tendenza di andare oltre il lecito.

8) Tra America e Italia? 
Io preferisco vivere in America e tornare a morire in Italia.
Se avrò la fortuna di essere io a decidere...


Donatella


1) La cordialità delle persone. Lo sconosciuto che incrocia il tuo sguardo, al 90% ti saluta e, se ti conosce anche solo di vista, ti chiede "How are you?" ("Come stai?").
Il che mi fa sempre andare in crisi: insomma, devo rispondere solo "Fine, Thanks!" ("Bene, grazie!"), oppure devo anche  aggiungere "And you?" ("E tu?"), rischiando di portare avanti questi saluti preliminari all'infinito? 

1bis) Le persone che si fermano per strada per offrirti il loro aiuto se ti vedono in difficoltà; e quelle - donne ovviamente - che ti fanno i complimenti per come ti vesti o per dirti "I love your shoes!" ("Adoro le tue scarpe!") o la borsa, o la gonna... E sì che io non sono certo una che si sbatte molto per essere alla moda! 

2) Guidare, e ne avevo tanta paura! 
Nel bene, perché negli Usa tutti guidano in modo ordinato e rispettoso delle regole e dei limiti di velocità. 
Insomma, l'ambiente che ti circonda mentre sei alla guida ti costringe a non fare l'italiano "medio": quello che suona il clacson a chi si ferma con l'arancione, o quello che fa "il pelo" ai pedoni che attraversano la strada (che attraversano sempre rigorosamente sulle strisce). 
Anzi, qui è tutto un "prego, prima lei", "ma si figuri", "ma ci mancherebbe!"

Il lato negativo è che tutti messaggiano con il telefonino mentre guidano, cosa che in Florida, ovviamente, non è permesso. Ma anche se lo fosse, sarebbe lo stesso grave.

3) La comunicazione tra scuola e genitori: essendo qui le scuole enormi con migliaia di alunni, la comunicazione è organizzata e molto ben articolata

Impossibile non sapere cosa accade a scuola o cosa ha fatto o non ha fatto tuo/a figlio/a. Un genitore è praticamente accerchiato: mail, sms, messaggi vocali registrati, comunicazioni cartacee, "conference". Impossibile dire, poi,  "non lo sapevo"

4) Il cattivo gusto nell'arredamento: (è un mio giudizio personale, ovvio) e il pressapochismo e la velocità con cui fanno case e mobili (e altre cose). 
Per trovare quattro mobili da mettere in casa ho dovuto trovare un compromesso con la mia voglia di modernità. Oddio, magari i mobili moderni si trovano pure, ma a dei prezzi esagerati. Almeno in Italia se vuoi una schifezza di qualità ma moderna i posti dove andare ci sono. Qui è il tripudio del "classico", anzi, del finto classico, del vecchiume. Diciamo che ho ripiegato sul meno peggio. 
E i mobili sono fatti di cartone. Meglio non aprire troppo spesso i cassetti. 

Le case le tirano su in una settimana: qui, di fuori mattoni, e dentro in cartongesso. Il pavimento del primo piano è in legno tanto che quando mio figlio salta giù dal letto ho paura di ritrovarmelo direttamente in soggiorno! Pure il tetto è sempre in legno e io mi chiedo: testine, se questa è una zona di uragani, non ci arrivate che il tetto è il primo che viene spazzato via? Gli interni sono molto "alla buona" e mi sa che non usino "la bolla" per fare i muri dritti! 
Sulla moquette dappertutto non ho commenti da fare: solo parolacce.

5) La cura della città e il rispetto della cosa pubblica. Da quando sono qui non ho ancora visto una casa, un negozio, una chiesa, un "urgent care" (Guardia Medica, Pronto Soccorso), o qualsiasi altro edificio, con un pezzo di intonaco scrostato, una scritta fatta da vandali, una tegola rovinata... Nulla.
Nulla di nulla.
Tutto sembra sia sempre perennemente nuovo, nonostante le piogge torrenziali che, nella stagione delle piogge (in questo periodo, NdA) possono essere veramente intense, e che un minimo di usura dovrebbero causarla. 
Forse c'è qualche omino che passa di notte a pitturare e a mettere a nuovo!!

Ogni giorno rimango shoccata da qualcosa: direi al 98% positivamente, al 2% negativamente.

Marco








                                                                    
















1) Il fisco e la burocrazia in genere. Qui negli Usa è decisamente tutto molto più snello rispetto all'Italia.
2) La pulizia ovunque, e la voglia di mantenere tutto pulito.
3) Il rispetto per gli animali (almeno in senso generale, poi gli imbecilli sono ovunque), ma qui si va in galera davvero per un maltrattamento qualunque contro un animale.
4) Se sbagli, paghi, non lasciano correre: devi farti perdonare, in un modo o in un altro, a seconda del tipo di errore.
5) Tutti rispettano la legge, ad eccezione di quelle stradali (almeno qui in Nevada): "la rotonda, questa sconosciuta", tanto per dire; superarla indenni è quasi una lotteria.


