PERSONE CHE HANNO LETTO O CURIOSATO

mercoledì 11 gennaio 2012

Su New York, e l'aria di yoga e tango sulla riva dell'Hudson...

Come ho già scritto, chi non c'è mai stato non crederà mai che New York è forse la città più "a misura d'uomo" che io abbia mai visto: in mezzo ad una città di otto milioni di abitanti, trovano infatti i loro spazi adulti, bambini, anziani, disabili, sportivi, ciclisti, chi circola con i pattini, con lo skate, chi vuole pescare, chi vuole prendere il sole, fare yoga all'aperto o ballare il tango all'uscita del lavoro.




Oggi andiamo sulle rive del fiume Hudson, che bagna da un lato Manhattan, segnando il confine fra New York (la città e lo Stato) e il New Jersey.
C'è uno stupendo "lungofiume", soprattutto la sera, quando sono illuminati i grattacieli dell'altra riva, quella da dove il bambino Frank Sinatra stava ore la sera a guardare Manhattan, giurando a se stesso che un giorno l'avrebbe "conquistata".


Sono capitato lì un pomeriggio, ed era la mia prima volta.
Sotto gli alberi c'erano delle sedie: ne ho presa una e sono stato lì, in silenzio, a guardarmi intorno e a contemplare il panorama, seduto un paio d'ore pensando chissà a che...
O meglio: so benissimo a cosa pensavo.

Sul lungo Hudson c'è chi passeggia, da solo o con il cane, o chi fa jogging o va in bici, senza il timore delle auto. 


Qui ci sono prati perfettamente rasati che sono punto di ritrovo di coppie o di gruppi di ogni tipo.
Quel giorno ce n'era uno che si dedicava ai lavori "a maglia" - con le più esperte che affiancavano le più giovani (ma c'erano anche alcuni uomini...) - e, poco lontano, un altro gruppo che si ritrovava lì, come ogni settimana, per fare yoga.
Ovviamente aperto anche a chi volesse essere introdotto per la prima volta alla pratica. 


Rifiutata educatamente l'offerta, ho chiacchierato un po'. Sono gruppi che si autofinanziano: poca roba, tipo 5 dollari la volta, meno di 4 euro; che servono a pagare l'istruttore o a chi porta eventuale attrezzatura.


L'ora di yoga terminava giusto quando nell'aria iniziarono a diffondersi le note di un tango argentino.
Poco lontano, infatti - in fondo al molo che si vede nella prima fotografia, dopo quel gruppo di alberi - prendeva il via l'appuntamento settimanale di uno dei tanti gruppi di "tangueros" che esistono nella Grande Mela. 


Strana, splendida, città, New York: mentre la città corre, frenetica e rumorosa, sul lungo Hudson una mamma allatta al seno il figlio e guarda col sorriso chi balla il tango, mentre un'enorme nave portacontainer risale il fiume lenta, silenziosa, alle spalle dei tangheros incuranti di lei.




                                               (Cliccare sull'icona You Tube per poterlo vedere ingrandito)


"Il tango è un pensiero triste che si balla", ha scritto qui sotto Gio citando Enrique Santos Discépolo, il massimo esponente argentino dell'impegno politico del tango. 
Un "pensiero triste", sì. Ma forse, come poi ha aggiunto Giovanna, "sulle rive dell'Hudson, lo è un po' meno...".


Più in là, sullo sfondo, alle porte della baia, una donna da 125 anni alza, solenne e altera, la sua lampada "davanti alla porta dorata".





© dario celli

4 commenti:

  1. ...another reason why you falling in love with new york....

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  2. "Il tango è un pensiero triste che si balla" ma forse sulle rive dell'Hudson lo è un pò meno.

    gio

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    1. (Ti ho rubato la bellissima frase e l'ho citata nel pezzo...)
      :-))

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