PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

martedì 25 dicembre 2012

Il sorriso di Carla...

(14 novembre 2012:
"... La lasciammo così: io come un padre ero un po' preoccupato perché sapevo che da quel momento sarebbe stata da sola. 
E soltanto chi è stato all'aeroporto di New York, agli arrivi, sa qual è il livello di grandissimo casino, di allegra gigantesca confusione che regna in ogni istante lì").




"Già, ho girato quasi un'ora, in quella bolgia infernale. Mi avvicinavo a qualunque gruppo di ragazze che vedevo... Ma niente: non era mai il mio gruppo. Mi chiedevo come potessi trovarlo, il mio gruppo, in mezzo a quel casino incredibile. Mi concentravo su chi aveva un cartello in mano, ma niente: non riuscivo proprio a notare nessuna persona con il cartello 'Au pair in America'".
Non solo: secondo me, Carla, aveva una - comprensibilissima - paura boia.

Lo ricordo benissimo il suo sguardo impaurito, appena mascherato dall'orgoglio di giovane sarda, quando la salutammo all'aeroporto... D'altronde come vi sentireste voi, a vent'anni o poco più, nell'area arrivi di un'aerostazione straniera - anzi al Jfk di New York, dove vi passano centinaia di migliaia di persone al giorno! - ed essendo in quell'aeroporto, in quella città, in quella nazione, per la prima volta...

Siamo esattamente nello stesso luogo dove ci siamo conosciuti, all'Aeroporto di Fiumicino, q
uesta volta alle partenze nazionali. Ma oggi, Carla, è irriconoscibile.
Quanto sorride, quanto freme...
Sta facendo una sorpresa alla famiglia: è appena atterrata 
da Philadelphia senza che loro lo sappiano, tempo un'ora e partirà per la Sardegna dove resterà per una decina di giorni, per passare il Natale "a casa".

Ma se l'altra volta, quando in lacrime partiva per il suo primo soggiorno americano, Carla quasi non parlava, questa volta Carla - la stessa Carla, quella de "Le lacrime di Carla" ! (cliccare sopra alle parole per leggere...) - pare un "fiume in piena".
E non certo fiume di lacrime.

E chi riesce a fermarla? Sta in silenzio solo per addentare la sua prima brioche al cioccolato italiana, dopo più di tre mesi, che le ho preso ad uno dei bar dell'aeroporto.
E riprendiamo il nostro racconto da dove ci eravamo lasciati...

"Ad un certo punto l'ho vista, la ragazza con il cartello e con la maglietta di 'Au pair in America', e con lei le altre ragazze. Avevamo più o meno tutte la stessa faccia: un po' perse, vagamente spaventate, dall'espressione interrogativa...
I primi tre giorni siamo state nel quartier generale dell'organizzazione, a Stamford, in Connecticut.

Tre giorni in cui ci hanno spiegato cosa ci saremmo trovate davanti, come rapportarsi con la nostra 'famiglia' americana, con i bambini, consigli su come conquistare la loro fiducia, come affrontare le difficoltà, come portare i bambini in auto... 
... come saper far fronte a piccole emergenze, partendo dalla più classica, quella del boccone 'andato di traverso'.

(Thank's Wsj.net)
E tutto in inglese!
Mamma mia, non capivo nulla! Nove ore durissime, intense, piene di cose da memorizzare, istruzioni e consigli da imparare a memoria.
'Come farò mai?' mi chiedevo...
Ricordo che una volta sono uscita da sola, lì a Stamford, e mi sono quasi subito persa.
Tre giorni duri, pieni di cose nuove, fianco a fianco a ragazze sconosciute. Sembra una barzelletta, ma in camera eravamo in tre: un'italiana - io - una tedesca, un'israeliana. Quasi non ci siamo rivolte la parola, in quei primi giorni: ora, invece, sono le mie migliori amiche 'americane' ".

Poi, il penultimo giorno, la programmata "gita scolastica" a New York, a Manhattan, 56 chilometri.
"E in meno di un'ora mi sono sentita mancare il fiato...".


Come posso descrivere gli occhi di Carla, "il sorriso di Carla", mentre mi parla? Per quanto io mi sforzerò - pensavo mentre lei, "inarrestabile fiume in piena" mi parlava senza prender fiato - non ce la farò. 


Già, New York fa sempre un gran bell'effetto: è tutta lì, davanti a te, luccicante, affascinante e anche un po' ingannante: se poi, come ha fatto Carla, si fa anche il tour New York by night...



Un'utile iniezione di energia prima di partire per Philadelphia, la sua destinazione.