Alessia 


  











1) La dimensione delle auto e, di conseguenza, delle corsie delle strade e dello spazio a disposizione per parcheggiare.

2) Le dimensioni dei piatti e le porzioni giganti al ristorante (nonché i bicchieri da mezzo litro!).


3) Lavatrici ed acqua che non lavano.


4) I pomodori (ma anche altra frutta verdura) che, nel 
  99% dei casi, non sanno di niente.


5) Gente che non ti conosce e ti saluta includendo il "come stai?". Che, se poi rispondi davvero e dici davvero come stai,  ti guarda preoccupata come se fossi pazza (qui a New Orleans però non succede, 
forse perchè siamo tutti un po' pazzi in partenza!).



Sabatino

                                  

1) L'efficienza dei servizi: bancari, postali, motorizzazione.  Qui vai in un'autoconcessionaria e dopo 3 ore esci con un veicolo nuovo targato. 

2) Gli ospedali, e non solo quelli privati: davvero tutta un'altra cosa.


3) Le persone anziane attive, che lavorano: e ho parlato con molti di loro e non lo fanno tanto per una questione di necessità. La trovo una cosa positiva perché in Italia, dopo i 40 anni, non trovi un lavoro nemmeno per aggiustare gli scaffali nei market! 


3) L'organizzazione della città e la pulizia nelle strade.


4) L'opportunità di poter comprare qualsiasi cosa a qualsiasi ora. 


5) Le banche sempre a disposizione del cliente.


6) Qui ci sono tante persone ricche sfondate ma sono talmente umili che sembrano comuni mortali. E questo mi fa impazzire.


7) Per le strade non vedi un venditore abusivo!


 Claudia

1) Il profumo di cibo fritto all'arrivo in aereoporto. Poi con il tempo ci si abitua, ma la prima volta fa proprio impressione. Sarà a causa del lungo viaggio, dell'arrivo ad un'ora in cui il corpo reclama già un letto e non da mangiare: ma quell'odore forte di fast food è veramente un pugno nello stomaco! 

2) Le donne per strada, durante l'intervallo per il pranzo con il tailleur, i collant color carne e le scarpe da ginnastica. 
Una donna italiana avrebbe la tuta nel cassetto della scrivania e se proprio sentisse la necessità di fare esercizio (ma io non ne ho mai viste), si cambierebbe, oppure uscirebbe sui tacchi da 10 cm. Della serie: mai rinunciare allo stile! (Che poi i collant color carne debbano essere dichiarati fuorilegge, quella è un'altra storia...).

2) Telefonare alle 10 di mattina o alle 4 di pomeriggio , chiedere di parlare con una persona e sentirsi rispondere: "E` assente per il lunch"

Ma a che ora mangiano qui?

3) Essere invitati da amici alle 5 di pomeriggio del venerdi per un "party" ed essere a casa alle 21
Si` e` vero che qui negli Stati Uniti le giornate iniziano prima, ma il giorno dopo è il fine settimana! 
Ah no, dimenticavo! C'e` la partita di football, soccer, baseball, l'allenamento di nuoto alle 7 di mattina del sabato.

4) La profusione di sorrisi e complimenti della gente per strada: un sorriso, incrociandosi, non si nega a nessuno.

Se poi si è vestiti bene, si ha un cane al guinzaglio o un bambino nel passeggino, giù profusione di "oooh", "aaah", "che bello!", "dove l'hai comprato??" (il vestito, non il cane o il bambino...).
Venendo io dal Piemonte, dove NESSUNO fa complimenti a persone che conosce - e tantomeno a chi non si conosce -, lo shock ed il sospetto ("Mi sorride? E che diavolo vuole questa/o da me??") sono in agguato.

Fabio
                                                               
1) Forte senso del dovere. A differenza di come siamo abituati noi italiani, in particolar modo al sud dove ho vissuto fino al mio trasferimento a New York, negli Usa la gente pensa innanzitutto al lavoro. Solo se resta del tempo, allora, ci si permette di riposarsi o divertirsi.
Ma, di certo non pensa neanche lontanamente a farsi una serata in discoteca e poi il giorno dopo dire: "Sono troppo stanco e non vado a lavoro!"...

2) Educazione. Tranne casi ovviamente sporadici, sia in macchina che a piedi o sulla metro resto scioccato dall'educazione di questo popolo: nei mezzi pubblici la gente si alza per lasciar posto a persone più anziane senza farselo dire nemmeno una volta; in auto rispettano tutti i segnali stradali a ti viene la precedenza quando ne hai diritto; c'è assoluto rispetto per i pedoni. 


3) Quello che non riesco proprio a capire e non mi dà pace, è l'aria condizionata: fuori ci sono 35° con il 90% di umidità e gli americani cosa fanno? Sparano l'aria gelida. Nei negozi sembra quasi essere sempre a Natale. Della serie: se non ti ammali ora, non ti ammali più.

La cosa più assurda è che sparano l'aria condizionata gelata "a tremila" anche quando fuori ci sono 13°... 