Poi mi parla della sua "famiglia ospitante": lui ingegniere, amante del canottaggio, dimensioni "americane", lei insegnante universitaria. E i tre bambini ("Sono splendidi!") di 2, 5 e 7 anni.
Mi parla della prima volta che ha guidato in America, delle tre multe che si è presa per parcheggio mal fatto ("Qui ci sono trentamila regole per parcheggiare! Non pensavo, per esempio, che prentendessero davvero che proprio quella parte di strada dovesse essere sgombra 
per la pulizia, esattamente all'ora indicata dal cartello..."), mi parla di quella volta che con la sua "famiglia ospitante" è andata in Indiana ad un matrimonio, e si è trovata a piangere dalla commozione, alla scena dell'arrivo degli sposi in chiesa e alla loro uscita, con i testimoni schierati ai due lati...

Le chiedo se si è fidanzata, e mi fa ridere quando mi risponde "E come si fa? Ogni volta che esco, conosco un ragazzo che quasi vale un fidanzamento! E' impressionante quanto siano fighi i ragazzi americani... Ed è vero che loro hanno un debole per le italiane...".

Rido ancora quando sento che si lamenta del fatto che dalle sue parti, locali e discoteche chiudano alle 2 del mattino, e mi rendo conto di come sia piccola ("troppo piccolina..." cliccate qui) la notte, quando si è così giovani... 
Quando parla dei bambini che deve accudire - Autumn, Naha e Turner - gli occhi di Carla luccicano: "Li adoro e loro ora adorano me. Mi mancano da morire già adesso, che li ho lasciati da dieci ore... Ci sono alcune cose che mi colpiscono ancora, dopo tutti questi mesi: che quando piove vanno tranquillamente in giro senza ripararsi dalla pioggia e che già capiscono l'italiano. Anzi, qualche parola in italiano la dicono addirittura già... Quando sono partita, la piccolina mi ha chiesto, in italiano, 'Ciao, Calla! Ma... tonni, veo'?"

Poi mi parla della sua "casa americana",
e dell'educazione e della civiltà della gente.
Mi racconta di quando ha dato una sigaretta ad un ragazzo che gliel'ha chiesta per strada e del dollaro che lui voleva darle in cambio. O di quell'altro incontrato a New York, che faceva la colletta per comprarsi l'IPhone5 ("& sigarette", aveva scritto nel cartello, dove aggiungeva "Perché dire bugie?).

Mi racconta del corso di lingua che ha seguìto (pagato dalla "famiglia ospitante", "Ma la mia 'mamma ospitante' ha deciso che forse sarebbe meglio che vada a farne uno all'università... E magari lì farò anche un master...").
Mi dice che la sua "famiglia ospitante" ha pagato quasi 8000 dollari - più di 6000 euro - per averla con loro.
Mi parla di quel commesso di Prada con il quale ha chiacchierato a Manhattan, e che guadagna 5 mila dollari (3800 euro) al mese.
Mi parla della fortuna che ha avuto a trovare la 'famiglia giusta' e delle due ragazze del suo corso che invece non ce l'hanno fatta, hanno "gettato la spugna" e sono tornate a casa.

Mi parla dei colori dell'autunno americano, con quelle foglie a terra che sembrano colorate a mano...

Mi parla del fatto che a gennaio ha deciso che si iscriverà in palestra.
Mi parla dell'educazione, della civiltà e della gentilezza degli americani.
Mi parla di quella volta che ascoltava a tutto volume Ligabue in auto ("con io che mentre guidavo ballavo, saltando sul sedile, come una bambina") senza accorgersi che lì c'era il limite di 35 miglia all'ora (56 km orari); mi parla del fatto che tutti rispettano i limiti di velocità; e mi parla del poliziotto che - naturalmente - l'ha fermata... "Ero troppo presa dalla musica di uno dei miei cantanti preferiti! E poi era davvero strano percorrere le strade di Philadelphia ascoltando musica italiana!". (Ma non so dirvi se il poliziotto in questione sia stato clemente e abbia ritenuto l'ascolto di Ligabue una accettabile attenuante...).

Mi parla della nostalgia che ha dei tre bambini e del loro cane ("Avrà 99 anni!"), della nostalgia della famiglia ospitante americana e della nostalgia che là sente per la sua Sardegna quando solo ci pensa, e per la birra Icnusa, e per un panino alla mortedella, e per i suoi amici.
E per la sua, di famiglia...

Carla, ancora, non lo sa: ma è la lacerante contraddizione che vivono le migliaia di sardi sparsi per il mondo, i milioni di italiani che vivono all'estero.
E lì, in America.



E' ora di andare. E mentre ha in mano la carta d'imbarco per la sua Sardegna mi guarda e mi dice: "Dannazione, avevi ragione tu: mica so se torno più in Italia, sai? Vedrò che fare, vedrò come fare...
Io, lì, sto bene. Mi sento davvero bene... 
Io lì mi sento libera. Punto".



Proprio come aveva fatto capire quando aveva messo questa foto sulla sua pagina Facebook.

Punto.
E avanti un altro.

© dario celli. Tutti i diritti sono riservati.

19 commenti:

  1. "E allora muovi appena puoi il tuo stramaledetto culo.

    Anche l'altro giorno, quando ho parlato con lei, ho pensato a te.
    Chiedi informazioni a quel cazzo di sito.
    Chiedi a lei l'amicizia e dille che sei una mia amica.

    E' l'immobilismo italiano che (ci) uccide.

    Così quando potrai e hai finito i tuoi studi qui potrai sapere come fare, se lo vorrai fare.

    Ti ci vedo con tre terribili pargoli americani e un cagnone in una casa americana...

    :-)
    "

    grazie d. , ho deciso, me ne vado. Ora.

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  2. Che gli States non siano il paradiso in terra è ovvio, ma sia nel 2008 (tour della Florida) che nel 2011 (NYC,Niagara, Amish e Washington DC) la cara Italia non ci è mancata neanche un pò, il pensiero era solo per la vecchia mamma e la vecchia suocera che faceva da dog sitter alla nostra Stellina, un batuffolo di pelo biondo presa al canile. E nelle parole di Carla, che racconta del carattere degli americani, ritrovo la stessa impressione che abbiamo avuto io e la mia famiglia soprattutto durante il secondo soggiorno. No, il paradiso non è negli States e non è neanche in qualche sperduta isoletta della Polinesia, ma se, in qualunque posto ti trovi ti senti a casa (noi avevamo questa sensazione sia tra i grattacieli di NYC che nella placida Pennsylvania), forse è quello il posto dove fermarsi. Caro Dario, che ne dici, essere cittadini del mondo può essere anche questo? Oppure non ho capito ancora niente?

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    1. Dico che Italo Calvino scrisse: "Il luogo ideale, per me, è quello in cui è più naturale vivere da straniero".
      E che è esattamente quello che pensiamo io e te, caro Elio..

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  3. Ancora una volta grazie, caro Dario!
    Ora che sono in Italia per le feste natalizie non vedo l'ora di tornare a Montreal così come mi viene il magone al pensiero della partenza e dei saluti ad amici e famiglia!
    Pazienza, Dario, andrà bene così!

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  4. ...nessuno credo avesse il benchè minimo dubbio sul buon esito dell'avventura di Carla. E mi fa sempre più riflettere la nostra condizione .... se amiamo così tanto la civiltà, la gente, il clima, la politica di altri luoghi è perchè dove siamo, niente più ci piace, ci stimola, ci coinvolge. E allora facciamo il tifo per chi come Carla, ha "osato", coraggiosamente, sperimentare e crescere in un altro "modo".

    Ammirazione sconfinata......

    P.S.: grazie Dario per regalarci questi spunti di "dolorosa" riflessione.

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  5. Leggo solo ora ma... sono commossa e ho la lacrimuccia che scende (sarà il raffreddore?)

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    1. Credo che tu sia in ottima salute, no...
      :-)

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  6. Bellissima la storia di Carla! Mi sa che ormai anche lei e' entrata in quel circolo senza uscita che e' la vita dell'emigrato...se in piu' e' un isolano... (io sono siciliana!)

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  7. Grazie per essere passata da qui, Mel.
    Anche io leggo le tue storie, sai?
    Piuttosto: manca la tua, se non sbaglio... La racconti a me, ti va?
    :-)

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    1. :)
      perche' no! non e' chissa' che storia, ma se vuoi, lo faccio con piacere, dimmi tu come e dove ;)

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    2. Cercami su fb, clicca l'indirizzo che trovi qui (un po' più in alto) a destra, alla fine della colonna sui "diritti"!

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    3. "Clicca" nel senso di "chiedimi l'amicizia su Facebook"! Sennò come posso trovarti??
      :-)

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    4. ma non c'e' il pulsante, c'e' solo follow :/ ti ho mandato un messaggio privato, suppongo non ti sia arrivato?