4) Sono invece restato deluso, molto deluso, dagli italo-americani. Evitateli: sono la peggior razza di migranti. Forse sarò stato sfortunato, ma io ho incontrato spesso solo sfruttatori e disonesti che non fanno mai nulla per nulla.

State certi: se vi faranno un favore, prima o poi, vi presenteranno il conto chiedendovi qualcosa in cambio. 
Se si tratta di lavoro, vi diranno, specialmente se sei italiano:  "E' dura? Ah, ora è niente: sapessi come andavano le cose 30 anni fa, quando sono arrivato io!".

5) Arriva il venerdì e il titolare, prima di andare via, ti da l'assegno nella busta insieme un foglio con la scritta "great job!" ("ottimo lavoro!")... 
Sono cose, queste, che ti fanno venire voglia di andare la lavoro!

Carla










1) La società multirazziale.

2) Si fidano della tua parola.


3) Sono competitivi.


4) Acquistano una casa per poi rivenderla dopo un mese senza averne un'altra a disposizione dove andare a vivere. Tanto ci sono gli hotel!


5) Persone anziane (anche 80enni!) che lavorano.


6) Ti può capitare che ti venga chiesta per strada una sigaretta e che in cambio ti venga offerto un dollaro.


7) I fumatori sono pochissimi.


8) I milioni di uova e di ali di pollo che si consumano ogni giorno.


9) Gli americani non sanno fare la cioccolata calda: provano con acqua e cacao!


10) Sono incredibilmente ospitali. Pensi sempre che ci sia qualcosa sotto...


11) La prima bottiglia di vino del giorno viene aperta alle 4 del pomeriggio.


12) Giovani e anziani praticano sport tutti i giorni, anche nel fine settimana.


13) Impazziscono per la pasta Alfredo. Ma chi cavolo era 'sto Alfredo??


14) Non rinunciano alla tradizione del barbecue nel weekend: sono lunghi quanto la notte di capodanno.


15) La Polizia: è sempre dietro l'angolo, anche se non la vedi.


16) Al ristorante, quando qualcosa non ti piace tanto e la avanzi quasi intera, il cameriere o la cameriera non ti chiedono solo se per caso non hai gradito qualcosa, ma ti chiedono se vuoi un altro piatto in cambio.

Gratis, ovvio.


© dario celli. Tutti i diritti sono riservati

9 commenti:

  1. Leggendo gli altri poi vengono in mente altre cose. Tutte più o meno vere: tutto dipende dal luogo e dalla fortuna a volte. Io ad esempio dagli italo-americani ho ricevuto molto.

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    1. Grazie della precisazione! Forse è la vita di una grande metropoli come New York che rende tutto più complicato...
      "The rat race", mi pare si dica.
      Tutt'un'altra cosa, vivere altrove negli Usa, credo...

      Il dibattito è aperto!


      d.

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  2. Ha ragione Renata: leggendo ne vengono in mente altre! :-) Un abbraccio ad entrambi!!!!

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  3. analisi perfette

    ma ci sta pure il nostro grande giorgio

    ciao cristian

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  4. Analisi perfette, in molte delle quali mi ritrovo completamente. L'unica cosa che mi stupisce e' che nessuno abbia citato l'onnipresente fascinazione per le armi e la triste vicenda degli "incidenti", se cosi' vogliamo chiamarli, - domestici e non - che accadono continuamente negli USA a causa di esse (e che, fortunatamente, in Europa sono di gran lunga inferiori, se non pressoche' inesistenti).

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    1. Ma, sai... Se a nessuno di loro è venuto in mente di accennare alla questione "armi" potrebbe significare che nessuno ha avuto a che fare ( per fortuna...)con quella realtà...

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  5. Sai, Dario, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca (di cui sono sicuro sarai a conoscenza) e' un po' difficile non avere a che fare con quella questione, anche se in modo piu' mediato magari (in alcuni stati, vedi PA, basta andare in un Walmart per imbattersi nell'area dedicata alla vendita delle armi da fuoco). Semplicemente si sceglie, in molti casi e piu' o meno consapevolmente, di rimuoverla dalla coscienza attiva, di conviverci non pensandoci. Sono contento che nessuno degli expat italiani (per fortuna) abbia avuto a che fare direttamente con quella realta' e non potrei augurare loro niente di diverso (ci mancherebbe). Noi, purtroppo, vivevamo a 35 minuti da Newtown, e mia moglie nei mesi successivi all'evento ha fornito supporto psicologico-terapeutico ad alcune delle famiglie di quella cittadina. E' un'esperienza che difficilmente dimenticheremo.

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    1. Posso immaginarlo: ma ti assicuro che nessuna delle persone di cui ho raccolto la testimonianza (e che abitano nei luoghi più diversi degli Usa) ha fatto accenno alla questione...
      Fondamentale è dire, d'istinto, ciò che ti viene in mente, senza star lì a pensarci su troppo, perché La verità (di quel che si sente...) viene sempre fuori d'impulso.
      E questo è quello che è venuto fuori dalle impressioni degli amici americani.
      Ed è la cosa più importante.

      E, personalmente, ne sono contento.

      d.

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