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  8. Sono Marco, ho visto che hai lasciato commenti sul mio piccolo blog e te ne ringrazio. MI sono permesso di aggiungerti fra i siti amici.
    Ti ho contattato in questo modo perchè non saprei come alto fare. A presto

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  9. Ciao Dario, è da qualche settimana che seguo appassionatamente il tuo blog, oltre ad aver completamente terminato la lettura del blog di Renata, in attesa di altri pezzi a stelle e strisce.
    Innanzitutto complimenti per quello che scrivi, per me è fantastico leggere qualcosa di quel mondo che sogno da sempre e che purtroppo posso vedere solo attraverso uno schermo, nonostante mi tenga costantemente informata su tutto ciò che riguarda gli states anche grazie a voi.
    Questo post mi è particolarmente piaciuto proprio perchè anche io sono poco più che ventenne (quasi 21), e anche io spero proprio di riuscire a partire quest'anno proprio come ha fatto Carla, per un paio di anni in USA. Io però non mi sento per nulla spaventata, anzi, vorrei già essere in aereoporto a trascinare la valigia. Carla ha detto che ci rimarrà negli states, che è proprio il mio obiettivo, ma è veramente possibile? Questo programma oltre ad un'esperienza fantastica ma circoscritta ad un massimo di due anni, può riuscire a regalarti un'intera vita in quel nuovo mondo tanto agognato?
    Mi scuso per essermi così tanto dilungata ma sono veramente assetata di informazioni perchè ci voglio credere, io già ci credo in realtà, ma ho paura di dover ritornare in Italia con l'amaro in bocca e la coda fra le gambe, costretta a vivere una vita che non sento mia.
    In ogni caso grazie

    La poco più che ventenne Fiorella :))

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    1. Fiorella, grazie intanto per essere passata da qui!
      "Regalarti un'intera vita nel Nuovo Mondo"?
      "E' veramente possibile"?
      Beh, non lo so: ma intanto stare due anni ti aiuta a capire, a fare i confronti, ed in sicurezza, visto che si vive in famiglia...

      E ti aiuta a conoscere gente, magari per tornare una volta dopo da sola, magari per seguire corsi universitari, o per iscriverti ad una scuola di lingue, con il visto da studente, che dura nove mesi più uno di vacanza.

      Cara amica Fiorella, non sai quanto (affettuosamente...) ti invidio.
      Hai vent'anni. Un sacco (davvero un sacco) di vita davanti.

      Non arrenderti, né ora, né mai.
      E scrivi pure altri commenti, se ti va.
      Corti o lunghi che siano...


      d.



      P.S.: E dilungati pure ancora!!

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  10. Grazie per la tua tempestiva risposta e per i consigli, e grazie anche per l'invidia che provi, ho così tanta voglia di crescere (non di età, quella per ora va benissimo, ma nella società, voglio cominciare a costruirmi un futuro, a dirla tutta voglio cominciare veramente a VIVERE!)
    Forse sto correndo un po' troppo, farò le cose con calma e meditando, magari poi una volta lì sarò una di quelle che molla, o magari lì nemmeno ci arrivo! Un passo alla volta, il prossimo sarà incontrare e fare un colloquio con l'agenzia e poi si vedrà..
    Per quanto riguarda gli studi mi piacerebbe mooltoo seguire lì un percorso universitario (visto che oltre ad essere bella e così magneticamente affascinante, è anche molto attenta all'istruzione l'America) ma purtroppo lì anche i college pubblici costano molto, troppo, come qui le università private e anche di più, e ovviamente non me lo posso permettere e nemmeno la mia famiglia! Il mio sogno era di poter continuare gli studi dopo il liceo, ma in Italia ho perso le speranze vedendo molti, moltissimi laureati a fare lavori nei quali la licenza media basta e avanza, e molti altri disoccupati, e quindi il mio sogno di studiare medicina è partito forse per l'america, mentre io sono qui in Italia a fare lavori qualsiasi pur di non essere un peso per i miei, sentendomi questa realtà e questo paese sempre più stretto. Non voglio assolutamente passare la vita a fare un lavoro che odio solo perchè ho un mutuo e dei figli da mantenere, vorrei fare un lavoro che amo, non cerco la ricchezza o altro, ma una vita degna di essere vissuta e che regali soddisfazioni anche semplicemente nelle piccole quotidianeità.
    Per ora provo con questa esperienza, non riuscirò a studiare negli States purtroppo, ma sarà comunque un ricordo che mi porterò dietro per sempre e che sicuramente mi farà crescere e maturare.
    Grazie ancora per la risposta e le attenzioni, io intanto continuo a divorare i tuoi post.

    Fiorella

    p.s. come consigliato mi sono dilungata, a quanto pare è più forte di me!! :)

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